ARCHITETTURA FARE

Chiesa di Maria Ausiliatrice a Adua, Etiopia

A volte gli edifici assumono il significato di una testimonianza densa di significato. Questa chiesa, posta su un terreno insanguinato dalle battaglie e dalla persecuzione, nella stessa forma, ideata da Luigi Caccia Dominioni, rievoca l’impegno che sta alla base delle missioni cattoliche in terra africana: l’accoglienza, l’aiuto incondizionato, l’evangelizzazione.

Un Paese tormentato dalla fame, dalla miseria e dalle guerre. L’Etiopia è tra quelle regioni dell’Africa che nel modo più drammatico rappresentano gli incerti destini di questo continente, terra di missioni nelle quali l’impegno caritativo si
espleta in ambienti dove la sofferenza è di casa. E’ stata teatro di battaglie sanguinose.

L’edificio nel contesto
Il fronte verso il sagrato.
Targa descrittiva della chiesa.
La fiancata della chiesa si prolunga in una parete libera che definisce il sagrato e che regge la statua della Madonna.

Ad Adua, nel cuore del Tigré, i Salesiani di Don Bosco hanno aperto una nuova parrocchia e, grazie ai contributi giunti da ogni parte del mondo, sono riusciti ad erigere una chiesa nuova: l’unica in questa parte del Paese. E’ una zona dove il numero dei cattolici è in aumento: c’è chi arriva in cerca di lavoro, chi ritorna dall’Eritrea, dopo la conclusione del conflitto scoppiato alla fine del secolo sorso, per la definizione dei confini del nuovo stato. Solo recentemente la Chiesa Cattolica è riuscita ad ottenere il riconoscimento e con esso una porzione di terreno per stabilirvi il cimitero di Adua. Fin dal XVI secolo la Chiesa aveva tentato di radicarsi in questa zona: prima i Gesuiti vi avevano aperto una missione, sostituiti poi dai Cappuccini e quindi dai seguaci di S. Giustino de Jacobis. Finalmente, l’opera svolta dalla Chiesa durante la carestia del 1984-85, ha convinto il popolo e le autorità locali. Così oggi, oltre ai Salesiani, nella zona possono operare altri religiosi.

Vista dall’alto della chiesa.
Le lapidi commemorative.
La pianta. La forma ellittica è il motivo ispiratore e
tutte le pareti si presentano ad andamento ricurvo.

Oggi nella nuova parrocchia si trovano anche le Missionarie della Carità di Madre Teresa, le Suore salesiane e un sacerdote diocesano. E la nuova chiesa, dedicata a Maria Ausiliatrice, è diventata anche luogo di riferimento per altri missioniari, come quelli Ortodossi (in Etiopia la confessione ortodossa è maggioritaria, oltre la metà della popolazione
vi aderisce, mentre i musulmani sono il 32 per cento). La nuova chiesa cattolica è il segno di una nuova pace, dopo secoli di scontri. In passato la presenza cattolica era stata osteggiata e perseguitata: molti tra i primi missionari gesuiti caddero martiri. Per gli italiani, il ricordo più recente e sanguinoso è quello della battaglia di Adua, che ebbe luogo il primo marzo del 1896: lo scontro tra le truppe coloniali e i soldati etiopi si risolse in un bagno di sangue. Nel 1904 un ordine dell’imperatore Menelik limitò l’attività dei cattolici alle terre orientali del Tigré. La strada (in molte parti non molto più di un sentiero, allora) tra l’Asmara e Addis Abeba doveva essere un confine invalicabile per l’azione missionaria, che poteva esercitarsi solo a est di essa. Alla fine fu la gente di Adua a richiedere che i cattolici varcassero quel confine.

La cerimonia di inaugurazione. I movimenti liturgici si svolgono con naturalità entro uno spazio accogliente.

Si rivolsero al vescovo, Kidane Miriam Teklehaimanot. Avendo buoni rapporti con i Salesiani, questi chiese a loro di intervenire, con la loro organizzazione e il loro entusiasmo. La nuova missione prese piede nel 1988, centenario
della morte di Don Bosco. Stava però divampando la guerra civile: un incendio talmente devastante da rendere impossibile la messa in pratica del progetto che si andava delineando. Appena tornata la pace, con il disfacimento della tirannia di Menghistu, finalmente il disegno del vescovo e dei Salesiani poté cominciare a concretizzarsi. Alla nuova parrocchia furono assegnati centodiecimila metri quadrati. Gli anziani del luogo dicevano: “Vi restituiamo la terra che era già stata vostra”. Su quel terreno è sorta prima una Scuola Tecnica per formare persone capaci di migliorare le condizioni di vita della zona, e quindi un Centro Giovanile. In una fase successiva è comincita la costruzione della chiesa dedicata alla Madonna Ausiliatrice. L’immagine di Maria madre, latrice di pace e riconciliazione, campeggia come un segno concreto del desiderio di riaffratellamento che si legge nelle intenzioni della popolazione, e che si traduce anche nel dialogo tra le diverse Chiese missionarie.

La statua della Vergine
Vista esterna verso il porticato
Il presbiterio dal fondo dorato

E mentre altre missioni hanno preso piede in altre regioni etiopi, stanno aumentando le vocazioni. Il disegno della nuova chiesa è stato affidato all’architetto milanese Luigi Caccia Dominioni, non solo esperto progettista, ma anche conoscitore dell’Africa. La chiesa, la cui forma si apre in ampie volute e si protende in un abbraccio salvifico, resta anche come ricordo dei tanti caduti di tutte le parti, che hanno immolato la loro vita in questa terra. Il terreno su cui sorge il nuovo edificio è brullo, in leggero pendio. La chiesa ha la forma di un grande corpo morbidamente adagiato, ed è rivestita in mattoni che della terra conservano il colore. Su una pianta ellittica si innestano altri elementi a base circolare. Uno di questi è posto in asse e prolunga l’organismo: è il presbiterio. Accanto a questo, un altro elemento a base circolare ospita la cappella eucaristica attorno alla quale, come a corona si raccolgono la sacrestia e un porticato. Il sagrato è anch’esso a pianta ellittica e entra nel corpo della chiesa, delineando la facciata. Questa in alto si eleva a gradini verso il centro, e da essa si protende un balcone: ampio, dal profilo onda, che suggerisce la possibilità di assemblee all’aperto.

Balconata interna
Vista esterna versola zona absidale
La scuola edificata come primo
insediamento della missione

Il battistero si aggancia all’estremità laterale della chiesa e dà origine a una parete che si erge libera, per racchiudere il sagrato in un abbraccio protettivo e accogliente. E’ qui che è posta la statua della Madonna col Bambino. Le pareti ad andamento ricurvo sono di per sé un segno di accoglienza. L’edificio si presenta come un campo di forze magnetiche che con dolcezza attirano a sé, definendo percorsi invisibili che da tutte le zone all’intorno qui tendono a riunirsi. Un magnete di serenità che reca un messaggio di speranza. Da qualunque parte la si guardi, la chiesa solleva il desiderio di raggiungerla. La sua forma, adagiata sulla brulla terra, diventa l’espressione architettonica di un grande sorriso.

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