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Una finestra di dialogo per i
Beni Culturali di ieri e di oggi
Sono moltissime le iniziative che vengono
intraprese nelle Diocesi italiane in merito alla conservazione dei Beni
Culturali Ecclesiastici, alla edificazione di nuove chiese, alla presentazione
di nuove opere d'arte, alla discussione su tematiche attinenti al rapporto
vivo tra architettura, arte e Chiesa. La nostra rivista, CHIESA OGGI architettura
e comunicazione, nasce come strumento di documentazione, di informazione
e di servizio. Il servizio consiste proprio nel mettere in comunicazione
le diverse realtà che si muovono nel vasto mondo dell'architettura per
la Chiesa, con tutto quel che questo comporta, con tutte le implicazioni
nel campo progettuale, tecnologico, artistico, liturgico, ecc. Gli Uffici
diocesani che si occupano dell'edificazione di nuove chiese e del mantenimento
dei Beni Culturali Ecclesiastici sono l'interlocutore di tutti coloro
che a diverso titolo stanno partecipando o desiderano partecipare al progetto
della chiesa e al suo rinnovamento. CHIESA OGGI architettura e comunicazione
è l'unica rivista specializzata nell'architettura della chiesa in tutte
le sue articolazioni: l'unica rivista che raggiunge sia le parrocchie
italiane, sia chi nell'ambito professionale o imprenditoriale ha fatto
dell'edificio chiesa una parte importante, talvolta esclusiva, della propria
specializzazione.
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Ennio Calabria
"Credo di averla vista", 1995, Acrilico su tavola, cm 80 x 60. Proprietà
Museo-Pinacoteca del Santuario di Loreto. Nel 1968 Calabria così
scriveva della sua pittura: "Vorrei che le mie opere, i ritratti,
le immagini, fossero esclamative e aggressivamente interrogative.
Debbono farsi udire fra lo stridore della realtà e debbono sfidare
un interlocutore visivo invadente: la pubblicità industriale". A
destra: Bruno Gandola, "La Trinità", 1996, Bronzo dorato e legno,
h. cm 98. Proprietà Bruno Gandola, Milano. |
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Conferenza Episcopale di Basilicata
Il Convito della Bellezza: un invito perché il committente si rinnovi
Nel Salone del Pontificio Seminario Regionale Minore di Potenza si è tenuta
la mostra "Il Convito della Bellezza - Frammenti d'Arte Sacra nel Novecento"
(9 febbraio - 1 marzo 2001), organizzata da Mons. Vito Telesca su incarico
della Conferenza Episcopale di Basilicata. Obiettivo della mostra, come
spiega Giancarlo Grano, Presidente del Comitato Esecutivo del Giubileo
2000 per la Regione Basilicata, nell'introduzione al Catalogo della mostra
(pubblicato per la Regione Basilicata dall'Editrice STES di Potenza),
è di "stimolare nuove acquisizioni nel campo dell'arte a contenuto religioso".
Nel suo intervento, Mons. Giancarlo Santi, Direttore dell'Ufficio nazionale
beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana, notando
come la mostra di Potenza si collochi nel quadro delle molteplici iniziative
volte a dar nuovo vigore al dialogo tra Chiesa e arte, afferma: "Rimaniamo
ora in attesa che si apra la stagione (...) della committenza ecclesiastica:
infatti gli artisti contemporanei attendono di essere chiamati a realizzare
opere da collocare nelle chiese oltre a quelle da collocare nelle mostre...
Sono convinto - continua Santi - che il committente ecclesiastico che
pure, generalmente, ha abbandonato pregiudizi e opposizioni di principio
nei riguardi di linguaggi della contemporaneità, è ancora privo di sufficienti
motivazioni teologiche e spirituali da una parte, e dei necessari supporti
professionali dall'altra. Difetta cioè del sostegno dei teologi e della
consulenza dei critici, figure entrambe indispensabili per alimentare
l'impegno faticoso che richiede il confronto con gli artisti per orientarsi
nel mondo e nel mercato dell'arte in modo consapevole". L'organizzatore
della mostra, Mons. Vito Telesca ha avuto il grande merito di compiere
una ricognizione a 360 nell'arte contemporanea, confortato da diversi
artisti e critici, quali Bruno Gandola e Floriana Spalla del Museo dello
Stucco e Scagliola intevlese, il prof. Natale Addamiano, Alfredo Paglione
e molti altri. Hanno partecipato e sostenuto la mostra anche l'Accademia
di Belle Arti di Brera, diversi Consolati, istituti pubblici e privati,
a dimostrazione della complessità di un'operazione culturale di questo
genere. Oltre un centinaio le opere a soggetto religioso esposte, che
spaziano sui diversi linguaggi dell'arte del secolo XX, fornendo una panoramica
di ottima qualità.
Qui a lato:
Aligi Sassu, "La Madonna dello Splendore", 1994, Acrilico- cartone,
cm 36 x 27.
Proprietà p. Serafino Colangeli, Giulianova (Te). |
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Queste pagine sono
a disposizione delle Curie diocesane: qui possono presentare le iniziative
che hanno intrapreso, che stanno realizzando o che intendono concretizzare
in futuro. Una iniziativa di una singola diocesi può essere fonte
di ispirazione per altri, può essere motivo di dibattito, può essere
occasione per suggerire soluzioni nuove a problemi specifici. Siamo
sicuri che altri vorranno comunicarci le loro iniziative e che il
flusso di informazioni, proposte, analisi, suggerimenti, richieste
che su queste pagine troveranno ospitalità, sarà sempre più ricco
e fecondo. Inviate la Vostra comunicazione per posta elettronica:
chiesaoggi@dibaio.com |
Diocesi di
Trento
Una nuova sezione del Museo Diocesano
In base a una convenzione stipulata nel 1998 tra il Comune di Villa Lagarina
e il Museo Diocesano Tridentino, tre sale di palazzo Libera, a Villa Lagarina,
sono state cedute in comodato gratuito dal Comune perché il museo allestisse
una sua sezione staccata. Tale sezione è stata inaugurata nell'ottobre
passato: ne troviamo notizia sul bimestrale della Provincia Autonoma di
Trento, Poster Trentino di febbraio. Nella nuova sede distaccata del Museo
Diocesano Tridentino trovano posto gli oggetti liturgici e artistici lasciati
alla pieve di Villa Lagarina dai prelati della famiglia Lodron. In precedenza
tale patrimonio era conservato, non accessibile al pubblico, nella sacrestia
superiore della chiesa di S. Maria Assunta. "Si tratta di un nucleo di
opere d'arte e suppellettili ecclesiastiche di notevole interesse - si
spiega nella citata rivista - riferibili alla raffinata committenza dei
Lodron: alla nobile famiglia spettava infatti il diritto di patronato
sulla chiesa di Villa Lagarina, dal 1561 al 1804 retta appunto da membri
di questa casata." Il percorso museale si snoda dal piano nobile al sottotetto
della villa settecentesca. Gli oggetti sono identificati secondo criteri
cronologici e sulla base delle committenze. Tra questi si segnalano: la
croce astile con nodo realizzata nel 1519 dall'orafo Antonio Guerini,
una pisside in argento dorato di Hans Enders degli inizi del XVII secolo,
il cui committente fu Paride Lodron, un parato di seta bianca con ricami
in seta e filo laminato d'oro del Settecento, commissionato dall'arciprete
Carlo Ferdinando Lodron. Il nuovo percorso espositivo è stato ideato e
preparato dall'arch. Domenica Primerano, vicedirettore del Museo Diocesano
Tridentino, in collaborazione con la prof.ssa Donata Devoti e la dr.ssa
Domenica Digilio. Il progetto è dell'arch. Vittoria Wolf, l'allestimento
illuminotecnico è stato diretto dall'arch. Massimo Iarussi.
Diocesi di
Bergamo
La "pastorale" del progettare
Don Giuseppe Mignami, parroco di Ambivere (BG) ci fa pervenire la seguente
riflessione sull'architettura e sulla liturgia, sul senso del costruire
una chiesa nuova. "Dio si incarna". Per i credenti della religione ebraico-cristiana
è fondamentale. Il creatore, l'Altissimo, viene sulla terra degli uomini
e sta con loro: "Il Signore è con te. Il Signore sia con voi!". Dio e
l'uomo mangiano assieme il pane della storia. L'iniziativa è sempre di
Dio e l'incontro è là dove Dio accende il suo "a cuore a cuore con l'uomo".
Ma quando si costruisce una chiesa si pone un radicale segno dell'essere
di Dio nelle opere e nei giorni dell'uomo; si affida a questo luogo la
funzione di accogliervi Dio e gli uomini, insieme, affinché si possa narrare,sussurrare,
gridare, cantare, celebrare, vivere e consumare l'evento strepitoso del
"Dio con noi!". Il progetto di edificare una chiesa richiede energie di
carattere tecnico, estetico ed economico. Non si dovrebbe fare anche un
discorso di fede e di "pastorale"? Tecnici, architetti, ingegneri, maestranze
varie non dovrebbero acquisire sensibilità di fede quando si occupano
di spazi sacri, di segni liturgici, di luoghi religiosi? Qualche anno
fa la Chiesa diocesana di Bergamo, per iniziativa dell'Ufficio d'arte
sacra e in collaborazione con il centro culturale Rezzara, ha organizzato
corsi ad alto livello affinché architetti, ingegneri e geometri tuffassero
le loro professionalità nei temi della fede e della spiritualità. Architettura
e arte segnano sempre i percorsi sui quali Dio e l'uomo si cercano. E
la gente, la comunità? Non sarà da coinvolgere? Non solo con offerte di
denaro; solitamente quelle ci sono. Il popolo di Dio andrebbe coinvolto
nella coscienza di essere edificio spirituale, fatto di pietre vive e
fondato sulla pietra di base che è Gesù Cristo (1 Pt 2, 1-10). Costruire
una chiesa significa trovare un luogo che restituisca al tempo ciò che
le troppe cose dello spazio gli sottraggono; per fare questo occorre "dare
spazio al tempo", occorre trattarlo come fosse spazio da occupare, volume
da ricavare, edificio da costruire. Così, si vive il tempo in compagnia
di Dio che sta nell'eternità, anche quando si incarna. La chiesa: un frammento
di eternità da abitare? Lì, spazio e tempo ritrovano il loro equilibrio;
poi si contraggono, si umiliano, si sfiniscono volontariamente, dolcemente,
santamente. Allora, tecnica ed estetica, da usarsi al massimo della maestria
e della competenza, diventano arte e lasciano trasparire la gratuità,
la poesia, la preghiera; continuamente vi alludono, vi rimandano. Il "segno
del Tempio" dovrebbe essere un po' questo. Questo dovrebbero dire anche
i segni che popolano il Tempio e le sue adiacenze: crisalidi che continuano
a rompersi, a schiudersi per dar vita alla farfalla dell'arte della poesia
e della fede.
Diocesi di
Vicenza
Gli spazi della fede. Corso di architettura.
È cominciato l'annunciato Corso di specializzazione per architetti sull'
Adeguamento liturgico delle chiese dopo il Vaticano II, programmato dall'ordine
degli Architetti della provincia, con la collaborazione degli Uffici diocesani
per la Liturgia e per i Beni culturali, e dell'Associazione ABACO di Vicenza.
Il Prof. G. Cattin ha aperto il corso nella mattinata di venerdì 23 marzo,
alla presenza puntuale e attenta di 45 architetti partecipanti, evidenziando
l'opportunità di una tale iniziativa, di grande utilità per intraprendere
un cammino di collaborazione fra arte e fede, necessario alla riqualificazione
delle nostre chiese. Nel pomeriggio il Prof. C. Chenis, della Pontificia
Commissione per i Beni Culturali, ha tenuto la prolusione ufficiale, svolgendo
il tema L'adeguamento liturgico nel rispetto della memoria e della sensibilità
attuale, mettendo a fuoco una tensione ancora irrisolta fra la struttura
tradizionale delle chiese e le nuove esigenze nate dalla Riforma liturgica.
Tra venerdì 23 e sabato 31 sono state svolte sei relazioni su argomenti
di interesse generale e di carattere fondativo per affrontare problematiche
inerenti al Corso, sia nella sua dimensione teoretico-dottrinale come
in quella tecnico-progettuale: sono intervenuti i relatori R. Tagliaferri,
V. Sanson, M.A. Crippa e F. Gasparini. Venerdì 30 marzo tutti gli iscritti,
suddivisi in tre gruppi e accompagnati da tre tutor, si sono recati per
un sopralluogo alle tre chiese scelte per il Laboratorio di progettazione
(Dueville, Noventa vic., S. Croce), dopo aver preso visione della loro
configurazione architettonica e delle loro esigenze in vista dell'adeguamento
liturgico. Una caratteristica saliente di questo Corso, infatti, è quella
di chiedere ai partecipanti di impegnarsi non solo ad acquisire informazioni
e saperi, ma di cimentarsi nell'elaborazione personale di un progetto
di adeguamento, nel quale, stimolati nella propria creatività, mettere
a frutto le conoscenze apprese nelle lezioni. Nei partecipanti ci sembra
di aver notato un grande interesse per i temi svolti e un certo qual stupore
nella scoperta di legami così stretti fra la ritualità umana e la creatività
simbolica, e fra queste e la fede e la liturgia cristiana, come se si
riaprisse una nuova prospettiva di gioiosa, anche se problematica, ricomposizione
fra l'arte e la fede o, meglio ancora, fra l'architettura e la liturgia,
fra il mondo dell'abitare in armonia con se stessi e con gli altri, nella
città e nella natura, e l'ineluttabilità del camminare, dell'oltrepassare
cioè la soglia del sensibile per inoltrarsi nell'inaccessibile.
Don Virginio Sanson Direttore, Ufficio Beni Culturali, Diocesi di Vicenza
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