| Tratto da: Chiesa Oggi 55 Architettura e Comunicazione |
Professionalizzare le commissioni | ||
In Italia le Commissioni Diocesane di Arte Sacra, o le più recenti Commissioni Diocesane per i Beni Culturali della Chiesa non funzionano. Il grande numero di Diocesi porta come conseguenza che quelle di dimensioni minori non siano sempre in grado di dotarsi di quelle competenze necessarie per una corretta gestione dei Beni Culturali. Una proposta per migliorare la situazione. Di chiese mi occupo dalla metà degli anni ‘60 del secolo
scorso. Ero a Bologna dove si vivevano gli anni gloriosi di Chiesa&Quartiere,
la nota Rivista voluta da un pioniere, il card. Giacomo Lercaro, genovese
come me, Arcivescovo di Bologna, uno dei quattro moderatori del Concilio
Ecumenico Vaticano II. Ho avuto da allora molti qualificati Maestri. A
Bologna oltre Lercaro e il suo giovane Ausiliare mons. Bettazzi, vari
preti studiosi come Luciano Gherardi, Enzo Lodi, Gianni Catti e Architetti
come i due Gresleri e Trebbi. Né dimentico un altro genovese, mio cugino
Andrea Canevaro, pedadogista, che ci aiutava, alla luce di Gaudium et
spes a cercare l’uomo. Fui trasferito a Torino dove ebbi la gioia e il
dono di poter collaborare coi cardinali p. Michele Pellegrino e p. Anastasio
Ballestrero. Ora ho qualcosa da dire di urgente, di next, per usare lo
slogan dell’ultima, interessante Biennale di Venezia. Ne ho già scritto
anni orsono in articoli e più recentemente nella pubblicazione che raccoglie
tutti i documenti della CEI sull’Arte (cfr. G. GRASSO, ed., Chiesa e Arte,
Paoline, Cinisello Balsamo 2001). Si tratta del funzionamento delle Commissioni
Liturgiche Diocesane, previste dal Can. 1216 del CIC, e per l’Italia dalla
normativa CEI, anno 1974 e seguenti (cfr. op.cit., pp. 61-62; 73-74).
Non è però sufficiente una normativa perché tutto si compi per il meglio.
Le norme giuridiche istitutive di qualcosa non realizzano nulla se non
trovano una realtà adeguata. Non si può pretendere che ciò che può funzionare
a Roma funzioni altrettanto bene a Nicastro. In Italia, ecco il punto
dolente che mi fa soffrire, le Commissioni Diocesane di Arte Sacra, o
le più recenti Commissioni Diocesane per i Beni Culturali della Chiesa
non funzionano. Meglio: ne funzionano troppo poche. Una cinquantina sulle
duecentoventisette che dovrebbero, se non erro, funzionare? La Santa Sede,
fin dal pontificato di Pio XI (1922-1939), si è data strumenti adatti.
Prima la Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia, poi
estesa a tutta la Chiesa. Attualmente la Pontificia Commissione per i
Beni Culturali della Chiesa, mirabilmente organizzata e diretta da mons.
Francesco Marchisano, Arcivescovo Tit. di Populonia e da poco Arciprete
della Basilica Vaticana. Ha un’ottima struttura, è efficiente e, cosa
importante per noi italiani, sempre presente su Chiesa Oggi. Se ne conoscono
i membri e i consultori. Si ha notizia , anche attraverso L’Osservatore
Romano, dei principali risultati delle sue attività. A livello di CEI
esiste un operoso Ufficio Nazionale per i Beni Culturali della Chiesa.
E’ a servizio di tutte le Diocesi, svolge importanti iniziative (Concorsi
ad invito: perché, però, pubblicarne gli esiti sulla sola Casabella, quando
esiste Chiesa Oggi architettura e comunicazione? Formazione intensiva
di Architetti e preti: perché , però, in Diocesi già favorite? Collegamento
con Facoltà di Architettura e istituzione di masters, perché, però, con
Valle Giulia, Roma, e non con la Facoltà di Reggio Calabria o di Palermo?)
Il suo lavoro continua a rimanere un po’ nascosto, di quel che fa la relativa
Commissione non si sa quasi niente. Esistono le Commissioni e forse gli
Uffici Regionali. Su questo ritornerò perché potrebbero diventare gli
strumenti di base. Non lo sono. Per ora strumenti di base sono gli Uffici
e le Commissioni Diocesane che come ho scritto sopra, in grande maggioranza
non funzionano. Il non funzionamento non dipende in genere da cattiva
volontà.Troppe sono le Diocesi piccole e marginali, lontane dai centri
universitari e con ridotte possibilità organizzative. Così possono capitare
incidenti spiacevoli. Da una parte le Soprintendenze e le istituzioni
statali o regionali più qualificate finiscono per dettar legge anche là
dove non dovrebbero. Oppure, specie nel Sud dove talora capita che lo
Stato sia assente, e anche la Regione, i funzionari finiscono per accettare
tutto, specie se alla Commissione, come talvolta capita, si sostituisce
il Vescovo. Ora è ben vero che l’ultima parola spetta a lui. Ho, però,
citato Vescovi (Lercaro, Pellegrino, Ballestrero, Canestri, Marchisano)
quanto mai attenti alla professionalità dei loro consulenti. Non può che
essere così data l’ampiezza degli ambiti di cui si deve occupare un Vescovo.
Già nel Medioevo san Tommaso d’Aquino riteneva impossibile che un Vescovo
potesse occuparsi di teologia come se fosse un Maestro d’Università. Lui
farà teologia come sapienza, utilizzando gli studi fatti un tempo e quei
suoi collaboratori che sono i Teologi. Nel nostro caso i Vescovi avranno
la collaborazione degli Uffici e Commissioni, ma dovranno essere Uffici
e Commissioni dipendenti dalla Conferenza Episcopale Regionale. Solo così
saranno in grado di funzionare. Oggi, bisogna pensare a Uffici e Commissioni
Regionali per l’Arte Sacra e i Beni Culturali. In alcune Regioni troppo
grandi, tipo Lombardia, Triveneto, Lazio, si può pensare a duplicare Uffici
e Commissioni. Per le altre Regioni saranno il meglio. Gli Uffici devono
essere organizzati come quello Nazionale, con personale e mezzi adeguati.
Le Commissioni potranno facilmente comprendere Teologi, Liturgisti, Pastoralisti,
Architetti e Urbanisti, studiosi di Storia dell’Arte, dell’Architettura,
d’Archeologia, Museografi che tutte le Regioni d’Italia sono in grado
di fornire (intendo le Regioni Episcopali). Possibilmente dovranno essere
Professori di prima fascia, o alti Funzionari dello Stato. Tutte persone
alle quali si potrà chiedere di non accettare incarichi professionali
sulle questioni trattate dalla Commissione. Certo non si dovrà esser più
papisti del Papa. Il buon senso farà capire che di fronte a problemi particolarmente
difficili alcuni membri della Commissione potranno essere richiesti di
un lavoro professionale. Ai membri si chiederà pure di essere disponibili
non solo alle riunioni mensili ma a sopralluoghi, incontri con le comunità
coinvolte in un progetto, convegni annuali e quant’altro verrà deciso
dalla Commissione stessa. L’Ufficio terrà un Archivio, si formerà una
Biblioteca, fornirà ulteriori strumenti ai membri della Commissione Regionale.
Questa avrà un suo Presidente da sé stessa eletto e confermato dalla Conferenza
Episcopale Regionale. La Commissione stenderà propri verbali da far conoscere
ai Vescovi, a tutto il clero, ai/alle Superiori/e Religiosi e sinteticamente
attraverso gli organi di stampa a disposizione. Così l’informazione diventerà
anche strumento di comunione e di formazione. Lo stretto, e possibile
collegamento con l’Ufficio Nazionale sarà anche ricco di frutti di collaborazione
e di approfondimento dei problemi nazionali alla luce delle soluzioni
regionali. Quello che attualmente riescono a realizzare poche Diocesi
diventerà possibile a tutte: lo strumento regionale sarà strumento efficace.
Per ora è una speranza. Chissà se potrà diventare in tempi brevi realtà?
Continuerò ad avere qualcosa da dire e ne scriverò, aprendo libri bianchi
e neri nella condinzione che parlandone certe difficoltà possono risolversi
e alcuni problemi ben affrontati da qualcuno possano diventare stimolo
ed esempio per altri.
|
|||