| Tratto da: Chiesa Oggi 56 Architettura e Comunicazione |
Il significato della luce | ||||
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La Basilica di S.Ambrogio a Milano Impianto luce per la Basilica di Sant’Ambrogio Milano
Il luogo in cui sorge la Basilica di Sant’Ambrogio conserva
la struttura e la fisionomia dell’antico insediamento paleocristiano dedicato
al culto delle salme dei martiri, l’originaria Basilica Martyrum nella
necropoli che si trovava fuori dalle mura romane, verso la strada per
Novara e Vercelli. Pur trovandosi oggi nella zona centrale di una grande
metropoli europea come Milano, questo sito vive quasi appartato, protetto
e custodito dagli edifici e dai monumenti che lo circondano su ogni fronte
e che ne esaltano l’incanto di borgo medievale. Il progetto dell’illuminazione
di Sant’Ambrogio ha inteso conservare il fascino di questa separatezza
e, allo stesso tempo, offrire ai cittadini e ai visitatori delle immagini
notturne in grado di mostrare tutta la bellezza del monumento romanico
nel rispetto dei valori e significati che il complesso ha rappresentato
nei secoli per i fedeli. Le soluzioni illuminotecniche realizzate ricollocano
l’immagine della Basilica nella cornice della piazza e delle vie limitrofe
mettendo in evidenza gli elementi architettonici salienti, in ordine alla
simbologia liturgica e religiosa, nonché dal punto di vista artistico
e culturale: il Portico di Ansperto, la grande facciata a capanna col
Nartece e le ariose logge superiori, l’imponente Tiburio della cupola
che sovrasta l’altare, i due Campanili, il Coro e l’Abside. Il progetto
ripropone il ruolo simbolico che la luce ha sempre assunto nella tradizione
dell’architettura ecclesiale. La luce del sole e del cielo, in particolare,
è sempre stata interpretata come una metafora del divino. Nella sua apparenza
di energia che proviene da orizzonti e da profondità di cui non si scorge
l’origine, la luce ha simboleggiato la stessa divinità. E la penetrazione
della luce nel Tempio ha acquisito il significato della presenza immateriale
del Signore. Il progetto richiama questo concetto con una particolare
distribuzione della luce, privilegiando le parti architettoniche che si
trovano alle quote maggiori. Secondo questo orientamento, la copertura
a falde del Tiburio, la copertura del coro e dell'abside, le coperture
dei due Campanili, il culmine della copertura della navata centrale decorato
con la croce, visibile dal largo prospiciente l'Atrio di Ansperto, sono
gli elementi che ricevono luce degradante in luminanza dall'alto verso
il basso. L'effetto è simile ad una grande velatura di luce che si adagia
sulle membrature emergenti. L'immagine notturna dà corpo all'idea di una
luce siderale che dall'alto si distende sulla Basilica, la copre e la
protegge, ne mette in risalto i corpi più vicini alla volta celeste, lasciando
viceversa in leggera penombra quelli prossimi alla base terrena. Un particolare
significato si è inteso attribuire alla luce prodotta dall’uomo a imitazione
della natura. La luce artificiale ha sempre accompagnato l'atto della
devozione, in modi e forme disparate. Per secoli l'uomo ha rischiarato
la Chiesa con la poca luce che le limitate risorse consentivano: i lumi
a olio, i ceri, le candele. Sono fonti luminose rispettose dell'ombra
Mai la chiesa è stata illuminata "a giorno", come un teatro, bensì usando
la povera luce portata dal devoto. E questa luce ha una sua dinamica:
la fiammella del cero è tremolante, sente il respiro dell'orante, freme
al movimento dell'aria, mentre si consuma la materia di cui è fatta. E'
una luce di consunzione che ricorda il volgere finito della vita. Nella
luce delle candele si coglie l'esaltazione della penombra più che la volontà
di illuminare. La luce prodotta dall'uomo è l'umile omaggio a Dio, neppure
paragonabile alla potenza e allo splendore della luce del Sole e del cielo.
In conclusione: la luce che sottolinea la sacralità del luogo, la luce
metafora del divino, la luce della devozione, sintetizzano i motivi-guida
che hanno orientato il lavoro dei progettisti nel creare un’illuminazione
tesa a valorizzare nella giusta misura, per i fedeli e per la città di
Milano, il luogo in cui giacciono le sacre spoglie di Ambrogio, Gervaso
e Protaso.
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