| Tratto da: Chiesa Oggi 47 Architettura e Comunicazione |
Il cielo dell'assunzione | |||||||||
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Il santuario di Monteregale a Vicoforte (Cuneo) Edificato tra la fine del XVI e la metà
del XIX secolo, il Santuario dedicato a Maria Santissima, Regina Montis
Regalis, è un'opera architettonica che impressiona per la sua cupola ellittica
che reca nel suo intradosso la più vasta decorazione pittorica a unità
di tema esistente al mondo. Estesa su una superficie di 6.032 mq, la decorazione
celebra la vita e la gloria di Maria. Alla sua origine vi è un pilone
eretto in un bosco, in segno di ringraziamento per una grazia ricevuta.
Oltre cinquecentomila visitatori accorrono ogni anno in questo Santuario, luogo di pace e di splendore artistico e architettonico sulle colline del cuneese. Ma la fama del luogo precede l'erezione di queste mura. Nel 1595 il senatore Filippo Maria Rofredo si recò in pellegrinaggio al pilone di Vicoforte, insieme con un centinaio di torinesi. Narrò poi la sua esperienza in un libro, "De admirabili novoque Mysterio B. Mariae Virginis Vici a Monteregali" che costituisce una delle prime autorevoli testimonianze sul fervore suscitato da quell'immagine della Madonna. Secondo il Rofredo nel 1595 a torme giungevano i pellegrini dal Piemonte, dalla Liguria, dal Monferrato, dalla Lombardia, dalla Savoia, dalla Provenza e persino dalla lontana Germania. Formavano delle masse così sterminate che "parevano sciami di api o eserciti di formiche", a vederle dal colle di Monteregale. Qui sotto: il cortile del monastero, coevo del santuario e a questo raccordato da un passaggio coperto. Oggi questa struttura è usata per l'accoglienza e per la spiritualità.
Al centro: vista dell'imponente santuario.
Si nota la differenza tra la parte bassa edificata in arenaria e le parti
superiori in cotto. Qui sopra, corridoio del monastero cistercense. Il Rofredo era consigliere del duca Carlo
Emanuele I, il quale fu anch'egli a tal punto convinto dell'importanza
del luogo che decise di favorire la costruzione del santuario e di collocare
qui la propria sepoltura. Da che cosa nasce il culto di Maria al Monteregale?
La tradizione narra di un fornaciaio che non riusciva a cuocere i mattoni
nel modo giusto. L'insistenza della sua pia figlia gli fece finalmente
ottenere dalla Vergine la grazia di una buona cottura. Come ringraziamento
il fornaciaio eresse il pilone sul quale fece dipingere l'immagine della
Vergine col Bambino. Non si conosce il nome dell'autore del dipinto, di
estrema semplicità e lindore, che mette in luce l'atteggiamento materno
e protettivo di Maria. Il pilone probabilmente fu eretto nei primi anni
del '500.
Sopra: refettorio del monastero cistercense. L'affresco centrale, opera degli stessi pittori del Santuario, il Bortoloni e il Biella, rappresenta la cena di Emmaus e l'incontro di Gesù con i due discepoli. Sotto: il coro dei monaci. I Padri Cistercensi furono chiamati dal duca Carlo Emanuele I e rimasero nel monastero presso il Santuario fino alla soppressione napoleonica. Vi ritornarono nel 1821 e furono definitivamente soppressi con le leggi italiane del 1860. L'anno successivo il Vescovo di Mondovì, Mons. Giovanni Antonio Castrucci, compì un'indagine per verificare l'attendibilità dei resoconti di grazie ricevute dalla Vergine, fioriti attorno al Pilone: ne constatò la validità e l'avallò con la sua autorità. Da allora i pellegrinaggi, già numerosi, si moltiplicarono. Si racconta che ogni giorno vi fossero dalle 20 alle 30 mila persone nel corso del 1595, provenienti da 500 città. Don Trombetta prese a darsi d'attorno per estendere la cappella e farne una chiesa a tre navate. Ma subentrò l'interesse del Duca: nel 1596 questi venne personalmente in pellegrinaggio da Torino. Carlo Emanuele fece studiare da due suoi architetti, Ercole di Sanfront e Ascanio Vitozzi, delle ipotesi progettuali per una grande basilica. In un primo tempo fu prescelto il progetto del Sanfront, basato su un'ampia costruzione ellittica incentrata sul Pilone. A distanza di poche settimane venne preferita una rielaborazione del progetto Sanfront, a opera del Vitozzi, che nell'ellissi chiusa ideata dal suo predecessore inserì una croce formata dagli ingressi e dall'abside, col fronte parallelo al diametro maggiore e l'abside sul diametro minore dell'ellissi di base. La rielaborazione del Vitozzi conferisce un maggior dinamismo all'insieme, accentuato dalle torri angolari.
La prima pietra fu posta nel luglio del
1596. La costruzione del santuario venne favorita anche da papa Clemente
VIII che nel 1601 concesse un giubileo di quattro mesi perché i pellegrini
si recassero al pilone della "Madonna della Pace o del Mondovì". Alla
morte del Vitozzi, nel 1615, della costruzione era stata realizzata solo
la parte bassa, in arenaria. Ma il santuario già era in funzione: si officiava
nella cappella costruita dal Trombetta. Carlo Emanuele intanto aveva chiamato
i Gesuiti per officiare il culto e i Cistercensi per costituire un monastero.
Dopo un lungo periodo di sosta, l'edificazione riprese nei primi decenni
del '700 per opera di Francesco Gallo: le parti da questi realizzate,
tamburo e cupola, si distinguono per l'uso del mattone. La lanterna fu
ultimata nel 1733. Dopo alcuni tentativi infruttuosi con altri artisti,
nel 1745 eseguirono i decori il figurista Mattia Bortoloni, di scuola
veneta, e il quadraturista Felice Bietta, che con i suoi "tromp l'oeil"
integrò perfettamente le figure del Bortoloni nello spazio architettonico.
La decorazione fu ultimata nel luglio 1752: la più vasta superficie pittorica
del mondo a unità di tema. Il corpo del duca Carlo Emanuele I venne traslato
nel santuario nel 1677 e nel 1792 venne inaugurato il mausoleo per lui
eretto dai fratelli Collino. I restauri degli anni '80 hanno interessato
sia la struttura sia le superfici pittoriche e hanno portato alla trasformazione
degli edifici annessi al santuario, in ostello per pellegrini e casa di
spiritualità.
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