| Tratto da: Chiesa Oggi 55 Architettura e Comunicazione Museum Genius Loci 29 |
1902-2002 dalla polvere alla ricostruzione | ||
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LA MADONNA DEL SANSOVINO E IL CAMPANILE DI SAN MARCO
A VENEZIA
Al convegno hanno partecipato: Mons. Giuseppe Visentin,Vicario Genarele della Diocesi, in rappresentanza del Patriarca S.E.R. Mons. Angelo Scola, P. Angelo Maria Caccin, Mons. Dr. Antonio Meneguolo, D.ssa Giovanna Nepi Scirè, Soprintendente al Polo Museale di Venezia, Arch. Ettore Vio, Proto della Basilica di San Marco, Prof. Irene Favaretto, l'Arch. Gjlla Giani, Direttore del settore Restauro e Patrimonio Culturale Di Baio Editore e l'Arch Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, Direttore Responsabile di CHIESA OGGI architettura e comunicazione. P. Angelo Maria Caccin ha rievocato il momento drammatico del crollo e la rapida mobilitazione della città: "La sera stessa si riunì in seduta straordinaria il Consiglio Comunale. Il sindaco Filippo Grimiani senza incertezze lanciò la parola d'ordine: riedificazione!". Il centenario è stato ricordato nella sua giusta prospettiva: l'orgoglio per questo elemento fondamentale della storia di una città simbolo dell'Italia dell'ar te, come ha detto l'Arch. Gjlla Giani. Il minuzioso restauro della Madonna sansoviniana è stato attuato con competenza esemplare. Aspetto centrale è stata la perdita della figura del Battista fanciullo, perno di tutta la composizione scultorea. L'Opificio delle Pietre Dure ha ipotizzato la sua ricostruzione, con l'aiuto di avanzatissime tecniche informatiche. Ora la composizione scultorea verrà affidata al Museo diocesano, che allestirà una sala apposita. Con la restituzione della Madonna sansoviniana, fortemente danneggiata dal crollo del campanile, si può dire che la ricostruzione dell'emblema veneziano sia giunta a compimento. Ettore Vio: così è rinata la Madonna sansoviniana Il 14 luglio 1902 alle 9,50 di mattina, un lunedì, il campanile
di San Marco cedette, ripiegandosi su se stesso, riempiendo di detriti
la piazza San Marco lacerando solo una campata della libreria Marciana,
troppo vicina al campanile per non averne danni. La Basilica fu salvata,
i blocchi di pietra d’Istria della cella campanaria furono trattenuti
dal tronco di colonna di porfido “la pietra del bando” all’angolo sud-ovest
della Basilica. Lo sgomento della città fu vivo: si lesse nel crollo di
quell’edificio simbolo l’ultimo significativo pesante segno della fine
della Serenissima. La popolazione tuttavia era pervasa dallo spirito nuovo
che mano a mano si era diffuso in tutti gli strati sociali della possibile
rinascita di Venezia. L’epoca era di euforia e speranza che il crollo
del campanile non fermò. La ricostruzione risultò dalla sinergia di tante
differenti volontà, tra tutte, quella popolare. Con quest’atto i segni
della passata grandezza, che si salvarono nel crollo, ripresero il loro
posto in un’opera rinnovata, voluta e realizzata con il sacrificio di
tutti. Non fu una banale ripetizione del campanile “com’era dov’era” ,
ma espresse la volontà di mantenere saldi gli effetti urbani, le funzioni
e il significato edilizio di un oggetto presente da sempre nell’immaginario
collettivo e nella realtà di Venezia. Il restauro della Madonna del Sansovino
si colloca in questo contesto, essa era il segno prezioso che illuminava
l’aula della loggetta del Sansovino ai piedi del campanile, destinata
all’inizio alle riunioni del Consiglio dei X e dei Procuratori De Supra.
La paziente opera di Pietro Zei, dal 1902 al 1903 ricompose gli oltre
1400 pezzi in cui si era frantumata nel crollo. L’Opificio delle Pietre
Dure di Firenze dai cui laboratori nasceva lo Zei, riprese in mano nel
1955 la prima ricostruzione a causa del deperimento del gesso che connetteva
i frammenti recuperati. Nel 1997-2002 il successivo terzo restauro dell’Opificio
riduce e protegge il cemento del secondo intervento, ricompone la mano,
il piede e il volto della Madonna, protegge e valorizza la doratura originaria
riapparsa su molte parti della statua. La collaborazione dell’Istituto
Centrale del Restauro consente attraverso tecniche di rappresentazione
3D di studiare una possibile ricostruzione del San Giovannino definitivamente
perduto. Nell’occasione delle celebrazioni del centenario della caduta
del campanile, la Procuratoria di San Marco mostra nella loggetta il gruppo
di terracotta dorata nel suo splendore. Essa oggi è il segnale più profondo
della continua attenzione di Venezia verso il suo passato. E’ la certezza
della venerazione di tutti verso la Vergine Madre di Dio che continua,
presente ancor oggi ad assicurare la città del suo amore e protezione.
Dalla sua veste lacerata, dai frammenti delle parti ricomposte emana attraverso
la recuperata doratura una luce intensa che scalda ogni cuore. Rappresenta
la fede dei padri che si rinnova alimentando la speranza nel futuro.
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