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3. I TESTI
Pontificale Romano
BODCA 152-162
Dedicazione di un altare - Premesse
I. Natura e dignità dell’altare
Cristo, altare del suo sacrificio
152. Gli antichi Padri della Chiesa, meditando sulla parola di Dio, non
esitarono ad affermare che Cristo fu vittima, sacerdote e altare del suo
stesso sacrificio.
La lettera agli Ebrei descrive infatti il Cristo come pontefice sommo e
altare vivente del tempio celeste, e l’Apocalisse presenta il nostro
Redentore come agnello immolato la cui offerta vien portata, per le mani
dell’angelo santo, sull’altare del cielo (cf. EB 4, 14; 13,10; Ap 5,6).
Anche il cristiano è altare spirituale
153. Se vero altare è Cristo, capo e maestro, anche i discepoli, membra
del suo corpo, sono altari spirituali, sui quali viene offerto a Dio il
sacrificio di una vita santa. Interpretazione, questa, già avvertita dai
Padri stessi, per es. da sant’Ignazio d’Antiochia, quando rivolge quella
sua mirabile preghiera: “Lasciatemi questo solo: che io sia immolato
a Dio, finché l’altare è pronto”, o da san Policarpo, allorché raccomanda
alle vedove di vivere santamente, perché “sono altare di Dio”.
A queste espressioni fa eco, accanto ad altre voci, quella di san Gregorio
Magno: “Che cos’è l’altare di Dio se non l’anima di coloro che
conducono una vita santa?... A buon diritto, quindi, altare di Dio vien
chiamato il cuore dei giusti”.
Secondo un’altra immagine assai frequente negli scrittori ecclesiastici,
i fedeli che si dedicano alla preghiera, che fanno salire a Dio le loro
implorazioni e offrono a lui il sacrificio delle loro suppliche, sono essi
stessi pietre vive con le quali il Signore Gesù edifica l’altare della
Chiesa.
L'altare, mensa del sacrificio e del convito pasquale
154. Cristo Signore, istituendo nel segno di un convito sacrificale il
memoriale del sacrificio che stava per offrire al Padre sull’altare della
croce, rese sacra la mensa intorno alla quale dovevano radunarsi i fedeli
per celebrare la sua Pasqua. L’altare è quindi mensa del sacrificio
e del convito; su questa mensa il sacerdote, che rappresenta Cristo Signore,
fa ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli, perché lo
facessero anch’essi in memoria di lui. A tutto questo allude l’Apostolo,
quando dice: “Il calice della benedizione che noi benediciamo,
non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi
spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è
un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti
partecipiamo dell’unico pane” (1 Cor 10, 16-17).
L’altare, segno di Cristo
155. In ogni luogo, quando le circostanze lo esigono, i figli della
Chiesa possono celebrare il memoriale di Cristo e appressarsi alla
mensa del Signore. Conviene però alla dignità del mistero eucaristico
che i fedeli costruiscano, come già nei tempi antichi, un altare stabilmente
destinato alla celebrazione della cena del Signore.
L’altare cristiano è, per sua stessa natura, ara del sacrificio e mensa del
convito pasquale:
- su quell’ara viene perpetuato nel mistero, lungo il corso dei secoli, il
sacrificio della croce, fino alla venuta di Cristo;
- a quella mensa si riuniscono i figli della Chiesa, per rendere grazie a
Dio e ricevere il corpo e il sangue di Cristo.
L’altare è pertanto, in tutte le chiese, “il centro dell’azione di grazie,
che si compie nell’Eucaristia”; a questo centro sono in qualche modo
ordinati tutti gli altri riti della Chiesa.
Per il fatto che all’altare si celebra il memoriale del Signore e vien
distribuito ai fedeli il suo Corpo e il suo Sangue, gli scrittori ecclesiastici
furono indotti a scorgere nell’altare un segno di Cristo stesso;
donde la nota affermazione che “l’altare è Cristo”.
L’altare, onore dei martiri
156. La dignità dell’altare consiste tutta nel fatto che esso è la mensa
del Signore. Non sono dunque i corpi dei martiri che onorano l’altare,
ma piuttosto è l’altare che da prestigio al sepolcro dei martiri. Proprio
per onorare i corpi dei martiri e degli altri santi, come per indicare
che il sacrificio dei membri trae principio e significato dal sacrificio
del Capo, conviene che l’altare venga eretto sui sepolcri dei martiri o
che sotto l’altare siano deposte le loro reliquie, in modo che “vengano
queste vittime trionfali a prendere il loro posto nel luogo in cui Cristo
si offre vittima. Egli però sta sopra l’altare, perché ha patito per tutti; questi, riscattati dalla sua passione, saranno collocati sotto l’altare”.
Una collocazione che sembra ripresentare in qualche modo la visione
spirituale dell’apostolo Giovanni nell’Apocalisse: “Vidi sotto l’altare
le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e
della testimonianza che gli avevano resa” (Ap 6,9). Sebbene infatti
tutti i santi vengano chiamati a buon diritto testimoni di Cristo, ha
però una forza tutta particolare la testimonianza del sangue e sono
proprio le reliquie dei martiri deposte sotto l’altare che esprimono
questa testimonianza in tutta la sua interezza.
II. Erezione dell’altare
157. È opportuno che in ogni chiesa ci sia un altare fisso. Negli altri
luoghi destinati alle sacre celebrazioni, l’altare può essere fisso o “mobile”.
Altare fisso è quello che fa corpo con il pavimento su cui è costruito, ed è, come tale, inamovibile; altare mobile è quello che si può spostare.
158. È bene che nelle nuove chiese venga eretto un solo altare; l’unico
altare, presso il quale si riunisce come un solo corpo l’assemblea
dei fedeli, è segno dell’unico nostro salvatore, Cristo Gesù, e
dell’unica Eucaristia della Chiesa.
Si potrà tuttavia erigere un secondo altare in una cappella possibilmente
separata, in qualche modo, dalla navata della chiesa e destinata
a ospitare il tabernacolo per la custodia del Santissimo Sacramento;
sull’altare di questa cappella si potrà anche celebrare la Messa nei
giorni feriali per un gruppo ristretto dei fedeli. Si dovrà comunque
evitare assolutamente la costruzione di più altari al solo scopo di ornamento
della chiesa.
159. L’altare si costruisca separato dalla parete, in modo che il sacerdote
possa girarvi intorno senza difficoltà e celebrarvi la Messa rivolto
verso il popolo; “sia poi collocato in modo da costituire realmente
il centro verso il quale spontaneamente converga l’attenzione di tutta
l’assemblea”.
160. In conformità alla tradizione della Chiesa e al simbolismo biblico
dell’altare, la mensa dell’altare fisso deve essere di pietra e precisamente
di pietra naturale. A giudizio però delle Conferenze Episcopali,
può essere consentito l’uso di un’altra materia, purché sia degna,
solida e ben lavorata.
Per gli stipiti invece o per il basamento di sostegno della mensa, è
ammessa qualsiasi materia, purché degna e solida.
161. Per sua stessa natura, l’altare è dedicato a Dio soltanto, perché a
Dio soltanto viene offerto il sacrificio eucaristico. È questo il senso in
cui si deve intendere la consuetudine della Chiesa di dedicare a Dio
altari in onore dei santi. Lo esprime assai bene sant’Agostino: “Non
ai martiri, ma al Dio dei martiri dedichiamo altari, anche se lo facciamo
nelle memorie dei martiri”.
È una cosa, questa, da spiegare con chiarezza ai fedeli. Nelle nuove
chiese non si devono collocare sull’altare né statue, né immagini di
santi. Neanche le reliquie dei santi, esposte alla venerazione dei fedeli,
si devono deporre sulla mensa dell’altare.
162. Verrà opportunamente conservata la tradizione della liturgia romana
di deporre sotto l’altare reliquie di martiri o di altri santi.
Si tengano però presenti queste norme:
a) Le reliquie siano di grandezza tale da lasciar intendere che si tratta
di parti del corpo umano. Si deve quindi evitare la deposizione di reliquie
troppo minuscole di uno o più santi.
b) Si usi la massima diligenza nel controllare l’autenticità delle reliquie. È meglio dedicare l’altare senza reliquie, che riporre sotto di esso
reliquie di dubbia autenticità.
e) Il cofano delle reliquie non si deve sistemare sull’altare, né inserire nella
mensa, ma riporre sotto di essa, tenuta presente la forma dell’altare.
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