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Annie Sacerdoti

La Sinagoga di Firenze
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Il 3 settembre
è stato dichiarato "Giornata europea della cultura ebraica". Promossa
dal Consiglio Europeo delle Comunità Ebraiche e dal Bené Berit-Europa,
questa iniziativa è stata selezionata dal Consiglio d'Europa nell'ambito
della campagna per l'anno 2000 "Europa, un patrimonio da salvare".
Con l'occasione, l'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane organizza manifestazioni in 40 città di 11 regioni,
sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e col Patrocinio
del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Evento di particolare
rilevanza entro la Giornata europea di cultura ebraica sarà il lancio
del restauro della sinagoga di Firenze. In generale lo scopo della "Giornata
europea" è aprire tutti i centri di cultura e di culto perché la grande
tradizione ebraica, che tanto peso ha avuto nella formazione dell'Europa
civile, possa essere meglio conosciuta e apprezzata. Ne parliamo con Annie
Sacerdoti, del Consiglio Europeo delle Comunità Ebraiche nonché coordinatrice
per l'Italia della Giornata europea. È questa la prima volta che si tiene
una Giornata europea della cultura ebraica? È la prima volta che una manifestazione
simile avviene a livello europeo: vi partecipano infatti 16 Paesi (Austria,
Belgio, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Gran
Bretagna, Grecia, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia,
Spagna e Svizzera) sotto il coordinamento di Strasburgo. Sono assenti
i Paesi dell'Europa orientale per mancanza di strutture adeguate. Da ora
in avanti l'appuntamento verrà ripetuto ogni anno. Un'iniziativa simile
è già stata sperimentata nel 1999 in alcune zone di un ristretto gruppo
di paesi (Francia, Germania, Italia, Spagna e Svizzera).
Quale scopo si prefigge la Giornata?
Far conoscere e diffondere la cultura ebraica e permettere un interscambio
tra Comunità ebraica e il resto del paese.
Qual è la diffusione delle Comunità ebraiche oggi in Italia?
A Milano e Roma si trovano le Comunità più grandi, di circa 10.000 persone
l'una. Gli eventi storici hanno portato a far sì che nelle grandi città
si siano venuti concentrando i gruppi più numerosi, comunque gli ebrei
sono diffusi in tutto il territorio nazionale. Dal secondo dopoguerra
le diverse crisi belliche nelle regioni mediorientali (si pensi al conflitto
di Suez del 1956), spinse molti ebrei che vivevano in quelle zone a trasferirsi
nelle grandi città italiane.
I templi ebraici, le sinagoghe, sono tutti piuttosto recenti. Come mai?
Per quanto gli ebrei siano presenti sulla penisola da oltre 2000 anni,
dall'epoca dell'imperatore Teodosio in poi tendenzialmente gli è stato
proibito di esercitare pubblicamente il culto e dal 1555 per volontà di
Papa Paolo IV vennero segregati nei ghetti. Per cui nella storia le sinagoghe
venivano costruite entro le abitazioni: ancor oggi in alcune zone, come
a Venezia, si possono osservare case dotate di sinagoga e di passaggi
con altre case vicine che consentivano di arrivare al luogo di culto anche
da molto lontano senza passare per la pubblica strada. Quando nel 1848
venne emanato lo Statuto albertino, alcuni decreti aggiunti a tale Statuto
permisero la libertà di culto e stabilirono la pari dignità: fu allora
che si poterono costruire templi che manifestassero il culto ebraico con
evidenza.
Le maggiori sinagoghe italiane risalgono all'epoca immediatamente successiva:
vennero costruite in modo monumentale proprio per celebrare l'avvenuta
emancipazione. Emblematico è il caso della Mole Antonelliana di Torino,
la cui alta cuspide è diventata un po' il simbolo della città. Venne costruita
per essere il tempio ebraico, ma dovette essere ceduta al Comune per mancanza
di fondi. La sinagoga di Firenze, il cui restauro viene inaugurato il
3 settembre, risale al 1874: è la tipica sinagoga dell'epoca, simile a
quelle di Trieste, di Roma, di Vercelli: tutte costruite in stile orientale.
Non disponendo di una tradizione stilistica propria, gli architetti si
rifecero allo stile moresco nel quale pensavano fossero costruiti gli
edifici di Gerusalemme.
Quali sono i beni culturali ebraici che si aprirono al pubblico?
Oltre alle sinagoghe, le biblioteche e i musei. Quello ebraico è "il popolo
del libro" e la ricchezza di antichi codici manoscritti presenti nelle
collezioni pubbliche e private è notevole. Presso la biblioteca Palatina
di Parma si trova la più ricca collezione di codici miniati ebraici. Vi
sono diversi centri urbani in cui non vi sono più ebrei: in questi casi
sono le autorità cittadine che si occupano di aprire quella che è stata
un tempo la locale sinagoga o la biblioteca per le visite del pubblico.
Come mai proprio ora si è decisa la celebrazione di questa Giornata?
Per diversi motivi. Tra questi il fatto che vediamo ancora riemergere
sentimenti antisemiti e riteniamo che il modo migliore per combattere
i pregiudizi sia quello di far conoscere la realtà del popolo ebraico
e della sua cultura. Inoltre perché si desidera sottolineare come la cultura
ebraica sia viva, come non sia solamente storia passata. Vi saranno così
diversi eventi. A Roma viene allestita una mostra di pitture ebraiche
contemporanee, a Soragna vengono tenuti concerti di musica ebraica...
A Milano viene aperta la più grande biblioteca italiana di cultura ebraica
contemporanea. Insomma il 3 settembre non è una giornata del ricordo,
ma una festa che celebra una cultura viva, prolifica e perfettamente integrata
nella tradizione europea.
Oltre a quello della sinagoga di Firenze sono in programma altri restauri?
L'intenzione è quella di restaurare e tenere in buono stato tutte le sinagoghe
italiane.
In Piemonte, per esempio, vi sono importantissime sinagoghe barocche che
fortunatamente non sono andate distrutte, a differenza di quel che è accaduto
altrove. È un patrimonio comune che pensiamo debba interessare tutti,
ebrei e no, perché è parte della storia del nostro Paese. Insomma, è proprio
tempo di abbandonare definitivamente la logica ghetto.
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