| Tratto da: Chiesa Oggi 53 Architettura e Comunicazione |
Il legame tra religione, arte e cultura | ||||
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Il Santo Padre ha nominato S.E.R. Mons. Francesco Marchisano Arciprete della Patriarcale Basilica Vaticana,Vicario Generale per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro. I Beni Culturali tornano in primo piano nella missione della Chiesa.
" Mons. Marchisano, succede al card.Virgilio Noè come custode della tomba dell’Apostolo Pietro e dell’insigne Basilica Vaticana. Questa scelta improvvisa e imprevedibile, è dovuta all’interesse verso i beni culturali e verso la loro valorizzazione pastorale dello stesso Pontefice." Non appena letto pubblicamente il chirografo pontificio, ovvero il documento scritto di suo pugno da Giovanni Paolo II, mediante il quale S.E.R. Mons. Francesco Marchisano veniva nominato, il 24 aprile 2002, Arciprete della Patriarcale Basilica Vaticana, Vicario Generale per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro, mi venne in mente di chiedergli a caldo: «Eccellenza, quali sono in questo momento le cose che ricorda di più negli oltre 45 anni di servizio nella Curia Romana?». Mi rispose senza indugiare: «I trent’anni di catechismo che ho fatto ai bambini sordomuti, perché mi hanno dato l’occasione di accogliere i più piccoli come vuole il Signore; i trentatre anni alla Congregazione dell’Educazione Cattolica, di cui venti da sottosegretario, perché ho potuto conoscere persone stupende come il card. Confalonieri, il card. Garrone, il card. Schröffer e ho potuto aiutare tanti preti e seminaristi in difficoltà; i decenni in cui ho partecipato al Consiglio mondiale delle Chiese, poiché ho respirato l’ecumenismo postconciliare con i grandi protagonisti di quella "primavera dello Spirito". Quest’ultima esperienza mi porta a ricordare un fatto che mi lega all’impegno per l’Archeologia Sacra, per i Beni Culturali della Chiesa e, da oggi, per la Basilica di San Pietro e i monumenti della Santa Sede. In una riunione ecumenica andammo con rappresentanti di varie confessioni cristiane a visitare la necropoli Vaticana e gli scavi della tomba di Pietro. Dopo la bellissima spiegazione, all’unisono mi hanno detto: "Francesco, le pietre hanno parlato, non c’è altro da aggiungere"’. Fui confortato dalla lezione ecumenica che ci diede l’archeologia cristiana». Ora Mons. Marchisano succede al Card. Virgilio Noè come custode della tomba dell’Apostolo Pietro e dell’insigne Basilica Vaticana. Questa scelta improvvisa e imprevedibile, è dovuta probabilmente all’interesse verso i beni culturali e verso la loro valorizzazione pastorale dello stesso Pontefice. Più volte egli ebbe a confidare a Mons. Marchisano: «Quando ero arcivescovo di Cracovia, se ho potuto stabilire qualche contatto con i lontani, è perché ho sempre cominciato dal patrimonio storico-artistico della Chiesa, che ha un linguaggio che tutti conoscono, un linguaggio che tutti accettano e, su questo linguaggio, ho potuto innestare un dialogo che per altra via sarebbe stato impossibile». Congiungere nella responsabilità di una sola persona gli aspetti teorici e pratici dei beni culturali assolve all’idea di porre il patrimonio storico-artistico a pieno servizio della «missione della Chiesa». Di conseguenza, come Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, fin dalla sua istituzione nel 1989, Mons. Marchisano ha potuto stimolare strategie a livello di Chiesa universale in ordine alla tutela giuridica, alla conservazione materiale e alla valorizzazione pastorale dell’ingente patrimonio cristiano presente in tutte le diocesi del mondo. Come Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra ha saputo salvaguardare il fragile tesoro delle prime memorie cristiane, tramandateci dalla Chiesa primitiva, per indurre le generazioni in avvenire a credere nel martirio della ferialità ed anche della propria vita. Ora, come Arciprete di San Pietro e Vicario del Papa per il Vaticano, egli ha assunto la responsabilità del cuore monumentale del cristianesimo. Tale importante «reliquia» e insigne capolavoro deve però pulsare per l’oggi della Chiesa e del mondo. Fin dai primi momenti del suo nuovo incarico, Mons. Marchisano si è promesso di adoperarsi affinché alla bellezza visibile del più importante monumento della cristianità e al decoro del culto divino dei riti celebrati in San Pietro corrisponda l’impegno spirituale della preghiera e il servizio della carità. Già nell’antica Basilica costantiniana erano infatti accolti i pellegrini e soccorsi i poveri, per cui tale eredità non può essere dimenticata in quest’esordio del terzo millennio. Quale il curriculum vitae di Mons. Marchisano, che quest’anno celebra il suo cinquantesimo anno di sacerdozio? Nasce a Racconigi, in provincia di Cuneo, il 25 giugno 1929. Compie i suoi studi nei Seminari dell’Arcidiocesi Taurinense: il ginnasio a Giaveno (1940-1945), la filosofia a Chieri (1945-1948), la teologia a Torino (1948-1949) e a Rivoli Torinese (1949-1952). Viene ordinato sacerdote nella cattedrale di Torino dal cardinale Maurilio Fossati il 29 giugno 1952. È “provvisoriamente” mandato a Roma per completare i suoi studi in vista dell’insegnamento al Seminario di Rivoli. Nella capitale diventa alunno del Pontificio Seminario Lombardo dal 1952 al 1956. Durante questi anni prende la Licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma (1954) e la Laurea in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma con la Tesi su L’interpretazione di “kekaritomene” Lc. 1,28 fino alla metà del secolo XII (1957).
La «provvisorietà» romana però si muta
in definitività, quando il card. Pizzardo lo chiama presso l’allora Sacra
Congregazione dei Seminari e delle Università degli studi, nominandolo
nel 1956 Aiutante di studio per la sezione dei «Seminari». È quindi incaricato
prima dei Paesi Europei e poi dei Paesi dell’America Latina; in seguito
deve interessarsi alle Nazioni di lingua tedesca ed inglese, oltreché
a quelle «oltre cortina di ferro» e ai Collegi ecclesiastici di Roma.
Il 4 maggio 1961 è nominato Cameriere segreto soprannumerario, il 7 maggio
1968 è nominato Capo Ufficio Seminari. Dal 3 giugno 1969 fino al 6 ottobre
1988 è Sottosegretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica.
Il 29 febbraio 1971è nominato Prelato d’onore. In questi anni visita innumerevoli
Nazioni in tutto il mondo e svolge un competente servizio per la formazione
dei candidati al sacerdozio e per l’istruzione cattolica, attuando con
entusiasmo le prospettive conciliari, anche se non mancano per questo
difficoltà e sofferenze. Nell’88 - anno centenario di Don Bosco, santo
sociale piemontese a lui caro - per Mons. Marchisano si prospetta una
svolta radicale. Giovanni Paolo II, che da anni conosceva lavoro e impegno
di Monsignore, con la riforma della Curia Romana (Pastor Bonus 29 giugno
1988) lo vuole a capo di un nuovo dicastero, perché, gli dice il Papa:
«Lei conosce bene la Curia Romana e ha una buona preparazione culturale».
Le difficoltà vengono messe a tacere. Il 6 ottobre 1988 è quindi nominato
Vescovo tit. di Populonia (Arcivescovo dal 9 luglio 1994) e Segretario
della Pontificia Commissione per la Conservazione del patrimonio artistico
e storico della Chiesa. Il papa stesso lo ordina vescovo nella Basilica
Vaticana, di cui ora Monsignore è primo responsabile, il 6 gennaio 1989.
Il suo cursus honorum si dirige così verso il settore dell’arte, degli
archivi, delle biblioteche, dei musei. Il 26 giugno 1990 è nominato Membro
della Commissione Permanente per la Tutela dei Monumenti Storici ed Artistici
della Santa Sede ed oggi ne è il Presidente. Il 4 settembre 1991 è nominato
Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Il 4 dicembre
1991 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga gli conferisce la
medaglia d’oro ai «Benemerenti della Scuola, della Cultura e dell’Arte
». La salvaguardia del patrimonio storico-artistico ecclesiastico va istituzionalmente
precisandosi. Lo stesso Pontefice più che puntare sulla conservazione
materiale di tale ingente patrimonio, concentra la sua attenzione sulla
valorizzazione pastorale. Quindi con il «motu proprio» Inde a Pontificatus
Nostri initio (25 marzo 1993), ridefinisce le competenze del Dicastero
ridenominandolo Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa.
Si tratta dunque di considerare il patrimonio del passato in una logica
ecclesiale formando adeguatamente i responsabili, animando gli artisti
e promuovendo nuove produzioni. Il 3 maggio 1993 Mons. Marchisano è così
nominato Presidente della nuova Pontificia Commissione ed il successivo
17 maggio è nominato Membro del Pontificio Consiglio per la Cultura. Il
3 giugno è poi nominato Membro della Pontificia Accademia Romana di Archeologia.
Nell’approssimarsi dell’Anno Santo, Giovanni Paolo II lo vuole Presidente
della Commissione Artistico- Culturale del Grande Giubileo dell’Anno 2000
con biglietto di nomina del 17 marzo 1995. Il 4 gennaio 1996 è anche nominato
Membro della Congregazione per l’Educazione Cattolica, ritornando così,
almeno in parte, al suo “primo amore”. Non sono mancate in quest’ultimo
decennio altre incombenze nel settore amministrativo, come la carica di
Presidente della Fondazione Giovanni XXIII (dal 20 ottobre 1988) e quella
di Membro del Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino
Gesù (dal 28 settembre 1993). Ha ricevuto due lauree honoris causa: in
Sacra Liturgia, concessa il 5 dicembre 1996 dal Pontificio Ateneo di S.
Anselmo di Roma, e in Scienze dell’Educazione, concessa il 19 novembre
1998 dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium. Ha
partecipato in Italia a vari Comitati Nazionali istituiti dal Ministero
per i Beni e le Attività Culturali; dal 1995 è anche Membro del Consiglio
Nazionale delle Ricerche. Ha ricevuto dall’estero numerose benemerenze
e ha preso parte ad importanti summit internazionali, tra cui quelli inerenti
i Beni Culturali organizzati dal Consiglio d’Europa. In tutte queste incombenze
nel settore dei beni culturali ecclesiastici Mons. Marchisano non può
non riprendere il programma dello stesso Pontefice, il quale afferma:
«Nel mio ministero di Vescovo di Roma ho sempre mantenuto un rapporto
aperto e fiducioso col mondo della cultura e dell'arte, cercando di avvicinarlo
anche nelle Visite pastorali alle Chiese sparse nel mondo. Cultura ed
arte si richiamano e si svelano reciprocamente. Non si dà un momento storico
ricco di cultura che non fiorisca in produzione artistica, così come non
si dà un periodo artisticamente fecondo che non postuli una globale ricchezza
culturale. Ma anche tra religione ed arte, tra religione e cultura corre
un rapporto molto stretto». Rafforzare tale rapporto è l’impegno che si
propone oggi Mons. Marchisano.
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