Tratto da:
Chiesa Oggi 42
Architettura e Comunicazione

L'intervento

 

Cappella Portinari: il restauro delle superfici pittoriche

 

Cappella Portinari: l'intervento sulle terrecotte


Equipe dell'Arch. Giovanni Rossi
Al momento dell'attuale intervento, il degrado degli affreschi era grave, soprattutto nella scena dell'Annunciazione. L'intervento sulle superfici pittoriche è consistito nell'eliminazione delle vistose efflorescenze, costituite principalmente di solfati di calcio e di sali solubili (nitrati, nitriti, cloruri): l'applicazione di impacchi di polpa di carta imbibita d'acqua distillata ha permesso di eliminare i sali solubili. Nelle aree interessate dalla solfatazione, sono stati applicati impacchi di polpa di carta imbibita di una soluzione di ammonio carbonato, prolungandone l'azione fino a ventiquatt'ore, per risolvere il problema costituito dagli imbianchimenti.
Residui di sostanze organiche (cera d'api e paraffina) sono stati rimossi con una ripetuta applicazione di impacchi di idrocarburi ad alto punto di ebollizione. Sono state poi fatte applicazioni di idrossido di bario secondo la metodologia messa a punto dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Le operazioni sono state completate con interventi a rigatino, lasciando a vista abrasioni e mancanze, come fenomeno di invecchiamento naturale.
Il racconto fotografico
Foto N.1: la scena dell' Annunciazione. L'Angelo sapientemente inserito nell'impianto architettonico dipinto, è giocato su tonalità di bianco e viola, che ritornano nei marmi dell'edificio, modulati in varie gamme cromatiche. Purtroppo l'azione dei sali ha, in alcuni punti del panneggio, disgregato la pellicola pittorica. A destra: l'immagine della Vergine Annunziata, durante l'intervento di conservazione. Sono evidenti le fluorescenze bianche, provocate sia dalla cristallizzazione dei sali che dall'applicazione di paraffina, nel tentativo di consolidare la pellicola pittorica. Nelle pagine successive: la scena del Miracolo della nube. Il Santo predica dal pulpito in legno, eretto all'esterno della chiesa per permettere alla folla di assistere.
Tra i presenti si presume che il personaggio con l'abito verde, seduto ai piedi della scaletta, sia Pigello Portinari, il committente della Cappella, mentre è stato ipotizzato che la figura in piedi, con un braccio appoggiato sulla scaletta, sia il fratello Tommaso. L'affresco era compromesso da una diffusa solfaltazione di superficie e dai segni della rimozione meccanica dello scialbo. In basso: particolare del gruppo delle donne, sedute per terra ai piedi del pulpito, è un brano di intenso naturalismo. La pulitura eseguita con il metodo ormai consolidato dagli impacchi di ammonio bicarbonato, ha recuperato anche i colori che, in origine, dovevano dare grande vivacità alla scena. Al centro: particolare della scena del Miracolo del piede risanato. Un giovane si sporge da una balconata ad osservare, con assoluta naturalezza, la scena: il suo abito rosso crea ancora una viva macchia di colore in contrasto con i bianchi dell'architettura. Foppa ambienta gli eventi miracolosi in ambienti quotidiani indagati con amore e curiosità e resi con una vivacità cromatica che ancora possiamo apprezzare, nonostante che l'azione dell'umidità e le incaute operazioni ottocentesche di discialbo abbiano molto impoverito le stesure di colore.

Studio Restauri Formica
L'attuale intervento è consistito nella rimozione a bisturi dei residui degli scialbi. Si è dedicata poi una meticolosa attenzione al fissaggio dei lacerti della pellicola pittorica che sono stati tutti conservati benché in massima parte derivino dalle ridimpiture ottocentesche. Infatti, se, per un eccesso di scrupolo filologico, si fossero rimossi anche questi residui, si sarebbe annullata la policromia che, dal momento della riscoperta del bassorilievo, lo caratterizza. È stato consolidato il colore che "spolverava", procedendo con grande scrupolo su aree molto limitate che venivano velinate con carta giapponese su cui era applicata, a pennello, resina acrilica, che era anche iniettata al di sotto delle scaglie sollevate che erano poi posizionate con il termocauterio. Con altrettanta cura è stata fissata la foglia d'oro della doratura, per la maggior parte ottocentesca e si sono conservate le rosette, senz'altro applicate nell'intervento del secolo scorso. La pulitura delle cornici che racchiudono il fregio degli Angeli è stata eseguita con soluzioni di ammonio bicarbonato in acqua distillata: è stata così riportata a vista la stesura a cocciopesto, che impartisce alle cornici una tonalità rosa. Sulle costolature si è fissato e pulito l'intonachino spruzzato di bianco e di grigio ad imitazione del granito, che purtroppo sopravvive solo come lacerti e non permette più di apprezzare la finzione dell'impiego di un materiale ben diverso dalla terracotta. È stata risarcita la fessura di assestamento, già in passato oggetto d'interventi e le malte dei giunti, decoesionate dall'umidità, sono state ricostruite con l'impiego di grassello di calce, sabbietta vagliata e cocciopesto. Le vaste cadute di colore rendevano illeggibile la decorazione architettonica dello sfondo del Tripudio, che è stata integrata con la tecnica a rigatino, impiegando acquerelli, che, sia per la loro trasparenza che per la scelta di sottotoni, lasciano percepire la superficie sottostante ma, nello stesso tempo, ricompongono e rendono leggibili la scansione dello spazio creata dagli archi.
Il racconto fotografico
Foto N.2: Il Tripudio degli Angeli è racchiuso tra due fasce, decorate con motivi classicheggianti. Le figure angeliche sono variamente caratterizzate in atti di danza e reggono nastri che sostengono "campane" di frutti, in un'atmosfera di perfetta letizia. La perfezione del circolo racchiude la visione delle luce divina e le figure introducono, dal mondo terreno, alla beatifica visione di Dio, che Pietro ha guadagnato con il suo martirio.
Le terrecotte erano state coperte da molti strati di scialbo: l'intervento ottocentesco consistette in un discialbo, in una radicale ridipintura e nel rifacimento delle dorature. L'azione dell'umidità, però, in breve tempo provocò la decoesione anche del nuovo strato pittorico, di cui, al momento dell'attuale intervento sopravvivevano solo lacerti. L'ottima esecuzione delle terrecotte ha permesso una buona conservazione del modellato. Le aree dove maggiore è stata l'infiltrazione di umidità hanno perso quasi completamente la pellicola pittorica. Benché i pigmenti sopravvissuti non fossero, in grandissima parte, originali, sono stati conservati scrupolosamente, per mantenere l'immagine ormai storicizzata delle terrecotte policromate.