Sant'Ambrogio
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SANT'AMBROGIO
Il progetto ha previsto l'illuminazione
generale di tutto il complesso monumentale attraverso differenti tipi
di soluzioni tecnico-impiantistiche. Ogni parte del complesso è stata
illuminata con quantità di luce atte a restituire, nelle immagini notturne,
i significati e i valori che il monumento ha acquisito nel tempo per i
fedeli e per la città di Milano. Il luogo del sacro disegna un impalpabile
confine tra realtà profana e realtà divina. Ma bisogna ricordare che la
luce fisica di per sé non è luce divina, né va confusa con questa. Lo
ricordava p. Giacomo Grasso: "se nelle chiese si facesse grande luce,
si potrebbero favorire confusioni, come si fa nei supermercati".
(CHIESA OGGI architettura e comunicazione N. 29, 1998).
Ecco che il gioco di luci e ombre permette di alludere a uno spazio altro,
mentre mantiene una netta separazione tra luogo della chiesa e spazi profani.
Nel caso di Sant'Ambrogio la compresenza di luce e penombra permette di
mantenere anche di notte il distacco del luogo di culto dal contesto.
Sant'Ambrogio ha conservato il suo isolamento di ex necropoli, sito periferico
delle sepolture, brano urbano dell'architettura conventuale per secoli
aggregata alla Basilica. L'illuminazione esterna ha conservato ed esaltato
questo aspetto della separatezza. La Basilica è intesa anche come luogo
simbolico di congiunzione tra terra e cielo. L'illuminazione più intensa
delle parti alte, in contrasto con una larga fascia inferiore in penombra,
consente di restituire l'imponenza del complesso. Al fine di evidenziare
in modo suggestivo il legame spirituale tra questa Basilica e i milanesi,
si è voluta ricreare un'illuminazione che dall'esterno rendesse palese
il "calore dell'interno". A questo scopo sono stati illuminati con lampade
particolarmente calde tutti i principali invasi e in modo particolare
il portico superiore del nartece e la cella campanaria. La luce calda
di 2700 K che "riempie e fuoriesce" da questi invasi rappresenta la luce
delle candele votive che ardono nel cuore della Basilica. Per ottenere
questo effetto sono stati utilizzati proiettori di vetro diffondente equipaggiati
con lampade al sodio Xenon modello CITYLIGHT DSX che grazie al controllo
tramite microprocessore POWERTRONIC appositamente sviluppato da OSRAM
è in grado di funzionare a potenze diverse (50/80 W) a seconda delle necessità,
abbinando una elevata resa dei colori con una alta efficienza e una lunga
durata. Le coperture in rame, invece, sono state esaltate nella loro particolare
coloritura con sorgenti a luce fredda (4000 gradi K). Per coprire grandi
distanze tra punto luce e superficie illuminante e per ottenere potenze
adeguate e temperature di colore desiderate ma non disponibili con le
lampade in commercio sono stati miscelati diversi tipi di lampade.
Ing. GianPiero Bellomo, Prof. Arch. Gianni Forcolini
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