| L'ing. GianPiero
Bellomo che, per incarico di OSRAM, ha curato gli impianti illuminotecnici
di S. Nazaro, S. Lorenzo, S. Ambrogio (in collaborazione con l'Arch. Gianni
Forcolini), S. Maria Incoronata, S. Maria delle Grazie, S.Eustorgio e S.
Satiro, ci parla dell'integrazione fra luce e materia nel contesto monumentale
urbano.
Se per poter risaltare nel contesto un
oggetto ha bisogno di una luminosità maggiore, questo contrasto positivo
può anche essere realizzato mediante l'impiego di cromaticità di luce
differenti quali ad esempio una luce più calda di quella di fondo. Dal
punto di vista metodologico l'analisi del sito deve comprendere le seguenti
fasi: Analisi storica; Analisi ambientale. Nessuna di queste fasi può
mancare poiché esse ci consentono di individuare:
- volumi di interesse
- visuali e prospettive, soggetto e quinte
- materiali e stili architettonici
- stratificazione storico-stilistica
- particolari di rilievo.
Estrema cura va posta nell'analisi dei materiali, infatti questi definiscono
in modo preciso le sorgenti utilizzabili per l'illuminazione poiché non
tutte le lampade ci consentono di apprezzare i materiali in modo naturale
e corretto. Questo fatto deriva dal tipo di sorgenti impiegate che offrono
una ampia gamma di cromaticità, meglio nota come colore della luce, che
non va però confusa con l'idea di lampade colorate ma piuttosto con la
cromaticità della luce solare "calda" all'alba ed al tramonto e "fredda"
nelle ore centrali della giornata. Nel caso concreto delle Basiliche da
noi affrontate ad esempio si sono impiegati principalmente tre tipi di
lampade tutte a ioduri metallici con colore bianco caldo 2700K - 3000K,
e bianco freddo 3700K - 4000K: colori simili a quelli della luce naturale
che ci hanno consentito di evidenziare materiali diversi ed invasi.
Particolare attenzione deve essere riposta nell'analisi storico architettonica,
di importanza fondamentale per poter decidere le linee guida del progetto,
che porteranno alla evidenziazione di talune parti del sito. Da questa
analisi si rilevano inoltre i vincoli installativi ovvero le possibili
posizioni di ubicazione dei corpi illuminanti che determinano le tipologie
di apparecchi utilizzabili. In considerazione dei vincoli installativi,
resi ancor più rigidi dal rispetto di elementi quali il contenimento della
luce dispersa (inquinamento luminoso) e dall'eliminazione degli effetti
fastidiosi (abbagliamento), uno dei punti fermi nella progettazione di
impianti di illuminazione architettonica urbana dovrebbe essere sempre
l'impiego di sorgenti di piccola potenza e di piccola dimensione. Questo
consente di realizzare impianti con :
- ridotto impatto visivo (installazione occulta)
- eliminazione di supporti visibili
- contenimento dei consumi energetica
- facilità di manutenzione
Un impianto con queste caratteristiche inoltre ci consente di evidenziare
i volumi dando plasticità alle viste (prospettive) individuate in fase
di analisi ambientale. Per quanto attiene poi alla certezza dei risultati
va sottolineato un approccio metodologico suddiviso in tre fasi: ricostruzione
e modellazione, calcoli di verifica e simulazioni visive. Questo modo
di procedere, anche se apparentemente oneroso in fase di progettazione,
consente alla committenza una garanzia di risultato poiché sarà possibile
in fase concettuale apprezzare gli effetti progettati. Questo tipo di
simulazione può essere realizzata: su modelli semplificati o su modelli
reali. Anche nel caso di modelli semplificati gli effetti della luce artificiale
sono evidenti e corrispondenti alla realtà.
Dr. Ing. GianPiero Bellomo
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