ARCHITETTURA FARE

Chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Rovello Porro (Como)

I colori del paradiso

Floriano Bodini e Valentino Vago: due grandi artisti chiamati a lavorare assieme per dar nuova vita a un’aula ecclesiale di per sé spoglia. L’intervento pittorico modifica totalmente lo spazio visivo e lo proietta in una dimensione nuova: il colore sfuma in tonalità ricche di suggestione mentre i poli liturgici diventano una presenza forte e solida.

In questa chiesa splende il sole!: ha esclamato un bambino entrato con la nonna nella chiesa dipinta da Valentino Vago. “Nonna, è questo il Paradiso?” l’osservazione di un altro bimbo. “L’impressione dei bimbi è sincera e immediata – spiega il parroco, Don Maurizio Corbetta – “Dalla bocca dei bimbi si rivela la grandezza del Signore” dice il Salmo. Quello dei bimbi è in fondo il commento più bello a questo intervento, proprio perché formulato da chi non ha una formazione artistica, ma certamente è capace di capire e di rispondere a un sentimento puro. E qui la pittura è rivelatrice di un profondo sentimento di amore”. Giustamente il Parroco va orgoglioso dell’impresa: pochi in Italia avrebbero osato tanto. Occorre essere amanti dell’arte, conoscerne i linguaggi odierni, non percepirla solo come argomento da museo, e comprendere in che modo questa può entrare in chiesa esaltandone la funzionalità liturgica e rivestendola di un messaggio catechetico. La chiesa di Rovello Porro risale alla fine degli anni ’30 del secolo scorso: opera dell’architetto Paolo Mezzanotte (lo stesso della Borsa di Milano) ha un che di magniloquente con la sua alta copertura e il grande portale di facciata evidenziato da una modanatura ad arco parabolico. Ma il grigio delle pareti in cemento era diventato sordo e quasi ottuso. Lo spazio grande della navata aveva assunto un aspetto dispersivo e opprimente a un tempo. Di qui l’idea di chiamare due artisti di fama a rimediare e, pur mantenendo inalterata la forma architettonica, rivestirla di un significato consono allo spazio ecclesiastico.

Chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Rovello Porro (Como)

Committente: Don Maurizio Corbetta, parroco
Intervento scultoreo: Floriano Bodini
Intervento pittorico: Valentino Vago Bussola in legno: Genuflex, Maser (TV)
Corpi illuminanti per accenti: Reggiani Illuminazione SpA, Sovico (MI)

Nelle foto: Vista verso l’altare
Il palliotto dell’altare, figurazione della Pentecoste

“Era una grande scatola vuota: abbiamo voluto riempirla di significato – spiega Don Corbetta – Da sempre conoscevo Bodini e la sua opera scultorea ricca di immediata forza espressiva, eloquente e non astratta. Quanto a Vago, ne ho conosciuto l’opera realizzata nella chiesa di San Giorgio a Legnano: ho visto come, lavorando con la luce e il colore, fosse in grado di rivisitare totalmente un ambiente. Se avessi chiesto a un altro artista di rivestire la nostra chiese di affreschi, probabilmente avrebbe dovuto lavorare vent’anni per ottenere un risultato significativo. Invece Vago è stato in grado, col suo stile ormai affermato, di imprimere sulle pareti un messaggio di speranza capace anche di un immediato significato catechetico”. E’ stato studiato un programma iconografico? “Certamente: da questo siamo partiti. Vi sono tre percorsi che informano lo spazio, mentre l’esposizione catechetica si svolge per quadri. Primo percorso: nell’abside si trova l’immagine dell’Agnello, icona di Cristo nella Gerusalemme Celeste, da cui promana una luce di un giallo oro intenso che si propaga a tutta la parte bassa dell’aula, definendo un campo che qui riconduce da qualsiasi ambito ci si trovi nella chiesa. Così la chiesa è come un grande abbraccio che accoglie la comunità; l’agnello, origine dell’abbraccio, non si vede, nascosto com’è dal vecchio altare a dossale, ma se ne indovina la presenza, se ne sente la potenza grazie all’effluvio di colore che permea l’ambiente. Secondo percorso: unisce la porta d’ingresso all’altare; la porta, la striscia pavimentale che dall’ingresso s’inoltra verso il presbiterio e l’altare hanno tutti la stessa larghezza. Il significato è evidente: Cristo è la porta che conduce all’ovile. Cristo è la via, la verità e la vita. Cristo è l’eucaristia, centro e culmine della Chiesa. Il terzo percorso è quello visibile nella parte superiore delle pareti e sul soffitto: il fondersi di tonalità rosa e azzurrine reca un messaggio di luce e di trascendenza. Lo spazio è reso etereo e allo stesso tempo accogliente, si smaterializza ma allo stesso tempo appare vicino e accogliente. I tre percorsi riconducono tutti all’unico centro, che è l’altare”. E le immagini che traspaiono? “Rendono esplicito il discorso. Sono immagini tratte dai grandi autori del passato, quali Caravaggio o Masaccio, ma vi ritroviamo spunti anche dai mosaici di Monreale…. Citazioni riconoscibili di opere di epoche diverse che si materializzano come in un sogno, quasi a richiamare il messaggio teologico in esse contenuto separando tuttavia dall’ancoraggio in un momento dato della storia dell’arte. Esempio: l’immagine di s. Paolo che cade da cavallo, posta al di sopra della porta d’ingresso, è tratta dal Caravaggio. Le masse pittoriche caravaggesche sono impressionanti, ricche di una fisicità muscolare coerente con i tempi e i luoghi che Caravaggio frequentava.

Nelle foto: Vista dell’aula verso l’ingresso. Al di sopra della bussola è visibile la figura della caduta di s. Paolo da cavallo, citazione dal Caravaggio. Le tonalità di colore vanno dal giallo intenso nella parte bassa all’azzurrino velato di rosa nella parte superiore.

Vago, nella sua citazione, spoglia totalmente l’opera dal suo contesto ambientale e cronologico per portarla alla sua essenza spirituale: resta il messaggio purificato del suo linguaggio storicamente datato. La caduta di Paolo da cavallo diventa l’emblema della conversione, l’inizio del cammino di santità cui riconducono anche tutti gli altri quadri citati entro il grande spazio cromatico: il Cristo nella mandorla dell’Ascensione sulla cupola sopra l’altare, la testimonianza di Pietro davanti al Sinedrio, il sogno di Paolo, la liberazione di Pietro…. tutti rivisti attraverso la riproposizione nello spazio metafisico del colore di grandi opere artistiche del passato”. Diverso l’intervento scultoreo del Bodini…. “Diverso ma coerente. Sul paliotto dell’altare è raffigurata la Pentecoste: Maria e gli Apostoli attorno alla tavola imbandita attendono la venuta dello Spirito. Nell’ambone è raffigurato l’Angelo dell’Apocalisse, che regge da spada a due lame, simbolo della parola e del martirio. La sede è segno di Pietro: da un lato il pastorale, simbolo dell’autorità, dall’altro l’Agnello che richiama “pasci i miei agnelli”. Così l’iconografia è pensata secondo le due dimensioni, dell’autorità e del servizio, richiamate nell’orazione del rito ambrosiano: “Accogli o Padre le offerte della tua chiesa che riconosce nell’Apostolo Pietro il maestro che, insegnando, le mostra la fede integra e il pastore che, amando, la guida all’eredità eterna”. Ma al di là del commento catechetico, l’intervento artistico reca un messaggio che in sé racchiude un significato spirituale proprio, che si ravvisa nell’immediatezza dell’impatto emotivo. Per alcuni la chiesa è diventata più grande, quasi che la copertura fosse trasformata in cielo. Per altri è diventata più piccola, quasi mutata in un abbraccio di colore, prossimo e leggero quanto una carezza. Potenza dell’arte, che trasfigura lo spazio e lo rende espressivo al di là della parola, entro una dimensione priva di confini quale quella dell’idea pura, della pura sensibilità, della pace dello spirito.

L. Servadio

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