| Tratto da: Chiesa Oggi 53 Architettura e Comunicazione |
La pelle dell'architettura | ||||||||
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Una malintesa modernità ha portato a restauri talvolta inadeguati, carenti di una visione storicamente valida dell'edificio, non solo come singolo elemento ma come parte del contesto. L'analisi dello Studio Agoraa dell'Arch. Massimo Casolari, con testi curati da Rea Silvia Motti, indica come il rispetto delle arti "minori", e il recupero dell'autenticità delle superfici murarie, sia fondamentale per un'opera di conservazione adeguata. Un abaco aiuta a recuperare la conoscenza delle tecniche antiche.
Vivere le città significa comprendere l’identità della
loro storia; per questa ragione che sussiste sia in presenza di eccezionali
opere d’arte, sia per le realtà architettoniche “minori”, non solo la
tutela artistica, ma anche l’uso cultuale e la regolamentazione d’uso
degli spazi pubblici, non possono essere disgiunti dalla responsabilità
della salvaguardia del patrimonio edilizio storico, il fattore principale
– sul piano della cultura tecnica e materiale – sotteso alle funzioni
della vita civile di ogni singola comunità come risorsa comune. Negli
ultimi decenni, nonostante il progressivo affermarsi di una mentalità
favorevole alla tutela dei beni monumentali ed artistici, i centri storici
hanno continuato a registrare un lento ma continuo impoverimento, decadendo
dalla capacità di rappresentare l’identità delle collettività dei residenti,
nei valori costituenti la qualità della vita. La relazione tra crisi d’identità
e crisi dell’economia locale si configura come dato contestuale emergente,
che comporta un riesame necessariamente severo dei temi e degli obiettivi
della tutela, mettendo in discussione l’ottica omologante degli interventi
di restauro limitato a singoli edifici. Documenti internazionali di straordinaria
attualità, anche se concepiti trent’anni or sono, come la “Convenzione
per la tutela del patrimonio mondiale UNESCO” (Parigi, 16.11.1972), Agenda
21 (Khioto – 1992), la Carta di Aalborg (1994), la “Carta del Restauro
di Cracovia 2000”, ci indicano la strada della tutela dell’identità del
luogo quale opportunità economica e segnalano la valorizzazione dell’autenticità
del patrimonio storico come il motore dell’economia locale più idoneo
a definire un nuovo modello di sviluppo sostenibile del territorio.
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