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L'opera di restauro di una vetrata del1495

La vetrata absidale della chiesa di S. Nicolò a
Verona

Vetrata "liberty" dell'hotel Principe di Savoia
a Milano
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La vetrata artistica: creazione
del passato nel nostro tempo
Filtro e barriera tra fuori e dentro, il
vetro, inserito fin dal medioevo negli edifici sacri e profani, dialoga
con la luce e la regala alla penombra dell’interno carica di immagini
: sono storie di santi, leggende e simboli che le vetrate dipinte e illuminate
dai raggi solari esaltano nella loro perfezione immateriale. Da cinquant’anni
almeno la modernità ha riscoperto il vetro come protagonista dell’architettura,
soprattutto religiosa, ma non solo. La vera protagonista di questa rinascita
è la “bottega” artigiana. La “bottega” veronese di Albano Poli da quarant’anni
opera nel campo delle vetrate architettoniche e i complementi di arredo.
Gli interventi della Ditta Poli sono segnati da una precisa consapevolezza
culturale che considera la tecnica così come la scelta figurativa, i due
tempi essenziali, in armonico connubio, di ogni intervento nell’antico,
come anche nel nuovo. Nella grande, luminosissima sede di Verona (via
Bresciana 67 b) Albano Poli, in collaborazione con l’architetto Maria
Luisa Mazzola, ha ricreato l’autonomia produttiva degli antichi maestri.
Tutto esce da questo laboratorio finito e pronto per essere inserito nell’edificio
per cui è stato progettato : il vetro soffiato, prodotto artigianalmente
e colorato con metalli nobili, viene tagliato per realizzare il disegno,
ideato da Albano Poli e dall’architetto Mazzola. Poi i vari pezzi vengono
legati a piombo, a collage, o a Tiffany, ossia con un sottile nastro d’argento.
Alla realizzazione delle vetrate si affianca il mosaico, eseguito con
smalti vitrei e materiali lapidei nelle loro colorazioni naturali. L’opera
finita ha nei particolari minuti la preziosità e la precisione della tecnica
antica, nella dimensione, spesso notevole, il respiro di un’invenzione
che utilizza di volta in volta lo stile figurativo o l’astrazione tipica
dell’arte moderna. Soprattutto nelle opere in stile moderno, create ex
novo dall'inventiva di Albano Poli e del suo architetto, il respiro della
luce invita ad una lettura di immagini e colori fantasiosa e personale.
Due esempi in particolare, fra i tanti lavori eseguiti dalla ditta Poli,
sono significativi di interventi che trasformano la tecnica in operazione
artistica, come era un tempo. Nella chiesa di Venzone, ai piedi dei monti
della Carnia, un pregevole esempio di romanico, ricostruita dopo il terremoto
del maggio 1976 per “anastilosi”, cioè con il recupero e la ricomposizione
dei pezzi rimasti, le antiche vetrate erano quasi totalmente perdute.
Nell’intervento della ditta Poli un frammento di vetrata istoriata, l’unico
scampato al terremoto, è stato inserito, dopo essere stato fedelmente
ricomposto, in lastre di vetro soffiato evidenziate in modo che sia percepibile
il nuovo rispetto all’antico. Le grandi monofore gotiche invece sono state
chiuse con telai di acciaio, brunito con metodo che rende perenne la brunitura,
che sostengono vetri soffiati a bocca, ciascuno con il suo particolare
colore dominante, a seconda dell’orientamento delle finestre e quindi
della luce, il tutto senza alterare l’equilibrio architettonico e l’armonia
compositiva.
Diversi i problemi posti dalla grande finestra sopra l’altare maggiore,
al centro dell’abside della chiesa di San Nicolò a Verona, dove Albano
Poli ha scelto di inserire una vetrata con un’immagine di gusto moderno,
capace di non turbare, anzi di sottolineare, l’equilibrio composito del
manufatto architettonico secentesco. La grande croce stilizzata sfuma
dal rosso all’azzurro e accenna al mondo, una sfera sostenuta fra le braccia
orizzontali, che poggia in basso fra i lampi della tempesta terrena. In
un momento come quello attuale in cui l’approssimarsi del Giubileo, soprattutto
in Italia, rafforza la cautela negli interventi su edifici antichi, quello
della chiesa di San Nicolò può essere una buona prova che modernità e
rispetto del passato possono non convivere, ma dialogare efficacemente.
Solo così infatti è possibile non interrompere quella tradizione artistica,
di cui la stratificazione degli stili, testimoni del tempo, soprattutto
in un paese come l’Italia, sono il filo continuo che porta alla modernità.
Le danze curvilinee e armoniose degli inserti in ferro battuto, i disegni
stilizzati di fantastici fiori e ramages nel grande soffitto dell’Hotel
Principe di Savoia a Milano di ben 100 mq, anch’esso realizzato dalla
Ditta Poli, ci riportano invece ad un gusto decorativo capace di evocare
la leggerezza del liberty di inizio secolo, in cui proprio il vetro è
un materiale con una parte molto rilevante. I risultati eccellenti dell’invenzione
artistica di Albano Poli e dell’architetto Mazzola e la funzionalità egregia
delle realizzazioni, è oggi verificabile in altri numerosi manufatti,
presenti non solo sul territorio nazionale, ma anche all’estero, dall’Europa
all’America dal Brasile al Madagascar.
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