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Arch. Luca Scacchetti
Opere d'arte o prodotti di artigianato, gli oggetti di uso liturgico rappresentano
un patrimonio la cui importanza è fondamentale per le celebrazioni: pur
non eccessivamente visibili, essi sono al centro del rito. Cerchiamo di
riscoprirne il significato.
Questo è il primo di una serie di servizi sugli oggetti per uso liturgico:
è dedicato al calice, elemento principe della celebrazione eucaristica.
Un liturgista, il professore Don Antonio Santantoni, e un designer, l'architetto
Luca Schacchetti, presentano l'oggetto dai loro diversi punti di vista.
Il liturgista spiega quali sono le caratteristiche fondamentali del calice:
quale ne sia la genesi (su tale argomento si veda anche la "Stanza del
liturgista" a pagina 24), quale il dibattito che si muove attorno a esso,
quali le normative vigenti, in che direzione possa andare la ricerca attuale.
Il designer presenta il cammino di pensiero secondo il quale, sulla base
delle indicazioni liturgiche e sulla base della propria esperienza, egli
procederebbe se dovesse impostare il disegno di un nuovo calice. Dal confronto
di queste due voci emerge non una indicazione di come dovrebbe essere
un calice adeguato all'oggi, bensì un possibile metodo di lavoro.
Quale procedimento segue un designer che voglia realizzare
un oggetto come il calice?
Non posso dare una risposta di carattere generale. Posso cercare di indicare
quale strada io segua: strada che è sempre la stessa e non dipende dal
tema da affrontare. Anzitutto cerco di documentarmi su quanto è stato
realizzato nel passato e raccolgo informazioni sulle caratteristiche fondanti
dello specifico elemento da disegnare. Alcuni anni or sono ho avuto occasione
di disegnare un oggetto liturgico, una pisside. Con l'occasione sfogliai
con più attenzione un libro comperato mesi prima, il "Bestiario di Cristo",
di Louis Charbonneau Lassays, che considero fondamentale, in cui vengono
esaminate le forme simboliche del cristianesimo e le loro origini, che
sono spesso precristiane. Infatti il Cristianesimo nel suo affermarsi
come religione dominante ha assunto elementi di preesistenti culti e li
ha tradotti nel proprio linguaggio. Basti pensare al Sol Invictus del
culto mitraico che diventa simbolo di Cristo, vera luce dell'umanità:
dal dio sole al Dio solo. C'è una permanenza di forme e una traslazione
di significati. Vi sono forme archetipiche capaci di esprimere concetti
universali. Una volta documentandomi sulla eziologia e sulla simbologia,
attraverso continui passaggi analogici, da una forma all'altra, da una
storia all'altra, giunsi a un'espressione capace, credo, di avere efficacia
comunicativa anche nell'oggi. Nel caso della pisside, a che risultato
è arrivato? Sono giunto a ridefinire la forma dell'uovo, forma che è universalmente
riconosciuta come simbolo della vita. Tale forma è in questo oggetto retta
da una serie di sfere di grandezza crescente, che a loro volta richiamano
la genesi dell'uovo, culminando con una figura in cui si mescolano la
forma della croce e della corona di spine: simboli eminentemente cristiani.
Si tratta di una serie di passaggi formali che, sommandosi uno con l'altro,
generano nuove forme analogiche.
Il sommarsi di passaggi analogici non può generare confusione?
Credo che quanti più passaggi analogici vengano svolti, tanto maggiore
sia la capacità di comunicazione: il che secondo me spiega, anche se in
negativo, il continuo successo del barocchismo nella produzione di oggetti
di culto. Oggi vengono costruite chiese dalle architetture lineari, razionali,
"neoromaniche" ma per gli oggetti di culto i sacerdoti continuano a preferire
elementi di tipo barocco, cioè densi apparentemente di significati e di
rimandi allegorici, simbolici e allusivi. Tutto ciò nonostante una progressiva
e sempre più forte mancanza di rapporto reale tra contenuto e forma. La
mia pisside, lineare e assolutamente non barocca, tende viceversa a riconquistare
un rapporto tra significato, contenuto e definizione formale. Nonostante
questo tentativo, e nonostante le proposte di alcuni produttori per l'importazione
in Italia di oggetti liturgici del design nordico - danese, finlandese
- di grande semplicità e linearità, la risposta del pubblico è ad oggi
assai deludente. Si preferisce ancora la "stupefazione del barocco", la
"magnificenza" e la "sublime contemplazione" propria della trattatistica
seicentesca, in una sovrapposizione semantica continua tra esagerazione,
ricchezza formale e divino.
Le forme barocche sono facilmente serializzabili?
Senza alcun problema. Si pensi alle automobili Ford degli anni '50, tutte
piene di svolazzi, baroccheggianti appunto, ma costruite in serie. Il
barocco mi sembra decisamente ancora assestato come stile dominante per
gli oggetti di culto e il fatto che non non vi siano impedimenti tecnici
per realizzare oggetti di questo tipo in serie rende il tutto ancora più
consolidato e di lenta rimozione. Del resto sono convinto, come diceva
Che Guevara, che la marcia debba procedere secondo il passo del guerriero
più lento e sicuramente la chiesa più periferica è ancora molto, molto
indietro.
Ma il designer o l'artista deve limitarsi a seguire quel che il pubblico
richiede?
No, anzi, deve avere una funzione di stimolo. Deve saper porsi anche in
polemica con il pubblico. Ma alla fine è il mercato che decide. Quindi
il riconoscere tendenze ancora in atto significa anche armarsi per poter
combattere in modo efficiente e definire gli strumenti per mediare tra
le contraddittorie tendenze formali e contenutistiche di oggi.
Lei personalmente da che parte sta, preferisce una specifica forma espressiva
a un'altra?
Preferisco non compiere scelte a priori. Dipende dal momento e dall'oggetto
che devo disegnare.
C'è differenza tra opera d'arte e design, tra oggetto unico e produzione
serializzabile?
Non vedo alcuna differenza. L'oggetto d'arte è serializzabile.
Quali gli ingredienti del disegno?
Il tema, la cognizione della funzione dell'oggetto, i simboli. E poi qualcos'altro
che crei, come dire, confusione: che liberi il pensiero analogico e consenta
di creare un disegno nuovo, originale. Questo qualcosa, nella mia pisside
è l'uovo, è "l'altro", quello che apparentemente non c'entra ma che dobbiamo
imparare a tenere sul nostro tavolo da disegno: il resto del mondo, la
nostra esperienza e vita.
Il Calice
È il simbolo eucaristico più immediato e commovente.
La normativa vigente ricorda che il materiale adibito deve essere nobile,
resistente agli urti e possibilmente infrangibile. Il piede dovrà essere
largo e pesante quanto basta a rendere difficile il rovesciamento e la
conseguente perdita di vino consacrato. Sulla forma non si danno indicazioni
tassative. Ogni epoca ha fornito i suoi modelli, splendidi alcuni, decorosi
e nobili i più, banali e di cattivo gusto altri. È da lamentare piuttosto
la trita riproposizione di vecchi modelli oramai senz’anima, riprodotti
su larga scala industriale, freddi e banali, o addirittura di cattivo
gusto (che dire di certi calici con ultime cene a sbalzo, dove il divino
Leonardo fa la figura del venditore di patacche?). Un’ultima messa in
guardia è il richiamo a evitare forme inconsuete e provocatorie, tali
da suscitare meraviglia e rigetto tra i fedeli. Un richiamo che può avere
un valore per evitare il pericolo sempre in agguato del narcisismo dell’artista.
Ma senza esagerare. Così a chi scrive e a un mio compagno di studi fu
proibito d’usare il proprio calice personale in occasione delle Messe
da celebrarsi in comunità, perché troppo poco ‘romani’. In realtà non
lo erano affatto trattandosi, in un caso, d’un calice pensato e fuso in
un solo blocco per il mio amico da uno scultore bergamasco, e nel mio
caso, d’un calice tedesco di netta impronta romanica. Oggi nessuno più
li proibirebbe, ma erano gli anni del Concilio, e tutto ciò che non era
‘romano’ sembrava un attacco alla romanità. E per romano s’intendeva una
cosa sola: tradizionale e ripetitivo dei modelli del passato, dal tardo
gotico al neo classico con prevalenza del barocco.
La Patena
Il piattino rotondo su cui viene portata e deposta
l’Ostia grande per il celebrante. Stesso materiale del calice. Oggi può
avere anche la forma d’una ciotola. Eventuali scritte e cesellature sono
consentite solo nella faccia inferiore o esterna, e ciò per impedire che
frammenti di pane possano restarvi imprigionate.
La Pisside
Può avere la forma d’un calice dalla coppa semisferica,
d’una ciotola, o d’un bicchiere a forma di cono rovesciato e tronco alle
base. Essendo destinato alla conservazione dell’Eucaristia, essa è sempre
dotata di coperchio dello stesso disegno e materiale.
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Secolo XVI
Calice di orefice milanese |
Secolo XVII
Calice di bottega milanese |
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Secolo XVIII
Calice firmato P.S. |
Secolo XIX
Maria Bofill, il calice dell'aurora |
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