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"Le forme della costruzione della chiesa appaiono
come linee d'intersezione tra uomo e mondo, storia umana e agire divino;
come illustrazioni di quella processione misteriosa in cui il popolo di
Dio peregrina attraverso il tempo" Romano Guardini
Concorsi
annuali organizzati dalla Conferenza Episcopale Italiana, corsi teorici
organizzati da diverse diocesi, esposizioni: l'architettura delle chiese
sembra oggetto di una attenzione crescente. Ce ne parla Mons. Giancarlo
Santi, Direttore dell'Ufficio Beni Culturali della Conferenza Episcopale
Italiana.
Da due anni la C.E.I. organizza concorsi per la costruzione di tre nuove
chiese. In che misura questa iniziativa incide sul dibattito architettonico?
È ancora troppo presto per dare una risposta. Tuttavia è possibile rilevare
qualche segnale positivo. Vi è stato innanzi tutto un notevole interesse
nel mondo professionale: lo dimostra il fatto che molti architetti si
sono recati all'esposizione dei progetti relativi al concorso dell'anno
passato, in tutte le città dove questa è stata allestita: Roma, Trento,
Verona e Bergamo. Anche il catalogo di tale esposizione ha riscosso un
significativo successo. Il concorso in quanto tale è stato seguito con
attenzione, tra l'altro, perché è stato finalizzato a un obiettivo concreto
e immediato: l'effettiva realizzazione dei progetti vincitori. Come effetto
del concorso mi sembra di poter registrare anche un nuovo interesse in
alcune università per il tema dell'architettura della chiesa. Tuttavia
ci vorrà ancora del tempo prima che questo genere di iniziative possa
incidere in profondità.
Come ha reagito la committenza?
In una grande diocesi, quella di Milano, è stato bandito un concorso a
inviti analogo al concorso nazionale della C.E.I. C'è da sperare che anche
altre diocesi imitino la C.E.I. quando promuovono la progettazione di
nuove chiese. Inoltre l'interesse destato dal nostro concorso è stato
uno degli elementi che hanno convinto la C.E.I. a stanziare fondi per
dotare le nuove chiese di opere d'arte. In generale la valutazione dei
risultati ottenuti dal primo concorso è positiva, anche se l'impegno per
l'architettura e per l'arte deve ancora crescere molto.
Ha riscontrato qualche carenza particolare nei progetti del concorso del
'99?
Posso ribadire quel che ho già scritto nel catalogo della mostra. L'aspetto
meno curato in numerosi progetti è quello della congruenza tra architettura
e liturgia. La riforma liturgica uscita dal Concilio Vaticano II non appare
ancora metabolizzata da molti progettisti. Nei concorsi di quest'anno
ci siamo impegnati a sollecitare dai progettisti una maggiore attenzione
su questo punto. Le cognizioni liturgiche dei progettisti, infatti, sono
in genere assai limitate; per colmare questa lacuna non è sufficiente
che il progettista si rivolga al parroco per avere un consiglio, dal momento
che i parroci sono troppo condizionati da preoccupazioni contingenti,
personali, di carattere funzionale e pastorale. Le indicazioni che i progettisti
dovrebbero seguire sono quelle pubblicate nei documenti della C.E.I. sulla
progettazione di nuove chiese e sull'adeguamento degli edifici di culto.
Al progettista spetta di interpretare tali indicazioni (che non sono regole
da manuale) con intelligenza e inventiva, in collaborazione con un consulente
liturgico. È importante aver chiara la distinzione dei ruoli: il liturgista
non è architetto e vice versa; il committente non è il singolo parroco,
bensì il vescovo che rappresenta la Chiesa nel suo complesso. Occorre
ricordare infine che una chiesa parrocchiale non può riflettere la visione
di un particolare movimento ecclesiale, ma deve essere tale da sapersi
rivolgere a tutti i fedeli indistintamente, a prescindere dalla loro appartenenza
a questo o a quel movimento ecclesiale.
Molte diocesi hanno organizzato corsi di formazione per architetti...
Quello della formazione degli architetti è un problema oggi molto sentito.
Per anni questo problema è stato sottovalutato, solo recentemente ci si
è resi conto della sua importanza. Negli ultimi quattro anni la C.E.I.
ha organizzato due tipi di corsi: uno a Torino, in tema di progettazione
di chiese nuove e di adeguamento delle chiese esistenti, rivolto a architetti
e ingegneri che collaborano con le curie; il secondo a Roma, in collaborazione
con l'Istituto Centrale del Restauro, in tema di conservazione del patrimonio
artistico e architettonico. In occasione di questi corsi si è suggerito
che anche le diocesi promuovano iniziative formative. Di conseguenza nelle
diocesi di Bergamo, Brescia, Padova e altrove sono stati organizzati corsi,
con caratteristiche diverse, rivolti a professionisti interessati alla
conservazione del patrimonio ecclesiale. A Pescara è stato organizzato
un corso, in accordo con la locale Facoltà di Architettura, rivolto agli
studenti universitari. A Trento è stato organizzato un corso di specializzazione
post-laurea insieme con la Facoltà di Architettura di Venezia. A Verona
sono stati organizzati corsi di aggiornamento, mirati alla riprogettazione
di edifici esistenti: corsi che si concludono con un'esercitazione pratica
di riprogettazione di chiese esistenti che sono giudicate insoddisfacenti.
Come si vede, sono iniziative prevalentemente concentrate in diocesi del
nord Italia: sarebbe auspicabile che corsi simili venissero organizzati
anche nelle altre zone del paese.
Non sarebbe anche auspicabile che un'esperienza come quella di Verona
si allargasse anche ad altre diocesi, che come esercitazione si scelgano
chiese da restaurare e adeguare in tutto il territorio nazionale?
Quella di Verona è un'iniziativa molto interessante, da imitare. È importante
che le diocesi italiane abbandonino l'atteggiamento passivo, che finora
si è tradotto in una mera opera di controllo, e assumano un atteggiamento
propositivo.
Emergono ricorrentemente voci critiche verso le chiese nuove. Penso all'intervento
del Card. Ruini due anni or sono, ad alcuni relatori al V Congresso internazionale
di liturgia e architettura all'Istituto S. Anselmo l'anno scorso, a un
recente intervento della rivista Studi Cattolici...
Si tratta di spunti che possono stimolare la riflessione. C'è insoddisfazione
per la qualità delle chiese di recente costruzione. Ma d'altro canto non
esiste alcuna indagine sistematica su tutto quel che è stato costruito
nel XX secolo e in particolare nel secondo dopoguerra, periodo in cui
si stima che in Italia siano state costruite in media un centinaio di
chiese nuove all'anno. Si è costruito molto, ma si sa molto poco di quel
che è stato fatto. Nella prima metà del secolo sono sorte intere nuove
città, come Latina per esempio, con le loro cattedrali e le loro chiese.
Sarebbe necessario svolgere un'indagine seria, approfondita, scientificamente
fondata: mi auguro che in tempi non lunghi qualcuno voglia assumersi questo
impegno. La svolta del secolo sarebbe un'ottima occasione per tentare
un primo bilancio dell'esperienza del '900.
In questi mesi sono stati pubblicati diversi libri: "Costruire la chiesa"
di Rudolf Schwarz, "Il genius loci cristiano" di Frédéric Debuyst e altri...
Sono in corso di pubblicazione anche altre opere, tra le quali segnalo
le "Istruzioni" di San Carlo, un'opera di fondamentale importanza per
l'intera cultura artistica occidentale. La ricerca progettuale ha bisogno
allo stesso tempo di mantenersi in contatto con le vicende storiche più
recenti e di non interrompere il dialogo con la storia. Per tornare al
caso di Schwarz, in Germania il dibattito sulla riforma liturgica ha anticipato,
fin dagli anni Venti, temi che sarebbero stati accolti dal Concilio. La
pubblicazione dei testi di Schwarz costituisce un'iniziativa che dovrebbe
aiutare i progettisti italiani ad affrontare il progetto della chiesa
in una prospettiva più ampia, non solo formale, ma storica e teologica.
Il contributo di Debuyst è vicino a quello del filone tedesco e per certi
versi lo aggiorna. Anche la riflessione di Van der Laan, è molto originale
e significativa. Questi, e altri autori le cui opere paiono dimenticate
(penso ad Enrico Castiglioni, Ludovico Quaroni, Giovanni Muzio...), hanno
ancora molto da insegnare ai progettisti italiani. Anche oggi occorre
ricordare l'importanza della storia per il progetto.
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