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Cappella Portinari: il restauro delle superfici pittoriche

Cappella Portinari: l'intervento sulle terrecotte
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Equipe dell'Arch. Giovanni Rossi
Al momento dell'attuale intervento, il degrado degli affreschi era grave,
soprattutto nella scena dell'Annunciazione. L'intervento sulle superfici
pittoriche è consistito nell'eliminazione delle vistose efflorescenze,
costituite principalmente di solfati di calcio e di sali solubili (nitrati,
nitriti, cloruri): l'applicazione di impacchi di polpa di carta imbibita
d'acqua distillata ha permesso di eliminare i sali solubili. Nelle aree
interessate dalla solfatazione, sono stati applicati impacchi di polpa
di carta imbibita di una soluzione di ammonio carbonato, prolungandone
l'azione fino a ventiquatt'ore, per risolvere il problema costituito dagli
imbianchimenti.
Residui di sostanze organiche (cera d'api e paraffina) sono stati rimossi
con una ripetuta applicazione di impacchi di idrocarburi ad alto punto
di ebollizione. Sono state poi fatte applicazioni di idrossido di bario
secondo la metodologia messa a punto dall'Opificio delle Pietre Dure di
Firenze. Le operazioni sono state completate con interventi a rigatino,
lasciando a vista abrasioni e mancanze, come fenomeno di invecchiamento
naturale.
Il racconto fotografico
Foto N.1: la scena dell' Annunciazione. L'Angelo sapientemente inserito
nell'impianto architettonico dipinto, è giocato su tonalità di bianco
e viola, che ritornano nei marmi dell'edificio, modulati in varie gamme
cromatiche. Purtroppo l'azione dei sali ha, in alcuni punti del panneggio,
disgregato la pellicola pittorica. A destra: l'immagine della Vergine
Annunziata, durante l'intervento di conservazione. Sono evidenti le fluorescenze
bianche, provocate sia dalla cristallizzazione dei sali che dall'applicazione
di paraffina, nel tentativo di consolidare la pellicola pittorica. Nelle
pagine successive: la scena del Miracolo della nube. Il Santo predica
dal pulpito in legno, eretto all'esterno della chiesa per permettere alla
folla di assistere.
Tra i presenti si presume che il personaggio con l'abito verde, seduto
ai piedi della scaletta, sia Pigello Portinari, il committente della Cappella,
mentre è stato ipotizzato che la figura in piedi, con un braccio appoggiato
sulla scaletta, sia il fratello Tommaso. L'affresco era compromesso da
una diffusa solfaltazione di superficie e dai segni della rimozione meccanica
dello scialbo. In basso: particolare del gruppo delle donne, sedute per
terra ai piedi del pulpito, è un brano di intenso naturalismo. La pulitura
eseguita con il metodo ormai consolidato dagli impacchi di ammonio bicarbonato,
ha recuperato anche i colori che, in origine, dovevano dare grande vivacità
alla scena. Al centro: particolare della scena del Miracolo del piede
risanato. Un giovane si sporge da una balconata ad osservare, con assoluta
naturalezza, la scena: il suo abito rosso crea ancora una viva macchia
di colore in contrasto con i bianchi dell'architettura. Foppa ambienta
gli eventi miracolosi in ambienti quotidiani indagati con amore e curiosità
e resi con una vivacità cromatica che ancora possiamo apprezzare, nonostante
che l'azione dell'umidità e le incaute operazioni ottocentesche di discialbo
abbiano molto impoverito le stesure di colore.
Studio Restauri Formica
L'attuale intervento è consistito nella rimozione a bisturi dei residui
degli scialbi. Si è dedicata poi una meticolosa attenzione al fissaggio
dei lacerti della pellicola pittorica che sono stati tutti conservati
benché in massima parte derivino dalle ridimpiture ottocentesche. Infatti,
se, per un eccesso di scrupolo filologico, si fossero rimossi anche questi
residui, si sarebbe annullata la policromia che, dal momento della riscoperta
del bassorilievo, lo caratterizza. È stato consolidato il colore che "spolverava",
procedendo con grande scrupolo su aree molto limitate che venivano velinate
con carta giapponese su cui era applicata, a pennello, resina acrilica,
che era anche iniettata al di sotto delle scaglie sollevate che erano
poi posizionate con il termocauterio. Con altrettanta cura è stata fissata
la foglia d'oro della doratura, per la maggior parte ottocentesca e si
sono conservate le rosette, senz'altro applicate nell'intervento del secolo
scorso. La pulitura delle cornici che racchiudono il fregio degli Angeli
è stata eseguita con soluzioni di ammonio bicarbonato in acqua distillata:
è stata così riportata a vista la stesura a cocciopesto, che impartisce
alle cornici una tonalità rosa. Sulle costolature si è fissato e pulito
l'intonachino spruzzato di bianco e di grigio ad imitazione del granito,
che purtroppo sopravvive solo come lacerti e non permette più di apprezzare
la finzione dell'impiego di un materiale ben diverso dalla terracotta.
È stata risarcita la fessura di assestamento, già in passato oggetto d'interventi
e le malte dei giunti, decoesionate dall'umidità, sono state ricostruite
con l'impiego di grassello di calce, sabbietta vagliata e cocciopesto.
Le vaste cadute di colore rendevano illeggibile la decorazione architettonica
dello sfondo del Tripudio, che è stata integrata con la tecnica a rigatino,
impiegando acquerelli, che, sia per la loro trasparenza che per la scelta
di sottotoni, lasciano percepire la superficie sottostante ma, nello stesso
tempo, ricompongono e rendono leggibili la scansione dello spazio creata
dagli archi.
Il racconto fotografico
Foto N.2: Il Tripudio degli Angeli è racchiuso tra due fasce, decorate
con motivi classicheggianti. Le figure angeliche sono variamente caratterizzate
in atti di danza e reggono nastri che sostengono "campane" di frutti,
in un'atmosfera di perfetta letizia. La perfezione del circolo racchiude
la visione delle luce divina e le figure introducono, dal mondo terreno,
alla beatifica visione di Dio, che Pietro ha guadagnato con il suo martirio.
Le terrecotte erano state coperte da molti strati di scialbo: l'intervento
ottocentesco consistette in un discialbo, in una radicale ridipintura
e nel rifacimento delle dorature. L'azione dell'umidità, però, in breve
tempo provocò la decoesione anche del nuovo strato pittorico, di cui,
al momento dell'attuale intervento sopravvivevano solo lacerti. L'ottima
esecuzione delle terrecotte ha permesso una buona conservazione del modellato.
Le aree dove maggiore è stata l'infiltrazione di umidità hanno perso quasi
completamente la pellicola pittorica. Benché i pigmenti sopravvissuti
non fossero, in grandissima parte, originali, sono stati conservati scrupolosamente,
per mantenere l'immagine ormai storicizzata delle terrecotte policromate.
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