Tratto da:
Chiesa Oggi 22
Architettura e Comunicazione
Indice Nota Pastorale

Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana
Di Baio Editore

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II - L'adeguamento degli spazi celebrativi

21. Il posto del coro e dell'organo

Il coro è parte integrante dell’assemblea e deve essere collocato nell’aula, tra il presbiterio e l’assemblea; in ogni caso la posizione del coro deve essere tale da consentire ai suoi membri di partecipare alle azioni liturgiche e di guidare il canto dell’assemblea38.
È bene prevedere anche un luogo specifico per l’animatore del canto dell’assemblea. Per un miglior rispetto dei ruoli celebrativi, è bene che il coro non si collochi alle spalle del celebrante presidente, né sui gradini dell’altare antico.
Nelle chiese in cui esiste una “cantoria” di interesse storico e artistico, collocato in controfacciata o sui lati del presbiterio, essa va conservata e restaurata con la massima cura, anche se di norma non risulta idonea al servizio del coro.
Gli organi monumentali di interesse storico, specialmente quelli a trasmissione meccanica, vanno conservati, restaurati con ogni cura e utilizzati con competenza a servizio delle celebrazioni liturgiche.
Il problema della distanza dell’organista dal coro e dal direttore può essere risolto facendo ricorso ad opportuni accorgimenti tecnici.
Laddove risulti utile, si può ricorrere a un secondo organo di minori dimensioni, collocato in posizione utile al coro e all’assemblea, non in sostituzione ma ad integrazione dell’organo monumentale.
Nella scelta di nuovi organi a canne, laddove è possibile, si preferiscano gli strumenti a trasmissione meccanica. Anche in questo caso, il criterio determinante per la collocazione è quello del servizio al canto liturgico dell’assemblea e del coro.

22. Gli stalli del coro

I cori lignei esistenti, specialmente nelle chiese cattedrali, collegiate monastiche conventuali, o negli oratori di confraternite, siano conservati e utilizzati convenientemente. I cori lignei di rilevante valore siano restaurati e usati in conformità con la loro destinazione e compatibilmente con il loro stato di conservazione.

23. La cappella feriale

Nelle chiese di medie e grandi dimensioni, nel progetto di adeguamento è opportuno prevedere uno spazio per le celebrazioni feriali ed eventualmente per quelle invernali, distinto dall’aula principale e dotato di tutti gli elementi necessari alla celebrazione stessa39. Tale spazio, se adeguatamente allestito, può essere anche utilizzato come cappella per la conservazione della custodia eucaristica.

24. Gli arredi e le suppellettili

Nei progetti di adeguamento liturgico vanno inseriti anche gli arredi e le suppellettili40, che devono essere caratterizzati da dignità, semplicità, nobile bellezza, verità delle cose e debita pulizia41.

Gli orientamenti di base in proposito si possono ridurre ai seguenti:
a) gli arredi mobili e le suppellettili esistenti vanno conservati, restaurati e usati, compatibilmente con il loro stato di conservazione e con la loro rispondenza alle necessità attuali;
b) gli arredi mobili e le suppellettili non più utilizzabili vanno conservati con grande cura in sacrestia o in un deposito adiacente ad essa;
c) per quanto riguarda i vasi sacri, se ne curi la tutela e se ne faccia un uso conveniente;
d) la progettazione di nuovi arredi deve porsi l’obiettivo di realizzare elementi idonei per qualità formali e adatti al servizio che sono destinati a svolgere;
e) nella scelta di nuovi arredi p di nuove suppellettili deve essere rispettato il criterio della autenticità delle forme, della destinazione d’uso e dei materiali, evitando ad esempio le imitazioni della pietra, del legno e della cera42;
f) per quanto concerne la collocazione dell’arredo floreale, è opportuno tenerne conto nella redazione dei progetti di adeguamento liturgico, data la rilevanza che tale arredo può assumere nella decorazione dell’altare e degli altri luoghi della chiesa.

Commento

l’animatore del canto.
È uno dei possibili “ministeri liberi o non istituiti”. Se l’adeguamento architettonico richiede professionalità, questa non
dovrebbe mancare ali’ animatore dei canti, all’organista e anche ai lettori. Troppo facilmente la Parola di Dio viene proclamata da chi non sa farlo né si preoccupa di imparare...

un secondo organo di minori dimensioni.
Potrebbe essere un “positivo”. Per esso, la sua storia in tante nostre chiese e le sue possibilità, cfr. M. Pittaluga, I vantaggi dell’organo positivo in CHIESA OGGI, architettura e comunicazione, 14, 1995, pp. 96-97.

La nota 38 rinvia al testo dì cui alla pag. 83 e seguenti e alla pag. 98.

cappella per la conservazione della custodia eucaristica.
Non è male, però, se la chiesa è di grandi dimensioni e con molte cappelle laterali, destinare una di esse alla custodia eucaristica. Quello sarà il luogo, possibilmente dì facile accesso ma appartato, per l’adorazione personale. Così nella cappella feriale non si celebrerà avendo già presente l’eucaristia.

Le note 39, 40 e 42 rinviano a testi dei quali alla pag. 98.
La nota 41 rinvia ad un testo dì cui in Appendice II/A 3 (pag. 82).

evitando... le imitazioni... della cera.
Tra il‘600 e l’800 si sono date splendide espressioni artigianali che hanno “imitato” i marmi, i legni, i fiori e anche, con trompe l’oeil finissimi, gli spazi, le strutture architettoniche, la natura. In Sant’Ignazio di Roma un grande pittore ha imitato la cupola (i Domenicani del vicino convento della Minerva non l’avevano permessa perché avrebbe tolto sole
al loro giardino!). Oggi per lo più si imitano le candele che di tutto sono salvo che di cera. Il testo è un invito. Il buon gusto propone un imperativo. Se hanno da esserci candele siano candele. La cera non sarà proprio di api, pazienza.

La nota 43 rinvia al testo di cui alla pag. 98.

La chiesa cattolica di Paks (Ungheria), opera dì Imre Makovecz.
“Piccolo e complesso l’interno: un’aula con la copertura vetrata che riprende la figura planimetrica; i sostegni a forma d’albero, i due spazi autonomi delle cappelle, l’area presbiteriale sovrastata dalla potente figura di Cristo risorto. Lo spazio è intensamente drammatizzato dalla luce che piove dall’alto e dalla fitta trama di nervature in legno lamellare. L’albero, simbolo universale e primitivo, segno al tempo stesso di profondità e di altezza, di notte e di luce, di vita e di crescita, conclude dietro l’abside, emergendo all’esterno, lo spazio sacro.” (Da: CHIESA OGGI, architettura e comunicazione n° 4/1994; commento di MA. Crippa)

Note
38 Cfr. PNMR, n. 274-275; vedi anche PNC, n. 15.
39 Cfr. PNC, n. 17.
40 Cfr. PWC, n. 18.
41 Cfr. PNMR, nn. 279-280.287-288.311-312.
42 Cfr. PNC, n.18.

 

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