| Villa
a Taino, sulle montagne del Lago Maggiore
Progetto d’interni e arredo Luigi Vietti, architetto
Foto di Athos Lecce
Testo di Walter Pagliero
Un camino fatto di sassi di fiume grandi come pagnotte è del tutto
inconsueto, ci vuole coraggio nell’immaginarlo. Il suo inserimento
non è facile: qui ha intorno una boiserie che gli si addice, tagliata
con l’accetta in un legno di conifera che
non nasconde i suoi nodi. Conoscendo l’architetto Vietti che l’ha
progettato, e tenendo presente che spesso s’ispira al lato mitologico
della montagna, questi sassi probabilmente li ha visti come il simbolo
di una presenza fluviale che crea il lago, da accostare a un’altra
divinità ancestrale, quella del fuoco. Nelle sue case di montagna
Vietti cerca spesso
di ricreare nell’arredamento il sapore della natura nobile e monumentale
tipica delle Alpi, portando all’interno pietre e rami di pino, pellicce
di pecora e legno d’abete, per una simbolica rappresentazione di
quella rusticità d’alta quota che ha sempre amato. Essendo
un architetto moderno, nei suoi progetti ricorre spesso all’open
space come in questo caso, poi, in uno spazio complessivo dominato da
pareti bianche intonacate, crea un angolo rustico, quello del camino,
dominato da divani, tavole e panche in legno massiccio.
In questa pagina: a sinistra, un angolo panoramico con due grandi finestre
sul giardino, dominato da un grande divano a “L”, tipico di
Vietti, con struttura in legno dentro cui vengono inseriti i cuscini.
Qui s’intravede uno dei due divanetti posti ai lati del camino di
sassi. Sotto, in primo piano, il divano e sullo sfondo il camino acceso,
che lancia bagliori dalla sua parete di sassi come un fuoco primordiale
agli albori della civiltà. Di fianco osserva la scena con distacco
il ritratto di un’antenata. Nella pagina a fronte, la luce radente
evidenzia gli incredibili sassi del camino. Davanti vi è un morbido
tavolino rivestito di pelliccia.
I sassi, il fuoco e la pelliccia di pecora sono tutti
elementi simbolici ripresi dalla vita dei montanari
a cui si è ispirato l’architetto che ha progettato questi
interni.
LUIGI VIETTI
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NASCE A CANNOBIO, ALL’ESTREMO
NORD DEL LAGO MAGGIORE, POI STUDIA IN DUE DIVERSE FACOLTÀ
DI ARCHITETTURA, PRIMA QUELLA DI MILANO E POI QUELLA DI ROMA.
DA QUESTO SDOPPIARSI DEL SUO CURRICULUM GLI ONO DERIVATI DUE OPPOSTI
TALENTI: QUELLO DI ESSERE UN LUCIDO RAZIONALISTA E QUELLO ANTITETICO
DI PADRONEGGIARE LE FORME AULICHE DEL LUSSO E DELL’ELEGANZA.
COME ARCHITETTO OPERA CONTEMPORANEAMENTE ENTRO DUE GROSSI FILONI:
LA VILLA AL MARE (SULLA COSTA SMERALDA) E QUELLA IN MONTAGNA (A
CORTINA D’AMPEZZO),
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| ENTRAMBE AL TOP DI GAMMA. MA C’È
UNA TERZA ISPIRAZIONE IN VIETTI, FORSE PIÙ NASCOSTA MA MOLTO
OPERANTE, QUELLA DEL RAPPORTO CON LA NATURA E CON L’ARCHITETTURA
SPONTANEA DEI CONTADINI E DEI PESCATORI. QUESTO LO PORTA AD ESSERE
UN ARCHITETTO ADATTISSIMO A CREARE INTERI VILLAGGI CHE SEMBRANO SORTI
SPONTANEAMENTE SENZA UNA REGIA. COSÌ È STATO A PORTO
CERVO, POI IL MIRACOLO SI È RIPETUTO VICINO A TRIESTE CON EGUALE
SUCCESSO. COME ARCHITETTO D’INTERNI SI PUÒ DIRE CHE HA
INVENTATO DUE STILI SEMPRE MOLTO RICERCATI DA UN CERTO TIPO DI CLIENTELA:
LO STILE “CORTINESE” E QUELLO “COSTA SMERALDA”,
ENTRAMBI RICCHI DI SAPORI E DI MEMORIE, MA NELLO STESSO TEMPO SEMPLICI
E RIGOROSI. |
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