ARCHITETTURA FARE

Chiesa San Raffaele Arcangelo a Lamezia Terme (Catanzaro)

Chiesa di San Raffaele Arcangelo a Lamezia Terme (Catanzaro)

Domusdei di Cecchina Albano Laziale (Roma) ha realizzato, a partire dal 2000, un prestigioso intervento artistico concluso tre anni dopo e riguardante la Chiesa di San Raffaele Arcangelo a Lamezia Terme (Catanzaro). L’edificio sacro è stato progettato dall’Ing. Ottavio Arcieri dell’Ufficio Tecnico della Diocesi di Lamezia Terme mentre Domusdei, per mano del Prof.Augusto Ranocchi, ha progettato tutte le opere esistenti sulla parete presbiteriale, ovvero le due vele musive raffiguranti la Madonna e San Raffaele Arcangelo, compresa l’area musiva intorno al tabernacolo, il tabernacolo stesso, il Cristo e la lampada del Santissimo. Sono state realizzate anche tutte le vetrate artistiche create dal Prof. Ernest Tross.

LE OPERE MUSIVE
Il mosaico è stato realizzato utilizzando marmi, smalti in tessere ed in pizze nonché oro ove l’artista l’ha ritenuto opportuno. Presenta una superficie molto vibrata in quanto oltre all’utilizzo di materiali con tagli differenti, questi sono stati posizionati sulla parete ad altezze diverse provocando una sensazione molto apprezzabile di vibrazione, che anche ad una certa distanza conferisce una velata tridimensionalità.

Al centro, il mosaico del tabernacolo e, ai lati, particolari delle figure della Madonna e di San Raffaele.

LE VETRATE ARTISTICHE
La tecnica della lavorazione delle vetrate dalles è stata messa a punto in Francia negli anni ’50 e si sostanzia nelle seguenti procedure: realizzazione del cartone a grandezza naturale a cui segue poi il taglio del vetro che viene eseguito sulle sagome ricavate dal cartone originale. Con un utensile fornito di una rotellina di acciaio si segna la linea di frattura e poi si spacca il vetro sopra una lama di acciaio infissa in una base di legno, premendolo con le mani o battendolo con piccoli colpi. Il pezzo viene poi sfaccettato con una martellina per conferire a tutta la vetrata una maggiore rifrangenza di luce. Ogni pezzo così lavorato viene collocato al suo posto su una superficie perfettamente piana coperta da un vetro trasparente sotto il quale è posto il cartone a grandezza naturale della vetrata stessa che, una volta tagliata completamente, viene legata con speciale resina epossidica impastata con inerti e indurenti che ha la proprietà di resistere a temperature che vanno dai +70° ai -40°.

Le vetrate realizzate come mosaici, con le immagini scandite in tessere, riprendono figure simboliche.

Tale resina, colandola tra i pezzi di vetro, si stende per suo conto sino ad uno spessore di 18 millimetri circa. Naturalmente sia il vetro di provenienza tedesca che la resina usata sono in assoluto della migliore qualità in quanto devono resistere ad enormi escursioni termiche. Va detto che molti colori di questi vetri sono al selenio (contengono cioè una alta percentuale di particelle di oro) che dà loro quella enorme brillantezza distinguendoli dal vetro colorato comune. Per dare alla resina una superficie vibrata, dopo la colata si cosparge di un inerte particolare, passato prima che questa catalizzi. Questo tipo di vetrata è particolarmente resistente tanto che, anche quando è montata a livello del pavimento, non ha bisogno di una grata di protezione. Inoltre garantisce, a differenza delle altre, una maggiore coibentazione dell’ambiente ed un maggior isolamento dai rumori esterni nonché un miglioramento dell’acustica interna della chiesa proprio perché costruita con la tecnica dei pannelli fonoassorbenti.

Particolare del Crocifisso che sovrasta il tabernacolo.
Prospettiva verso l’altare

LE OPERE IN BRONZO
Tutte le opere in bronzo sono state ovviamente fuse con la tecnica della cera persa ed è stato utilizzato bronzo scultoreo Bzn7. Il bronzo Bzn7 è una lega formata da rame per l’88%, stagno per il 7%, zinco per il 3% e piombo per il 2%. Le principali fasi di lavorazione hanno previsto: realizzazione di un calco negativo in gesso. Il calco viene coperto da uno strato di cera vergine d’api, paraffina e pece greca in uno spessore di circa 8 mm ma che può variare rispetto alla dimensione dell’opera. A contatto della cera viene posizionato il luto, speciale terra refrattaria che, conferendo resistenza alla cera stessa, ne permetterà il distaccamento dal calco negativo. L’artista ora con l’ausilio di ferri caldi ritocca la cera eliminando tutti i difetti e conferendo originalità all’opera. Vista la particolarità dell’opera da eseguire, viene cavata un’unica cera in maniera che in sede di rifinitura non sia necessario eseguire saldature sulle due parti laterali che dovranno risultare lisce.

Le vetrate artistiche pur separate tra loro, presentano un disegno che si svolge con logica consequenzialità.

I maestri ceraroli, a questo punto, applicano i getti di alimentazione, vale a dire dei cannelli in paraffina che avranno l’importante funzione di permettere al bronzo fuso di alimentare le singole forme. Viene poi costruita tutta la forma di refrattario in maniera tale che tutta la cera rimanga inglobata all’interno. Tale forma così completata viene inserita nel forno di cottura e vi rimarrà per un periodo compreso tra i 4 e gli 8 giorni. A cottura conclusa, si esegue la colata di bronzo ma non prima di aver posizionato la rete metallica e le camice di gesso intorno alla forma per evitare che il calore del bronzo possa provocare danni o imperfezioni. I pani di bronzo vengono inseriti nel crogiolo di graphite che resiste a temperature molto alte. Quando la temperatura di fusione è stata raggiunta (1100°), il crogiolo viene sollevato con l’ausilio di una portante ed il suo contenuto versato all’interno della forma refrattaria. Si attende qualche ora prima di poter liberare la fusione grezza dalla forma refrattaria e di poter iniziare le operazioni di finitura e cesellatura dell’opera ottenuta. La rifinitura elimina tutte le imperfezioni di fusione mentre la cesellatura cura il piccolo particolare in maniera che il tutto risulti conforme a quanto creato dall’artista. Con la patinatura, realizzata con acidi fissati a gran fuoco, si determina il colore finale del bronzo.

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