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Architettura bioclimatica per i documenti
Arch. Roberto Sennhauser
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1. È stato inaugurato il 28 giugno 2002 alla
presenza dell'Arcivescovo, Card. Carlo Maria Martini, il nuovo edificio,
sede dell'Archivio Storico della Diocesi di Milano. Inserito con grabo
nel contesto urbano, è stato realizzato con soluzioni tecnologiche particolari
che permettono di mantenere le condizioni migliori per i documenti archiviati,
pur senza consumare energia termica.
2. Il progetto dell'Arch. Roberto Sennhauser, di Lugano,
ha fatto del nuovo Archivio Diocesano una testata della sequenza di edifici
abitativi allineati sulla via, mentre il taglio obliquo della facciata
rivaluta la chiesa di S. Calimero e la casa parrocchiale. L'aspetto ricorda
quello di uno scrigno chiuso. Le facciate cieche, traforate soltanto in
alto, esprimono il carattere di forziere dell'edificio. L'unica parete
vetrata è quella dei collegamenti verticali. Altre finestre si aprono
all'ultimo piano, dove si trovano gli uffici. L'assenza di luce naturale
è necessaria per la buona conservazione dei documenti antichi e rispetta
i moderni criteri museografici. L'edificio si sviluppa su 10 livelli,
di cui 2 interrati. I depositi di archivio si trovano su 8 piani. Complessivamente
vi sono installati circa 12 chilometri di ripiani in scaffali compatibili.
Gli ambienti sono riscaldati e climatizzati mediante uno scambiatore di
calore e un gruppo frigorifero, i quali utilizzano come fonte energetica
l'acqua di prima falda, che non è potabile. Parte della stessa acqua,
dopo l'utilizzo, alimenta una fontana antistante la vetrata del vano scala.
Mons. Bruno Maria Bosatra è il Responsabile dell'Archivio
Storico Diocesano. Ci illustra le caratteristiche del nuovo edificio e
spiega in che modo questa istituzione opererà nel contesto della Arcidiocesi.
Mons. Bosatra, l'Archivio Storico Diocesano ha avuto una storia travagliata
in questi ultimi anni...
Nel 1985 emigrò dalla sede della Curia arcivescovile alla basilica di
S. Stefano Maggiore: la mole degli incartamenti era tale che nella sede
precedente lo spazio non era più sufficiente. Ma la sede di S. Stefano
era provvisoria: da un lato non era pensabile chiudere la basilica precludendo
la visita alle sue opere d'arte, dall'altro i suoi locali hanno un tasso
di umidità eccessivo, che in alcuni casi ha causato la formazione di muffe
sui documenti archiviati. Mons. Agnesi, eletto provicario generale nel
1995, decise poco dopo la ricerca di una sede definitiva per l'archivio.
Nel 1998 questa è stata individuata, grazie alla disponibilità dell'Istituto
Diocesano per il Sostentamento del Clero, proprietario dell'area sulla
quale oggi sorge il nuovo edificio.
Un caso raro: è un edificio nuovo...
Uno dei pochissimi casi. Di solito gli archivi sono collocati in edifici
d'epoca. Lo abbiamo realizzato anche grazie ai consigli del dr. Carlo
Paganini, già direttore dell'Archivio di Stato di Milano e guardando con
attenzione all'esperienza del nuovo Archivio di Stato di Torino, anch'esso
collocato in un edificio costruito ad hoc. Col progettista, l'arch. Roberto
Sennhauser di Lugano, siamo stati ospiti della d.ssa Ricci Massabò, direttrice
dell'archivio torinese, e lo abbiamo studiato con attenzione.
Quali le caratteristiche dell'edificio?
Direi che la caratteristica più originale ed interessante sia quella del
sistema di climatizzazione computerizzato che consente di tenere sotto
controllo la temperatura (costantemente tra i 19 e i 20°) e il tasso di
umidità dell'aria (quello ideale per i documenti, tra il 52% e il 58%
di umidità relativa). Tutto questo avviene con sistemi di climatizzazione
naturale: in assenza di caldaie e di bruciatori. Per la climatizzazione
si fa ricorso alle acque della prima falda.
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| I classificatori su rotaie |
Un locale con le scaffalature |
Le acque di prima falda hanno temperatura costante di circa
15° e si prestano pertanto a rinfrescare gli ambienti nei mesi estivi
e a riscaldarli in quelli invernali attraverso un impianto che potrebbe
essere considerato una sorta di frigorifero a rovescio. Il tutto senza
alcun ricorso a sistemi che implichino forme di inquinamento. Si tratta
di un sistema apparentemente elementare, tuttavia è un'assoluta novità
per la nostra città. L'edificio è totalmente privo di emissioni nocive.
Ha alti muri e poche finestre...
Le finestre si aprono solo ai due piani più alti, dove si trovano gli
uffici e la sala di studio. La luce diretta - i raggi ultravioletti -
rappresenta un pericolo per i documenti antichi. Questi sono conservati
in condizioni ottimali in ambiente oscuro ed entro un continuo flusso
d'aria che evita ristagni di umidità.
I documenti giacenti sono tutti catalogati?
E' in corso l'opera di catalogazione informatica. Vi sono alcuni fondi
ancora da inventariare, come quello dei processetti matrimoniali, dai
quali si ricaveranno informazioni preziose sulle famiglie milanesi e quindi
sulla storia della città, in particolare per il periodo del '600-'700.
Quali sono i documenti più antichi archiviati?
Il fondo pergamene contiene documenti del XII secolo, il più antico dei
quali è del 1137. Si tenga presente che con le soppressioni i diversi
fondi di pergamene di pertinenza di conventi, monasteri e capitoli hanno
preso la via degli archivi di Stato, ove si trovano molti documenti altomedievali.
A noi sono rimasti alcuni documenti bassomedievali e soprattutto l'imponente
apparato documentale prodotto in epoca post-tridentina.
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Come avviene il deposito degli atti di curia nell'archivio?
I documenti vengono periodicamente "versati" - questo il termine - dalla
Curia all'Archivio. Ho suggerito che si procedesse secondo questo criterio:
si tengano in Curia i documenti attinenti alla gestione del vescovo precedente
quello in carica, si versino quelli attinenti alla gestione del vescovo
ancora precedente. Quindi oggi noi abbiamo in archivio i documenti relativi
al periodo montiniano, mentre i documenti relativi al periodo del card.
G. Colombo, successore di G.B. Montini e predecessore di C.M. Martini,
ci verranno verosimilmente versati non appena entrerà in carica il successore
del card. Martini. Tale impostazione potrebbe essere seguita, congrua
congruis referendo, da tutti gli uffici della Curia.
L'archivio dispone anche di una sala per conferenze...
E' una sala moderna, realizzata nel rispetto di tutti i criteri di sicurezza.
Si è dimostrata ben funzionale nell'occasione dell'inaugurazione dell'archivio.
Potrà essere usata per conferenze. Il 19 settembre verrà in essa presentato
un volume edito dalla Provincia e dedicato al corpus dei disegni giacenti
nell'Archivio Diocesano. Il volume fa parte di una nuova serie dedicata
agli archivi milanesi.
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| "Credo che l'edificio si
qualifichi per la sua entrata" sottolinea l'architetto Sennhauser.
"All'Archivio si accede tramite un portone tromp-l'oeil (foto 1) che
immette in un cortile semipubblico. Poi attraverso un ponticello (foto
2) si entra in un secondo cortile nel quale si apre il portone d'entrata,
con la sua grande vetrata (foto 3). Dal pubblico si passa al semipubblico,
al semiprivato, al privato". |
La grande vetrata è appesa alla trave forata superiore
(evidenziata con un cerchio nella foto a sinistra), sostenuta da due pilastri
di acciaio. I vetri sono tutti trattati con disegno a croce inciso sulla
faccia esterna. Unendosi, i disegni di quattro elementi costituiscono
un quadrato. L'incisione esterna dei vetri determina un "effetto satinatura"
che ne opacizza parzialmente la capacità riflettente e la trasparenza,
dando luogo a un sottile gioco di compenetrazione degli spazi interni/esterni.
Il taglio obliquo della facciata fa sì che chi giunga all'entrata dal
lato dell'Archivio, veda meglio la chiesa. Chi arriva dal lato della chiesa,
ne vede riflessa la facciata sui vetri. "Ma il riflesso è leggermente
sfumato, si evita così l'impatto del riflesso lucido. Le preziosità vanno
ricercate, non devono essere evidenti" spiega Sennhauser.
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| Il vano scala evidenzia la verticalità dell'edificio,
piccolo in pianta ma di altezza notevole. Autentico luogo di compenetrazione e transizione tra
esterno ed interno oltre che tra i diversi livelli dell'edificio, il vano scala si presenta come spazio
visivamente aperto che tutto collega e in cui tutto confluisce. |
TECHNARREDI
Le scaffalature fisse tradizionali permettono l'accesso al materiale riposto
solo tramite corridoi di separazione che occupano un notevole spazio.
Gli elementi scorrevoli "LIVING -SPACE" invece permettono di aprire un
solo corridoio per volta, in corrispondenza dello scaffale desiderato,
mentre il resto del sistema rimane strettamente compatto. "LIVING- SPACE"
assolve in tal modo alla sua funzione fondamentale, che è quella della
massima economia di spazio a tutto vantaggio della riduzione dei costi
per il condizionamento ambientale. Il sistema LIVING- SPACE consente l'utilizzo
dello spazio minimo necessario per l'archiviazione e facilita l'accesso
ai documenti archiviati, grazie alla mobilità su rotaie degli elementi.
Esso viene realizzato interamente su misura per dimensioni e caratteristiche
in base alle specifiche esigenze del committente. I carrelli sono realizzati
con lamiere di acciaio di adeguato spessore. La struttura è realizzata
con scaffalature a fiancata piena, in lamiera di acciaio decapata lucida,
trattata antiruggine, con vernice essiccata in galleria termica a progressione
di calore. È prevista di serie una crociera interna di rinforzo, sostituita
a richiesta da schienale in lamiera verniciata. I ripiani sono realizzati
con lamiera di acciaio di qualità e incorporano uno scivolo laterale per
evitare gradini rispetto al piano di calpestio. I binari possono essere
fissati direttamente al pavimento o avere una speciale pedana di livellamento,
in agglomerato ignifugo e idrofugo, oppure in metallo.
Le scaffalature compattabili prevedono anche una serie completa di optionals:
• Ante scorrevoli in lamiera verniciata per la chiusura dei singoli gruppi
compattati con serratura di riferma;
•Serratura di blocco applicabile sull'elemento terminale di ogni gruppo
di carrelli, per impedire la consultazione alle persone non autorizzate;
• Profili parapolvere perimetrali, inseriti in apposite guide nei punti
di incontro degli elementi sia mobili che fissi, per proteggere dalla
polvere il materiale contenuto nelle scaffalature;
• Sistema antiribaltamento per garantire la stabilità dei carrelli anche
su impianti di particolare altezza;
• Sistema di illuminazione autonoma e automatica sul carrello che consente
di ottenere una corretta distribuzione della luminosità sul solo corridoio
aperto per la consultazione.
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| Sistema di archivi compattabili LIVING-SPACE |
La sede dell'impresa Pietro Carsana
& C. Srl a Lecco |
PIETRO CARSANA &C.
La Pietro Carsana & C. S.r.l. con sede in Lecco, Corso Promessi Sposi
n. 38, nasce nel 1947 come ditta individuale, si trasforma nel 1981 in
società a responsabilità limitata. La Società ha inizialmente legato il
suo nome ad una vasta e specializzata attività nel settore delle opere
stradali. Successivamente, a partire dagli anni Sessanta, all'attività
nel settore tradizionale, si sono affiancate via via quella dell'edilizia,
pubblica e privata, residenziale ed industriale. La Pietro Carsana & C.
S.r.l. ha costruito viadotti e gallerie, acquedotti e gasdotti, opere
di pavimentazione varie; ha restaurato e ristrutturato importanti edifici
monumentali e realizzato molteplici interventi di edilizia residenziale
e a destinazione commerciale, industriale, terziario, nonché sedi municipali,
scuole, palestre, centri sportivi, parcheggi, case di riposo, ospedali.Tra
le opere più significative ricordiamo: nel settore stradale, più tratti
della nuova provinciale Lecco-Ballabio, con il ponte ad arco che supera
il Passo del Lupo in località Versasio sopra Lecco; nel settore edile
il complesso denominato "Punto C", in Lecco, dove hanno trovato sede la
Prefettura e la Questura della Provincia di Lecco, nonché la Pietro Carsana
& C. S.r.l. e tutte le società facenti parte del gruppo.
La realizzazione del Nuovo Archivio Storico della Diocesi di Milano ha
rappresentato per la Pietro Carsana & C. S.r.l. una tappa significativa
nel lungo percorso della sua storia, e ciò per l’eccezionalità del progettista,
dei suoi collaboratori e per le ricercate e nuove tecnologie adottate
nella costruzione. L’impresa ha potuto esprimere al meglio la propria
professionalità in quanto la struttura e l’opera complessiva, hanno richiesto
una precisione quasi millimetrica, non consentendo alcun pressapochismo.
Tutto ciò è stato gratificante in un mercato ormai sempre più industrializzato,
prefabbricato e standardizzato ove le capacità manuali tramandate di generazione
in generazione, non sempre sono pienamente apprezzate e valutate.
L’intervento è iniziato nel mese di Aprile 1999 con la demolizione del
vecchio Teatro Mazzarella che rappresentava per molti milanesi un vero
pezzo di storia, ma ben altra storia verrà custodita e messa a disposizione
della collettività nel nuovo Archivio della Diocesi di Milano.
ARREDAMENTI BRUSATORI
La Arredamenti Brusatori di S. Antonino Ticino, in provincia di Varese,
è attiva nella produzione di arredi in legno su misura da quarant’anni
durante i quali, nonostante la crescente standardizzazione del settore,
ha fortemente voluto mantenere alta la qualità del proprio lavoro artigianale.
L’accurata selezione dei materiali, l’attenzione allo studio ed alla cura
dei dettagli in fase di progetto e di realizzazione, la disponibilità
ad aderire alle esigenze di una committenza spesso di differente natura
(perché l'azienda opera soprattutto nel settore privato ma ha realizzato
anche arredamenti per il terziario, per Chiese e Seminari) sono caratteristiche
che si sommano alla sempre viva tradizione di falegnameria coltivata con
passione dai titolari e ad un approfondito e personalizzato servizio di
progettazione. La struttura è quindi quella di un’azienda a “ciclo completo”
e tutte le fasi della progettazione e della produzione hanno luogo nella
sede storica di S. Antonino Ticino e nello studio/show-room di Busto Arsizio.
Alla realizzazione di mobili su misura si affianca la commercializzazione
di arredi e complementi d’arredo prodotti in serie, selezionati e proposti
secondo gli stessi standard di qualità e di design che caratterizzano
la produzione in proprio. Gli arredi in legno eseguiti per la nuova sede
dell’Archivio Storico della Curia di Milano sono stati realizzati su disegno
dell’architetto Roberto Sennhauser, posati in opera seguendo scrupolosamente
le indicazioni del progettista, sotto il controllo attento e rigoroso
del fondatore dell’azienda, Roberto Brusatori, e consistono in: porte
interne con superfici in laminato e bordi in rovere massiccio; banco reception,
tavoli per le sale di lettura e arredi per i guardaroba con superfici
in laminato e bordi in rovere massiccio; scrivanie e mobili in rovere
per gli uffici; sedie con struttura in acciaio, sedile e schienale in
rovere massiccio; pareti fonoassorbenti; parapetti in cristallo con corrimano
in faggio tornito per le scale; piani lavabo in Corian per i servizi ed
altre esecuzioni particolari. La Arredamenti Brusatori ha inoltre fornito
le sedute per la sala conferenze (sedie con struttura cromata e seduta/schienale
in faggio curvato e impiallacciato rovere, con tavoletta per scrittura,
impilabili ed agganciabili) nonché quelle per gli uffici, della collezione
“Aluminium Group” disegnata da Charles Eeames negli anni Cinquanta ed
alcune sedute e complementi d’arredo disegnati da Le Corbusier.
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| Nella sala di lettura i corpi della
luce generale sono contenuti negli schermi dei lucernari. Essi si
accendono automaticamente e gradualmente, così da mantenere sempre
la stessa luminosità interna della sala. |
La sala conferenze. Gli
schermi obliqui deviano la luce zenitale sul soffitto, contribuendo
in modo apprezzabile a rischiarare la sala. |
La facciata dell'edificio,
dal taglio obliquo, caratterizzata dalla grande vetrata semiriflettente. |
AUDIOVER
Un piccolo schermo a controllo tattile, 10,5 pollici di lato, consente
di manovrare tutto il sistema multimediale, incluse luci e impianto acustico
della sala per conferenze del nuovo Archivio Storico Diocesano milanese.
Ce ne parla Luca Galli, il tecnico della Audiover che ha seguito la realizzazione
dell'impianto. "Chi manovra lo schermo è in grado di azionare il videoregistratore,
il sistema DVD, la proiezione di documenti su schermo, il volume della
diffusione sonora, il sistema di radiomicrofoni, la comparsa e scomparsa
dello schermo e contemporaneamente diversi menù preparati per l'illuminazione
dell'ambiente: può azionare gli scuri delle finestre e i punti luce secondo
diverse gradazioni prestabilite. L'illuminazione può variare in funzione
delle variazioni del flusso di luce proveniente dalle finestre o in funzione
delle necessità di sala. Per esempio, quando si effettua una proiezione
si può diminuire l'intensità luminosa in prossimità dello schermo lasciando
inalterato il flusso luminoso sui sedili, così da consentire agli astanti
di prendere appunti. Allo stesso modo si può controllare l'apparato fonico
e illuminante del soppalco, che è vetrato e acusticamente isolato, dal
quale un certo numero di persone può seguire quel che avviene nella sala
principale". Sembra un sistema complicato, ma non lo è. "E' user friendly
- spiega Luca Galli - i diversi menù vengono azionati con grande semplicità:
sono stati studiati apposta. Sarebbe invece complesso dover azionare singolarmente
i diversi punti luce. Ma il programma è studiato, secondo le indicazioni
del committente, proprio in previsione di specifiche scenografie". La
Audiover elabora programmi appositi "su misura" per ogni singolo cliente.
"Sono elaborazioni originali, che si adeguano precisamente alle richieste:
non vogliamo che sia il committente a doversi adeguare agli strumenti
tecnici" sottolinea Galli. "Lo hardware viene fornito dalla americana
A.M.X., di cui Audiover è rappresentante. Sono strumenti dedicati apposta
alle installazioni multimediali e quindi facilmente programmabili, con
spese contenute, secondo le necessità del committente".
MARELLI Impianti
L’impiantistica meccanica (impianto di riscaldamento e condizionamento)
dell’edificio è stata progettata e realizzata con lo scopo di ottenere
due risultati importanti: 1° Mantenere all’interno dei vari locali, soprattutto
quelli destinati alla conservazione dei documenti, condizioni termoigrometriche
ben definite. 2° Realizzare un impianto che consenta di ottenere il massimo
risparmio energetico, compatibilmente con l’uso, e ridurre a zero le emissioni
in atmosfera. Si è quindi progettato e realizzato un impianto in grado
di erogare le prestazioni indicate, con un sistema di produzione di calore
e freddo non convenzionali (soprattutto per il calore). La scelta è stata
quella di utilizzare un sistema a pompa di calore, con l’utilizzo cioè
di un refrigeratore d’acqua che, oltre a produrre acqua refrigerata per
il condizionamento estivo, fosse in grado di produrre acqua calda per
il riscaldamento invernale e per il funzionamento del post-riscaldamento
estivo nelle unità di trattamento aria. L’alimentazione della pompa di
calore è realizzata con il consumo di sola energia elettrica. Si è escluso
completamente l’utilizzo di metano o altri tipi di combustibili, conseguendo
proprio il risultato di emissioni “zero” in atmosfera. Il funzionamento
della pompa di calore prevede l’utilizzo di un fluido al quale sottrarre
energia da inviare all’impianto interno. La scelta si è indirizzata su
un sistema raffreddato ad acqua, con l’utilizzo dell’acqua di falda per
il raffreddamento dei compressori delle macchine. Per garantire alla committenza
un adeguato funzionamento dell’impianto, anche se parziale, anche in caso
di guasto, si è indirizzata la progettazione verso la installazione di
due refrigeratori, entrambi necessari a garantire le condizioni di punta,
ma in grado singolarmente di mantenere le condizioni progettuali, almeno
negli archivi, in attesa di provvedere alla riparazione di eventuali guasti.
Come si accede alla consultazione dell'Archivio?
Vi accedono gli studiosi o gli studenti che preparano la tesi di laurea
con presentazione dei docenti e/o del parroco. Dal 1985 ho seguito decine
di laureandi e in più casi ho condiviso con loro la soddisfazione per
un coronamento editoriale.
La presenza di una sala per conferenze può portare l'archivio a diventare
un luogo di dibattito culturale?
Il lavoro di archivio è silenzioso, sfugge alle cronache, ma è fondamentale
per la memoria storica. Certamente si potranno prendere alcune iniziative.
Per esempio, poiché sono membro della Società Storica Lombarda, presieduta
da Gaetano Barbiano di Belgioioso, progetto di invitare i membri di tale
Società a visitare l'archivio e senza dubbio qui si potranno presentare
opere che attengano a tematiche storiche o archivistiche. Ma più che attività
pubbliche, penso si possano svolgere attività specialistiche. Per esempio:
dagli archivi di Stato vengono preparati i futuri archivisti. Noi potremmo
svolgere per loro corsi di perfezionamento in archivistica ecclesiastica.
Abbiamo bisogno di specialisti: si pensi che solo in Diocesi di Milano
vi sono un migliaio di archivi parrocchiali e di questi solo un centinaio
è stato catalogato. L'Archivio Storico Diocesano è fondamentale per la
storia locale. Qui abbiamo, tra l'altro, una raccolta di 5-6000 volumi
di storia locale: parrocchie, paesi dell'area milanese. Sono opere selezionate
e in certi casi scientificamente valide, che possono costituire un esempio
di come si fa storiografia locale.
Archivio Storico Diocesano di Milano
Progetto: Arch. Roberto Sennhauser, Lugano (Svizzera)
Impresa: Pietro Carsana & C. s.r.l., Lecco
Impianto clima e idrosanitario: Marelli Impianti s.r.l., Varese
Impianto di supervisione e controllo: Honeywell S.p.a., Cassano Magnago
(VA)
Ascensori: Kone Ascensori S.p.a., Pero (MI)
Arredamento, opere in legno: Brusatori s.n.c., S. Antonino Ticino di Lonate
Pozzolo (VA)
Scaffali compattabili: Technarredi s.r.l., Segrate (MI)
Tende protezione solare: Silent Gliss Italia, s.r.l., Redecesio di Segrate
(MI)
Impianti Audio e Video: Audiover s.r.l., Milano
Foto: Emiliano Corrieri
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