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Chiesa Oggi 22
Architettura e Comunicazione
Indice Nota Pastorale

Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana
Di Baio Editore

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I - L'adeguamento degli spazi celebrativi

19. La sede del presidente

La sede è il luogo liturgico che esprime il ministero di colui che guida l’assemblea e presiede la celebrazione nella persona di Cristo, Capo e Pastore, e nella persona della Chiesa, suo Corpo33.
Per la sua collocazione, essa deve esser ben visibile da tutti e in diretta comunicazione con l’assemblea, in modo da favorire la guida della preghiera, il dialogo e l’animazione34.
La sede del presidente è unica e non abbia forma di trono; possibilmente, non sia collocata né a ridosso dell’altare preesistente, né davanti a quello in uso, ma in uno spazio proprio e adatto.
In ogni chiesa cattedrale, dove risulta possibile, si proceda all’adeguamento della cattedra episcopale e, inoltre, sia prevista una sede per il presidente non vescovo35.
Nelle chiese cattedrali, monastiche, conventuali e in tutte quelle in cui vi sono frequenti concelebrazioni, si prevedano adeguate sedi per i concelebranti.
Ove possibile, è bene prevedere opportune sedi per gli altri ministri liturgici e per i ministranti distinte da quelle del presidente e dei concelebranti.

20. La custodia eucaristica

Nella maggior parte delle nostre chiese, per note ragioni storiche, l’elemento centrale - dominante sullo stesso altare - è stato, per circa quattro secoli, il tabernacolo eucaristico. L’adeguamento liturgico delle chiese esistenti, mirante a esaltare il primato della celebrazione eucaristica e quindi la centralità dell’altare, deve riconoscere anche la funzione specifica della riserva eucaristica. Si ritiene necessario, perciò, che, in occasione dell’intervento di adeguamento sia dedicata una particolare cura al “luogo”, e alle caratteristiche della riserva eucaristica.
Tale intervento richiede grande attenzione anche dal punto di vista educativo. È noto, infatti, quanto il culto per la Santissima Eucaristia abbia inciso nella formazione spirituale del popolo cristiano e quanto l’idea stessa dell’edificio di una chiesa cattolica sia associata alla presenza in essa del tabernacolo.
Al fine di educare i fedeli a cogliere il significato di centralità della celebrazione eucaristica, i rapporti tra la celebrazione e la conservazione dell’Eucaristia e le ragioni di questa conservazione, si ritiene necessario che, in occasione del progetto di adeguamento, tali argomenti vengano opportunamente approfonditi in sede di catechesi al popolo.
Anche la localizzazione e l’eventuale realizzazione di una nuova custodia eucaristica devono essere parte integrante del progetto globale di adeguamento liturgico e dovranno tener conto di una sua facile individuazione, di un accesso diretto, di un ambiente raccolto e favorevole all’adorazione personale.
In ogni caso si ricordi che in ciascuna chiesa il tabernacolo per la riserva eucaristica deve essere unico e che l’altare della celebrazione non può ospitare la custodia eucaristica36.
La collocazione tradizionale della custodia eucaristica sull’asse principale della chiesa, in posizione dominante, alle spalle dell’altare nuovo può in taluni casi attenuare la percezione della centralità dell’altare e, data la distanza dai fedeli, rischia di non favorire la preghiera privata e l’adorazione personale.
La soluzione vivamente raccomandata per la collocazione della riserva eucaristica è una cappella apposita37, facilmente identificabile e accessibile, assai dignitosa e adatta per la preghiera e per l’adorazione. In essa sarà ospitato il tabernacolo che, tuttavia, non deve essere mai posto sulla mensa di un altare, ma piuttosto collocato a muro, su colonna o su mensola.
In alternativa alla cappella eucaristica, può considerarsi accettabile una soluzione che individui uno spazio all’interno dell’aula (ad esempio, una cappella laterale capiente), da adattare con dignità, decoro e funzionalità alla preghiera e all’adorazione, e da evidenziare opportunamente.

Commento

La sede.
Anche questo è tema arduo. Non va confusa con la cattedra del vescovo. Non ha da essere un “trono” (Roberto Gabetti ha definito certe sedi dei “troni d’Attila”...). Con l’ambone la sede chiede di essere cucita insieme all’altare. La tipologia
sia possibilmente unica. Osservazione: se le panche o seggiole dei fedeli non sono eccessivamente comode, non lo sia neppure la sede di chi presiede l’Assemblea...

La nota 34 rinvia a testi dei quali in Appendice II/A 3 (pag. 82), e al testo di cui alla pag. 98.
La nota 35 rinvia ad un testo che non riproduciamo, il Cerimoniale dei Vescovi.

il tabernacolo eucaristico.
Il termine viene dal latino tabernaculum, tenda. In tempi precedenti la riserva eucaristica, per comunicare gli assenti dalla celebrazione, i malati, da usare come viatico per i moribondi, aveva una svariata collocazione. Si usava talora, appesa, la colomba eucaristica, oppure un vano del muro, chiuso con una semplice porticina. Soprattutto nell’800 si è sviluppato enormemente l’uso dell’adorazione eucaristica ed è fiorita sia una devozione che una terminologia ormai in
parte superata. Nessuno scriverebbe oggi “sul divin prigioniero” (Gesù nel tabernacolo), paragonandolo al Papa “prigioniero in Vaticano” (dal 1870)! È bene, però, rendere possibile l’adorazione personale e proporre quella comunitaria in stretta relazione con la celebrazione eucaristica.

La nota 36 rinvia ad un testo che si trova in Appendice II/A 3 e al testo di cui a pag. 98.
La nota 37 rinvia a testi dei quali in Appendice II/A 3 (pag. 82).

Note
Poiché l’ambone è il luogo dal quale viene proclamata dai ministri la parola di Dio, deve essere riservato, per sua natura, alle letture, al salmo responsoriale e al preconio pasquale. Si possono tuttavia proferire dall’ambone l’omelia e la preghiera dei fedeli, data la strettissima relazione di queste parti con tutta la liturgia della parola. È invece meno opportuno che salgano all’ambone altre persone, per esempio il commentatore, il cantore o l’animatore del canto.
34. Perché l’ambone possa servire in modo adeguato alle celebrazioni, abbia una certa ampiezza, giacché talvolta
vi debbono stare più ministri insieme. Si deve inoltre curare che i lettori dispongano sull’ambone di una illuminazione
sufficiente per la lettura del testo e possano servirsi, secondo l’opportunità, dei moderni mezzi tecnici perché i fedeli li possano comodamente sentire.
33 Cfr. Prenotimela al Rito dell’Ordinazione, nn. 1-10; vedi anche PNC, n. 10.
34 Cfr. PNMR, n. 271; vedi anche Precis. C.E.I., a. 15; PNC, n. 10.
35 Cfr. CE, n. 47.
36 Cfr. PNMR, n. 277; vedi anche PNC, n. 13.
37 Cfr. PNMR, n. 276; CDC, can. 938, $ 2.

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