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I - L'adeguamento degli spazi celebrativi
19. La sede del presidente
La sede è il luogo liturgico che esprime il ministero di colui che guida
l’assemblea e presiede la celebrazione nella persona di Cristo, Capo
e Pastore, e nella persona della Chiesa, suo Corpo33.
Per la sua collocazione, essa deve esser ben visibile da tutti e in diretta
comunicazione con l’assemblea, in modo da favorire la guida della
preghiera, il dialogo e l’animazione34.
La sede del presidente è unica e non abbia forma di trono; possibilmente,
non sia collocata né a ridosso dell’altare preesistente, né davanti
a quello in uso, ma in uno spazio proprio e adatto.
In ogni chiesa cattedrale, dove risulta possibile, si proceda all’adeguamento
della cattedra episcopale e, inoltre, sia prevista una sede per
il presidente non vescovo35.
Nelle chiese cattedrali, monastiche, conventuali e in tutte quelle in
cui vi sono frequenti concelebrazioni, si prevedano adeguate sedi per i
concelebranti.
Ove possibile, è bene prevedere opportune sedi per gli altri ministri
liturgici e per i ministranti distinte da quelle del presidente e dei
concelebranti.
20. La custodia eucaristica
Nella maggior parte delle nostre chiese, per note ragioni storiche,
l’elemento centrale - dominante sullo stesso altare - è stato, per circa
quattro secoli, il tabernacolo eucaristico. L’adeguamento liturgico
delle chiese esistenti, mirante a esaltare il primato della celebrazione
eucaristica e quindi la centralità dell’altare, deve riconoscere anche
la funzione specifica della riserva eucaristica. Si ritiene necessario,
perciò, che, in occasione dell’intervento di adeguamento sia dedicata
una particolare cura al “luogo”, e alle caratteristiche della riserva
eucaristica.
Tale intervento richiede grande attenzione anche dal punto di vista
educativo. È noto, infatti, quanto il culto per la Santissima Eucaristia
abbia inciso nella formazione spirituale del popolo cristiano e quanto
l’idea stessa dell’edificio di una chiesa cattolica sia associata alla presenza
in essa del tabernacolo.
Al fine di educare i fedeli a cogliere il significato di centralità della
celebrazione eucaristica, i rapporti tra la celebrazione e la conservazione
dell’Eucaristia e le ragioni di questa conservazione, si ritiene
necessario che, in occasione del progetto di adeguamento, tali
argomenti vengano opportunamente approfonditi in sede di catechesi
al popolo.
Anche la localizzazione e l’eventuale realizzazione di una nuova
custodia eucaristica devono essere parte integrante del progetto globale
di adeguamento liturgico e dovranno tener conto di una sua facile
individuazione, di un accesso diretto, di un ambiente raccolto e favorevole
all’adorazione personale.
In ogni caso si ricordi che in ciascuna chiesa il tabernacolo per la
riserva eucaristica deve essere unico e che l’altare della celebrazione
non può ospitare la custodia eucaristica36.
La collocazione tradizionale della custodia eucaristica sull’asse
principale della chiesa, in posizione dominante, alle spalle dell’altare
nuovo può in taluni casi attenuare la percezione della centralità dell’altare
e, data la distanza dai fedeli, rischia di non favorire la preghiera
privata e l’adorazione personale.
La soluzione vivamente raccomandata per la collocazione della
riserva eucaristica è una cappella apposita37, facilmente identificabile e
accessibile, assai dignitosa e adatta per la preghiera e per l’adorazione.
In essa sarà ospitato il tabernacolo che, tuttavia, non deve essere mai
posto sulla mensa di un altare, ma piuttosto collocato a muro, su colonna
o su mensola.
In alternativa alla cappella eucaristica, può considerarsi accettabile
una soluzione che individui uno spazio all’interno dell’aula (ad esempio,
una cappella laterale capiente), da adattare con dignità, decoro e
funzionalità alla preghiera e all’adorazione, e da evidenziare opportunamente.
Commento
La sede.
Anche questo è tema arduo. Non va
confusa con la cattedra del vescovo. Non ha da essere
un “trono” (Roberto Gabetti ha definito certe
sedi dei “troni d’Attila”...). Con l’ambone la sede
chiede di essere cucita insieme all’altare. La tipologia
sia possibilmente unica. Osservazione: se le
panche o seggiole dei fedeli non sono eccessivamente
comode, non lo sia neppure la sede di chi
presiede l’Assemblea...
La nota 34 rinvia a testi dei quali in Appendice
II/A 3 (pag. 82), e al testo di cui alla pag. 98.
La nota 35 rinvia ad un testo che non riproduciamo,
il Cerimoniale dei Vescovi.
il tabernacolo eucaristico.
Il termine viene dal
latino tabernaculum, tenda. In tempi precedenti la
riserva eucaristica, per comunicare gli assenti dalla
celebrazione, i malati, da usare come viatico per i
moribondi, aveva una svariata collocazione. Si
usava talora, appesa, la colomba eucaristica, oppure
un vano del muro, chiuso con una semplice porticina.
Soprattutto nell’800 si è sviluppato enormemente
l’uso dell’adorazione eucaristica ed è fiorita
sia una devozione che una terminologia ormai in
parte superata. Nessuno scriverebbe oggi “sul divin
prigioniero” (Gesù nel tabernacolo), paragonandolo
al Papa “prigioniero in Vaticano” (dal 1870)! È bene, però, rendere possibile l’adorazione personale
e proporre quella comunitaria in stretta relazione
con la celebrazione eucaristica.
La nota 36 rinvia ad un testo che si trova in
Appendice II/A 3 e al testo di cui a pag. 98.
La nota 37 rinvia a testi dei quali in Appendice
II/A 3 (pag. 82).
Note
Poiché l’ambone è il luogo dal quale viene proclamata
dai ministri la parola di Dio, deve essere riservato,
per sua natura, alle letture, al salmo responsoriale e al preconio
pasquale. Si possono tuttavia proferire dall’ambone
l’omelia e la preghiera dei fedeli, data la strettissima
relazione di queste parti con tutta la liturgia della
parola. È invece meno opportuno che salgano all’ambone
altre persone, per esempio il commentatore, il cantore o
l’animatore del canto.
34. Perché l’ambone possa servire in modo adeguato
alle celebrazioni, abbia una certa ampiezza, giacché talvolta
vi debbono stare più ministri insieme. Si deve inoltre
curare che i lettori dispongano sull’ambone di una illuminazione
sufficiente per la lettura del testo e possano
servirsi, secondo l’opportunità, dei moderni mezzi tecnici
perché i fedeli li possano comodamente sentire.
33 Cfr. Prenotimela al Rito dell’Ordinazione, nn. 1-10;
vedi anche PNC, n. 10.
34 Cfr. PNMR, n. 271; vedi anche Precis. C.E.I., a. 15;
PNC, n. 10.
35 Cfr. CE, n. 47.
36 Cfr. PNMR, n. 277; vedi anche PNC, n. 13.
37 Cfr. PNMR, n. 276; CDC, can. 938, $ 2. Torna a <<:17. L'altare<<
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