Tratto da:
CASA OGGI N°282 - Modi di vivere
IL LOFT N° 2 - Grandi Spazi Grandi Emozioni
Tutto casa e lavoro
Di Baio Editore

Da un edificio del primo Novecento

Ideale abbinare nella ristrutturazione del loft gli ambienti residenziali con quelli di lavoro, tenendoli distinti funzionalmente ma anche fra loro collegati

Progetto Arch. Michela Cassese, Massimo Nave
Foto Francesco Morgana

Questo loft è situato al piano terra e al primo piano del corpo interno di un edificio del primo Novecento. Attraversato l’androne, si accede al cortile di proprietà dove due porte a quadri, in ferro e vetro smerigliato, reinterpretazione del contesto condominiale preesistente, introducono all’abitazione e allo studio. Il progetto di ristrutturazione di questa struttura prettamente industriale aveva numerose esigenze da rispettare: la necessità di ricavare, all’interno di una realtà tipica della vecchia Milano, degli spazi che rispondessero alle esigenze ben delineate di una famiglia “tradizionale” composta da cinque persone; la necessità di realizzare uno studio che fosse ben distinto dall’abitazione
ma, al tempo stesso, con essa integrato; la volontà di rispettare il carattere formale e strutturale dell’immobile; la voglia di esplorare il linguaggio della materia nella sua spontaneità e di trovare una possibile convivenza tra elementi tipici dell’architettura industriale e componenti del costruire residenziale tradizionale. L’obbiettivo era quello di non negare la realtà industriale che caratterizzava questa vecchia tipografia, chiudendola in ambienti funzionalmente
distinti, ma di distinguere spazialmente le funzioni all’interno di un unico ambiente; era quello di accostare la nuova destinazione funzionale alla vecchia, i nuovi materiali a quelli tradizionali per poi osservare l’effetto espressivo che la spontaneità materica avrebbe generato. La distinzione funzionale è stata quindi affidata a quella spaziale-volumetrica, blocchi di tipo industriale sono stati affiancati a mattoni fatti a mano, il ferro, lasciato ossidare naturalmente, alle superfici murarie intonacate a calce. Non esistono porte, ma da un ambiente non è possibile vederne un altro: elementi architettonici strutturali si trasformano in “paraventi”.

In questo caso è stata conservata la struttura industriale del capannone che però viene evidenziata in tinta gialla per distinguerla dai nuovi interventi architettonici di grande impatto visivo.

Da ogni posizione le forme dettano la presenza di altri ambienti di cui si possono solo immaginare le fattezze. Elemento linguistico comune a tutte le parti dell’immobile diventa la materia, l’elemento costruttivo, principio primo di qualsiasi processo creativo: nella piena convinzione che sia l’aspetto materico a condizionare la forma, i componenti
costruttivi si affiancano nella loro molteplicità ma anche nella loro rigorosa coerenza. Già dotati di due ingressi funzionalmente e spazialmente distinti, abitazione e studio si intrecciano volumetricamente e si leggono reciprocamente attraverso elementi formali e strutturali che fanno intuire all’uno la presenza dell’altro pur nella più
completa estraneità spaziale. Sulla destra si sviluppa lo studio, ambiente distinto verticalmente in tre zone: la zona operativa, con tre postazioni di lavoro, la zona archivio su soppalco e la sala riunioni nella parte inferiore. Sulla sinistra si estende l’abitazione, più grande ed articolata. Gli elementi strutturali e formali comuni ai due ambienti, perni su cui ruota l’intera unità immobiliare, attraverso cui si intuisce la presenza dell’altro, sono: la scala, realizzata a forma di S in ferro e legno e chiusa dalla parte dello studio con una parete a riquadri in ferro lasciato ossidare naturalmente e aperto sull’abitazione con una parete (anch’essa a riquadri in ferro) ad altezza corrimano; il patio, cortiletto interno
realizzato forando la soletta del terrazzo soprastante per creare un pozzo di luce nella parte più buia del loft e pensato come “impluvium”, come cuore della vita della casa e dello studio, proiezione esterna di uno spazio interno (il pavimento interno si estende all’esterno mentre il muro esterno entra all’interno; le finestre, scorrevoli verso l’alto,
una volta aperte, scompaiono permettendo una compenetrazione reciproca degli spazi).

Il grande soggiorno dell’abitazione, con pavimento in cemento pigmentato color tabacco e impregnato con resine, è
dominato da un mobile da sacrestia del ‘700 abruzzese accostato ad un plasma.

La disposizione su tre livelli permette, anche e soprattutto nella parte ad uso residenziale, il mantenimento di una distinzione spaziale delle funzioni: da una caratteristica “pubblica” dell’ambiente al piano terra (dove si trovano il soggiorno, la zona pranzo, il bagno degli ospiti e la cucina), si passa ad un ambiente più “privato” (la zona notte distinta in due camere da letto, zona studio e zona giochi per i bambini); il passaggio tra “pubblico” e “privato” è filtrato dal piano del soppalco che ospita la zona dei servizi (lavanderia, guardaroba e spazio degli armadi).