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La costruzione del Seminario di Bergamo,
durata quasi quindici anni, ha occupato una parte importante della storia
della città nel periodo successivo alla ricostruzione post-bellica. Le
vicende del Seminario, durate dagli anni '50 fin quasi la fine degli anni
'60, hanno lasciato un ricordo indelebile sia negli annali della storia
locale, attraverso i numerosi dibattiti e le polemiche che fecero eco
sui mass media locali e nazionali, sia nel profilo fisico della città
storica, che, ad opera avvenuta, ha lasciato un segno di marcata trasformazione
nel tessuto urbano di Città Alta. La ricostruzione degli avvenimenti,
resa possibile dalle testimonianze tratte da L'Eco di Bergamo e dal prezioso
volume "Il Colle di San Giovanni - Le vicende della ricostruzione" (ed.
SESAAB), riporta ad una storia fatta di continue perseveranze della diocesi
a sostegno della collocazione del Seminario nell'antico luogo di origine,
alle lunghe vicende della sua progettazione che ha visto il gratuito impegno
di illustri architetti che, in varie fasi, e in diverse epoche, hanno
consentito la realizzazione dell'opera, ma soprattutto ad una storia dove
si evidenzia il consenso e il profondo affetto della gente bergamasca
che per tutto il periodo di gestazione dell'opera sostenne con grande
generosità la notevole spesa che ha consentito di realizzare il nuovo
Seminario.
Le origini
Il Seminario di Bergamo, inteso come luogo di studio e formazione al sacerdozio,
apre i battenti, tra i primi, il I° ottobre 1567 , quattro anni dopo il
suo decretamento avve-nuto con il Concilio di Trento . Nei primi tempi
è ospitato in una modesta casa in affitto nella zona di S. Pancrazio in
città alta, ma già nel 1573 si trasferisce presso la chiesa di S.Matteo
in Via Tassis , dove rimarrà fino al 1825, anno in cui si stabilirà definitivamente
sul Colle di San Giovanni in Arena.
Alla sua apertura il Seminario parte con la modesta presenza di 20-25
alunni, ma già negli anni successivi il numero tende ad aumentare . Alcuni
ampliamenti e acquisizioni ingrandiscono la struttura nei secoli successivi,
fin quando, per carenza di spazi, viene aggiunta una nuova sede distaccata
presso il Convento dei Celestini nel Borgo di Santa Caterina nell'anno
1795 e quindi presso Celana in provincia. Ai primi dell'800 il Seminario
conta una presenza di 40 studenti in città alta presso San Matteo, 70
allievi presso il convento dei Celestini e altri quaranta presso il Collegio
di Celana. Per carenza di spazi e con l'idea di una rinificazione delle
sedi decentrate, nel 1818 si procede ai lavori di sistemazione di alcune
strutture edilizie sul Colle di San Giovanni di Città Alta per consentire
il trasferimento della nuova sede del Seminario. Si tratta del Convento
delle Dimesse, del palazzo Sozzi e del palazzo dei marchesi Solza, insieme
alla Chiesa di San Giovanni. Il progetto, affidato all'arch. Giovanni
Bianconi, professore presso l'Accademia Carrara, prevede l'unione, con
parziali demolizioni, degli edifici preesistenti, con rifacimento delle
facciate.
I lavori preparatori
Si provvede alla demolizione di una torre medioevale per creare un passaggio
stradale su Via Arena, mentre vengono sopraelevati il palazzo Sozzi e
il Convento delle Dimess , riproposto con una facciata in stile neoclassico
e che, nel tempo a venire, cambierà nome chiamandosi "Palazzo Bianconi".
La cronaca del Seminario dal primo '900 agli anni '30 registra un forte
aumento di presenze di allievi. La nuova sede del seminario di Clusone
viene eretta tra il 1933 e il 1934; negli anni '40 gli edifici del Seminario
sul Colle di San Giovanni subiscono alcune modifiche: viene edificato
l'edificio che ospita l'alloggio dei professori, mentre si fa viva l'intenzione
di costruire una nuova sede più grande, essendo quella presente del tutto
inadeguata alle esigenze logistiche e igienico-sanitarie. Nella relazione
di visita della Congregazione dei Seminari del 1954, si legge la necessità
di sistemare ambienti definiti inabitabili entro i quali gli allievi soggiornano
e studiano: "....vecchi edifici: umidi, tetri, scrostati, in qualche parte
anche malsicuri. Cameroni freddi e disadorni, con mobili primitivi, aule
di studio strette e buie ......E' assolutamente necessario liberare tanti
giovani e ragazzi da un ambiente malsano, tetro, antieducativo, affrontando
decisamente e coraggiosamente il problema del nuovo seminario ".
La ricostruzione
L'annuncio dell'intenzione di affrontare la costruzione del nuovo seminario
avviene l'8 maggio del 1955, dal pulpito della chiesa di Santa Maria Maggiore,
per voce del vescovo mons. Giuseppe Piazzi, il quale, nei mesi successivi
incaricherà in forma privata l'ing. Dante Fornoni e l'arch. Nestorio Sacchi
di provvedere ad un primo studio orientativo sulle possibilità di rifacimento
e aggiornamento degli edifici del Seminario. Dopo due mesi di lavoro i
progettisti presentano uno studio che, per la presenza di elementi architettonici
e ambientali da conservare consigliava l'edificazione del nuovo seminario
in altra area esterna al Colle di San Giovanni.
Ritenuto non adeguato alle esigenze espresse, il progetto Fornoni-Sacchi
fu sospeso e venne incaricato l'arch. Giovanni Muzio, presidente della
terza sezione del Consiglio Superiore delle Antichità e delle Belle Arti,
di predisporre un altro progetto.
Scopo del progetto era di dare un'idonea e decorosa accoglienza agli oltre
seicento seminaristi presenti e riunificare il seminario di Clusone con
quello di Bergamo, rimanendo la struttura sul colle di città alta, ritenuto
luogo di memoria storica.
Il dubbio che sorge, se affrontare il progetto con un riadattamento del
vecchio edificio o con la demolizione e la ricostruzione di nuove strutture,
stimola le proposte e già si insinuano le prime polemiche sui quotidiani.
Scrive ilGiornale del Popolo "Demolire e ricostruire in Città Alta vuol
dire sobbarcarsi a un costo del trenta e forse del quaranta per cento
maggiore che non costruire ex novo in una zona piana... Inoltre esiste
il pericolo che, iniziati i lavori di demolizione, qualche ritrovamento
archeologico, sempre possibile, induca la Soprintendenza a far sospendere
gli scavi...". In attesa del progetto viene lanciata una sottoscrizione
per le parrocchie di provincia in occasione dell'inizio della visita pastorale.
Quando il progetto di massima viene presentato al vescovo, per attuarlo
si rende necessario chiedere al Comune, che ne è proprietario il possesso
del tratto di Via Arena che va dall'inizio dell'edificio dell'attuale
Seminario, fino alla strada delle Mura che sbocca in Colle Aperto, perché
la sua presenza risulta di ostacolo ad una definizione razionale del progetto
nella sua complessità.
Il progetto completo viene presentato per l'esame della commissione edilizia
poco prima del Natale del 1955. L'attuazione del progetto comporta l'edificazione
di circa 75.000 metri cubi, su un'area di circa 20.000 mq, con spazi liberi
di 6.700 mq, per una accoglienza massima di 420 seminaristi; è prevista
la conservazione di diversi manufatti esistenti e la spesa preventivata
assomma a 750 milioni. Sia da parte del Comune che della Sovrintendenza
sorgono i primi dubbi circa i problemi di impatto visivo che l'opera comporta
e, dopo la prima bocciatura nel dicembre del 1959 del progetto all'esame
della commissione edilizia, il vescovo mons. Giuseppe Piazzi il 12 gennaio
1960 decide di istituire una commissione che viene preposta all'assistenza
del lavoro di progettazione del seminario. E' composta dall'economo don
Vavassori, da mons. Farina, da mons. Dolci e dall'ing. Beretta e apre
i lavori valutando l'opportunità di costruire il nuovo seminario in altra
collocazione.
Ai primi giorni di marzo del 1960 viene contattato il progettista Ezio
Agazzi, un disegnatore senza titolo, il quale, esaminato il progetto presentato,
elabora con una controproposta un progetto planivolumetrico che contempla,
tra le altre cose, il sopralzo di palazzo Sozzi.
Nella mattina del 5 aprile del 1960 Papa Giovanni XXIII ri-ceve in udienza
privata il vescovo mons. Piazzi al quale esprime il desiderio che il seminario
resti in Città Alta sul Colle di S.Giovanni, posizione che viene ribadita
successivamente anche all'arch. Muzio il 13 giugno 1960, quando gli viene
riconfermato l'incarico del progetto che dividerà in collaborazione con
l'Arch. Enrico Sesti. Presentato il nuovo progetto con le modifiche decise
dalla diocesi, il 18 settembre i lavori possono aver inizio con la cerimonia
di posa della prima pietra. Presiede il rito il Cardinale Gustavo Testa.
Il progetto del seminario prende quindi piede con una disposizione che
contempla il collocamento degli edifici di teologia e del liceo tra loro
separati, in posizione da consentire la presenza di ampi spazi liberi
e cortili interni, posizione adeguata per gli alloggi dei professori e
una unica portineria. In corso d'opera, a causa di alcuni cedimenti strutturali
a cui segue un crollo di lieve entità dopo l'esecuzione di parziali demolizioni,
i lavori vengono sospesi dapprima dalla Soprintendenza e poi, a tempo
indeterminato, dal Comune.
L'episodio non passa inosservato e immediata è la reazione dei mass media
e di alcuni ordini professionali che, per lungo tempo, lanciano accuse
contro i lavori di demolizione con interventi pubblici, articoli particolarmente
polemici e con titoli accesi, come quello apparso sull'Unità del 30 novembre
1960 : "Il piccone clericale contro Bergamo Alta".
Sulla scia delle polemiche, nel febbraio del 1961 il vescovo decide di
affiancare ai progettisti dell'opera un gruppo di figure competenti in
vari campi, con lo scopo di sgravare i tecnici dalle incombenze di rappresentanza
e per lo svolgimento di tutte le pratiche tecniche, legali, amministrative.
Istituisce quindi una Commissione a cui aderiscono: come presidente l'avv.
Lorenzo Suardi, e come componenti l'ing. Luigi Angelini, l'ing. Osvaldo
Bordogna, l'ing.Dante Fornoni, il dott. Ferruccio Galmozzi, l'avv. Giovanni
Giavazzi, l'arch. Giovanni Muzio, il prof. Mauro Pelliccioli, il prof.
Carlo Pesenti, l'arch. Pino Pizzigoni, l'arch.Vito Sonzogni e l'arch.
G.Battista Arzuffi.
Il ruolo di Muzio
Affiancata ai progettisti, la Commissione lavora anche attuando alcune
proposte alternative che, prendendo spunto dal progetto dell'arch. Muzio
e dalle polemiche conseguenti, definiscono una nuova veste progettuale.
L'apporto progettuale si concretizza grazie anche alla generosa collaborazione
dell'arch. Vito Sonzogni che elabora una soluzione per i punti più controversi
e che, trovando largo consenso, viene affiancato al progetto dell'arch.
Muzio.
La nuova soluzione così elaborata trova favorevole il parere della commissione
edilizia comunale.
Il progetto approvato, orientato su direttive diverse da quelle originariamente
concepite, non trova però più l'appoggio dell'arch. Muzio, che, non condividendo
tale impostazione, rassegna le dimissioni dall'incarico. Al gesto dell'arch.
Muzio consegue la decisione del vescovo di formare un gruppo di progettazione
composto dai membri della stessa Commissione, i quali lasciano la responsabilità
del prosieguo progettuale agli unici architetti aderenti:Vito Sonzogni
e Pino Pizzigoni, i quali , a loro volta, assolveranno il proprio impegno
in totale gratuità.
Prosegue quindi l'opera, con un progetto innovativo, elaborato nel rispetto
delle piante e dei volumi preesistenti, capace di integrare il nuovo alle
vecchie costruzioni e che si armonizza nel quadro panoramico di città
alta. Secondo questa nuova visione al piano interrato trovano posto i
servizi tecnologici generali , al piano terreno sono ricavati un grande
salone per le riunioni, la cappella per i professori, le salette per le
udienze, oltre ai servizi e ai disimpegni, un appartamento per il vice
rettore del ginnasio, un salone per la ricreazione degli alunni; all'esterno
trovano posto numerosi spazi di connettivo e cortili per lo svago e la
ricreazione, mentre nei piani soprastanti trovano posto i nuclei di abitazione
dei professori, raggiungibili da ampie scale e dall'ascensore.
I lavori proseguono con la direzione di Sonzogni e Pizzigoni fino al 1963,
anno in cui i due progettisti, per contrasti sulle scelte progettuali,
rassegnano le dimissioni. Il 3 giugno 1963 muore papa Giovanni e due mesi
dopo è la volta del vescovo mons. Piazzi.
Con la morte di Mons. Giuseppe Piazzi si apre un periodo delicato per
la ricostruzione del seminario, reso ancor più difficile dalle dimissioni
dei due maggiori artefici del progetto, gli architetti Sonzogni e Pizzigoni.
Dopo la nomina a vescovo di mons. Clemente Gaddi, prosegue l'opera del
Seminario con due nuove figure: il progettista Ezio Agazzi che viene affiancato
all'ing. Angelo Cortesi.
La conclusione dei lavori
I lavori, dopo l'iter di approvazione comunale, riprendono così con un
progetto che contempla la demolizione di Palazzo Bianconi e la sua ricostruzione
con un piano in più, oltre alla costruzione della chiesa, già abbozzata
dal progetto Sonzogni e Pizzigoni.
Il 10 ottobre 1964 terminano i lavori di costruzione delle scuole del
Seminario e così , dopo quattro anni di assenza dal Colle di San Giovanni,
gli allievi ritornano nel nuovo edificio ammodernato.
Alla fine del 1965 vengono completati la foresteria e i magazzini; il
17 marzo 1966 viene inaugurato l'auditorium e presentato il progetto della
chiesa ipogea, il 23 aprile viene inaugurato il grande atrio d'ingresso
con gli affreschi di Claudio Nani e di Trento Longaretti e la galleria
dell'auditorium, mentre giunge quasi a conclusione la costruzione della
piscina coperta .
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