PENSARE

TRECENTO NUOVE CHIESE PER MOSCA

Dopo la parentesi del comunismo, in Russia rifiorisce la pratica della fede e questo si riflette nella concezione di spazio urbano: lo spiega Yuri Gromyko, Direttore dell’Istituto per gli Studi Superiori e dell’Istituto di Ricerca per lo Sviluppo dell’Educazione Strategica, due ‘think tank’ della capitale.

Yuri Gromyko svolge iniziative culturali, di strategia economica, industriale e infrastrutturale, consulenze urbanistiche che sostengono lo sviluppo della Russia del postcomunismo.

In che cosa si traduce questa nuova situazione in una città come Mosca?
Durante il regime comunista moltissimi edifici di culto sono stati distrutti e al loro posto sono sorte costruzioni di finalità abitativa, industriale o di altro genere. Oggi nella capitale russa riteniamo che sia necessario costruire trecento chiese. Gli edifici di culto sono anche espressione e sede dell’identità delle persone. Per questo si è aperto un grande dialogo tra la Chiesa Ortodossa, gli architetti e i pianificatori urbani, al fine di trovare i sistemi più adeguati per restituire alla società le sue radici profonde.

C’è qualche esempio significativo?
La Basilica di Cristo Salvatore a Mosca. Fu eretta come ringraziamento dopo la sconfitta di Napoleone, ed era un segno sia della fede, sia del patriottismo dei Russi. La sua grandiosa struttura architettonica riecheggiava quella di Santa Sofia a Costantinopoli. Stalin la distrusse: intendeva costruire al suo posto il Palazzo dei Soviet. Ma appena furono poste le fondamenta, la carenza di fondi e un disastroso allagamento ne bloccarono la costruzione. Infine si decise di farne una piscina scoperta: era la più grande del mondo. La ricostruzione della Basilica,  alla fine degli anni Novanta, nella forma e dimensione originarie, ha rappresentato un momento di grande intensità emotiva e simbolica per la città. Per la sua inaugurazione la Fondazione Sant’Andrea, con la quale i miei Istituti collaborano e che è presieduta da Vladimir Yakunin, direttore delle Ferrovie Russe, e la partecipazione di Millennium Bank, di cui è presidente Mikhail Baydakov, a sua volta anche vicepresidente delle Ferrovie, ha organizzato il trasferimento di reliquie della Madre di Dio, dal Monastero del Monte Athos. Da Mosca e da altre città accorsero a centinaia di migliaia, formando code di attesa lunghissime. La Basilica di Cristo Salvatore è espressione del rapporto di rispetto e collaborazione tra Chiesa Ortodossa e il nuovo stato democratico russo: un fatto che ovviamente è avversato da ambienti laicisti anticlericali.La Basilica di Cristo Salvatore è stata ricostruita “com’era e dov’era”. Si seguirà lo stesso approccio per le altre 300 chiese moscovite?
Le nuove chiese non potranno essere erette dove stavano quelle distrutte, perché i siti sono occupati da altri edifici. Saranno ricostruite nelle nuove zone di espansione e ci vorrà tempo: attualmente per il piano di espansione urbana si è aperto un concorso, cui partecipa anche il mio gruppo insieme con l’Arch. Andrey Chernichov.
Vi sono architetti che propendono per realizzare progetti dal disegno contemporaneo, e cercano di dibattere la questione.

Questo vale solo per Mosca?
No, la situazione è più o meno simile in tutta la Russia. In Siberia diverse città sono state ampliate durante l’epoca sovietica, forse la più nota è Novosibirsk: “Nuova Siberia”, in precedenza si chiamava Novo Nikolay, perché fu fondata dall’ultimo zar, Nicola II. La tradizione russa vuole che nel fondare una nuova città  prima si scelga il sito della chiesa, e poi attorno a questa si sviluppi lo spazio urbano: senza chiesa non è vera città, ma solo insediamento. Ovviamente nel periodo sovietico questa tradizione è stata cancellata. Ora dev’essere recuperata. Non solo per le città esistenti ma anche per quelle nuove che sorgeranno lungo la nuova ferrovia transiberiana, Baikal-Amur, attualmente in corso di realizzazione.

La Russia è grande, vi sono molti popoli…
Vi sono anche molti musulmani e buddisti. Dovremo pertanto pensare di ricostruire anche i loro templi. Per esempio in Tatarstan sorgeranno molte moschee per una popolazione prevalentemente musulmana. Solo rispondendo ai bisogni spirituali delle diverse comunità eviteremo che sorgano conflitti tra persone di diversa appartenenza.

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Mario Manganaro
15/09/2008