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Mons. Oliviero Bernasconi Vicario Generale, Presidente
della Commissione Beni Culturali, Diocesi di Lugano
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Mons. Oliviero
Bernasconi
Nel territorio della Diocesi di Lugano
sono state realizzate alcune chiese nuove di notevole importanza (a Mogno
- cfr. CHIESA OGGI architettura e comunicazione, n.9 - e sul monte Tamaro
su progetto di Mario Botta, a Locarno su progetto di Guido Tallone - cfr.
CHIESA OGGI architettura e comunicazione, n.11- recentemente l'oratorio
di Porta, opera di Raffaele Cavadini, che presentiamo in questo numero):
come si sviluppa il rapporto tra committente e progettista? Anche in questa
materia la situazione svizzera è un caso a parte. Il committente può essere
un privato (vedi chiesa dell’arch. Botta sul Tamaro) o un’associazione,
(vedi il caso della chiesa di Mogno del medesimo architetto). Se non vengono
sottoposti i progetti alla Commissione diocesana d’arte sacra toccherà
all’Autorità diocesana, sentito il parere della Commissione di arte sacra,
decidere se procedere o meno alla benedizione della chiesa o alla dedicazione
dell’altare.
Ma anche per il restauro o la costruzione di una chiesa parrocchiale,
secondo la nostra legge civile-ecclesiastica, il committente è la Parrocchia.
Si chiede a questa di presentare i progetti prima dell’inizio della costruzione,
e di poter seguire i lavori. In merito vi è una recente lettera del Vescovo.
Il complesso “Sacra Famiglia ai Saleggi” alla periferia di Locarno, è
frutto di un concorso esteso a 7 architetti della regione.
Concorso che fu vinto dall’architetto Guido Tallone di Locarno. Su quel
progetto è iniziato un lungo lavoro di rifiniture, per definire meglio
gli aspetti liturgici da una parte, e gli aspetti pastorali dall’altra.
Siccome il committente era una “Fondazione”, i contatti con l’architetto
erano sempre mediati dal Consiglio di fondazione, con la partecipazione
del Parroco.
Quale ritiene sia l'importanza del progetto dell'oratorio di Porta, rispetto
alle necessità liturgiche e pastorali e alla qualità artistica del manufatto?
Per il restauro dell’oratorio di Porta a Brissago i rapporti sono passati
unicamente tra il Parroco di Brissago, don Annibale Berla e l’architetto
Cavadini, di fama internazionale, particolarmente sensibile al discorso
simbolico. L’oratorio è sorto sul sedime di un precedente oratorio, demolito,
e del quale sono stati riportai alcuni affreschi del 500. Si è trattato
di una situazione particolare, che non ha però favorito la comprensione
da parte della Parrocchia, sia a livello di Consiglio parrocchiale, sia
dei fedeli della zona.
Ritengo che il tempo farà rientrare queste incomprensioni.
Come si articola in Svizzera la collaborazione tra Stato e Chiesa nella
collocazione urbanistica, nella progettazione di nuove chiese e nella
conservazione dei beni culturali relazionati con la Chiesa?
La collaborazione tra Stato e Chiesa nella costruzione o nel restauro
di chiese, pone, quale unico problema, il rapporto tra beni storico-artistici
e esigenze liturgiche. Per il restauro, se la chiesa o l’oratorio sono
iscritti nei beni culturali dello Stato, e eventualmente anche della Confederazione,
c’è il problema della priorità dei valori. Per lo Stato prevale la conservazione
del monumento storico-artistico, per la Diocesi l’adattamento liturgico-ecclesiale.
Il rapporto non è sempre facile, e spesso si deve cercare la soluzione
di compromesso. Ci sono al riguardo le direttive romane e degli altri
episcopati; noi ci si rifà in particolare ai documenti della CEI (Conferenza
Episcopale Italiana). (L. S.)
Presentiamo di seguito alcuni stralci della lettera inviata da S.E.R.
Mons. Giuseppe Torti, Vescovo di Lugano, ai Consigli parrocchiali e al
Clero della Diocesi. La lettera tratta il problema dell'arte sacra.
[...] L'arte letteraria, poetica, architettonica, scultorea, pittorica,
musicale è quell'insieme di linguaggi che nell'ambito sacrale concorre
a manifestare nel migliore dei modi possibile la fede fatta vita nell'Assemblea
dei credenti [...]. La liturgia si occupa di questa manifestazione. Al
fine di studiare i problemi inerenti il luogo liturgico e a sostegno di
questo Vostro impegno la Diocesi offre la Commissione di Arte Sacra (CDAS).
Come dice il nome stesso essa intende affiancarvi come aiuto a conservare
quanto i nostri antenati hanno fatto per le nostre chiese, oratori e luoghi
sacri e aggiornarlo secondo le esigenze liturgiche maturate con il Concilio
Vaticano II, al fine di realizzare una celebrazione dei misteri cristiani
che corrisponda al credere e al sentire dell'uomo contemporaneo. Questa
commissione di affianca a quella cantonale dei Beni Culturali, che ha
il compito preminente della conservazione dei beni culturali storico-artistici
per quanto riguarda i monumenti iscritti nell'apposito catalogo.
[...] Questa Commissione per poter operare efficacemente necessita della
vostra fiducia e quindi deve essere informata tempestivamente. A tal fine
il Parroco, il Consiglio parrocchiale o altri responsabili che intendessero
metter mano alla costruzione, al restauro o al rinnovamento di chiese,
oratori, cappelle, sagrato compreso, ecc. prendano contatto preliminarmente
con la Commissione di Arte Sacra (CDAS) che mi rappresenta. L'intento,
sia chiaro, non è di controllare, imporre o condizionare alcunché, ma
fondamentalmente di informare e cautelarsi che il progetto parta sui binari
giusti, con le garanzie di conoscenza ed interesse alle problematiche
del sacro e alle necessità della Chiesa che si intende servire [...].
Ricordo che la fiducia nelle Commissioni offerte dalla Diocesi è legata
alla fiducia che il credente ha nelle indicazioni che la Chiesa richiama
per la celebrazione. L'arte non inutile è quella che comporta dei significati.
Entrando nel nuovo millennio è nostra preoccupazione che i significati
espressi dalla nostra fede siano una tradizione del Vangelo per l'uomo
di oggi.
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