| Sulle
sponde del Naviglio Pavese
Un capannone del 1948, abbandonato dall’industria,
è stato trasformato in una serie di abitazioni
con un uso intelligente del legno, del metallo e delle superfici vetrate:
si è così creato un ponte
tra il nuovo edificio e il contesto esistente, tra l’industria e
la residenza, nel magico quartiere milanese che si affaccia sui Navigli
e che è oggetto di grandi opere di recupero
Progetto Arch. Walter Galante, Valentina
Secchi
Foto Francesco Morgana
I progettisti dovevano recuperare un edificio industriale
datato 1948: un capannone con copertura a volta, lungo la sponda del Naviglio
Pavese. Qui ferveva l’attività industriale di una azienda
che aveva ancora un magazzino nel centro di Milano, un centro caotico
sulle sponde di un Naviglio “scomodo”, vissuto come impiccio
nella sua mancanza di parcheggio e nella difficile viabilità. In
quell’edificio apparentemente anonimo ma in una posizione strategica
nel passato, nel presente al centro di iniziative della Regione Lombardia
per il recupero del valore storico dei suoi canali navigabili, la residenza
soddisfa appieno le necessità del cittadino milanese.
Un progetto della Regione Lombardia vuole il suo restauro ed il suo recupero
integrale anche nel funzionamento, con il reinserimento dei materiali
originali come i piloni interrati in legno e i portoni.
Questo uso del legno colpisce immediatamente, non a caso il legno è
sempre presente dove c’è acqua. Alzando gli occhi al cielo,
poco dopo la Conca Fallata, è ancora il legno ad attirare l’attenzione:
un arco in legno lamellare che regge una copertura.
È un intervento di ristrutturazione recente e non ancora ultimato,
proprio di fronte a questo fabbricato.
Il colore vivo, la percezione delle nervature anche a distanza di metri
conferiscono all’arco una vita che nessun altro materiale sembra
in grado di poter dare. Proprio la stessa sensazione data dai portoni
della Conca. D’altro canto è proprio il Naviglio a dire che
il legno navigava come imbarcazione, ma anche come materiale da costruzione.
E come imbarcazione è sempre stato elemento indispensabile di questo
fluire, un mezzo insostituibile.
Continuando la “navigazione”, si è di nuovo attirati,
dall’alto, dalle cappuccine, frutto dei vari progetti di recupero
dei sottotetti.
Sopra: per rendere ancora più avvolgente la zona del soggiorno
si crea un dislivello fatto di 2 gradini a scendere
verso il soggiorno e verso la cucina, elevando leggermente il corpo scala…
quasi anch'esso fosse un piccolo ponte.
La meraviglia del legno: elementi dalle sezioni sottili in grado di reggere
carichi notevoli su grandi luci! Un materiale che si adatta alle stagioni
contraendosi in inverno per dilatarsi d’estate come se respirasse
e ci facesse sempre sentire di essere vivo. Con questo si decide che il
materiale nobile per eccellenza sarà presente nel progetto ed è
proprio a lui che si affiderà l’arduo compito di scambio
di informazioni, sarà il mezzo del “fluire” ed insieme
il tramite di collegamento tra Naviglio e fabbricato.
La struttura in muratura e travi e pilastri del capannone poggia su un
garage-officina che si trova esattamente
al piano inferiore. Il progetto prevede l’abbattimento di una porzione
centrale del capannone in modo da creare un corridoio centrale che subito
gli architetti immaginano verde. In questo modo aprono una piacevole vista
al di là del capannone: il binario dello scalo merci della ferrovia,
che sulla strada è una presenza importante appesantito da
cartelloni pubblicitari, qui si percepisce appena come un sentiero sottile
coperto da vegetazione folta e selvaggia che ispira... pace! Visione singolare
nel centro di Milano, prezioso privilegio per chi abiterà in questi
luoghi. Il corridoio verde, che evoca il greto del Naviglio in assenza
d’acqua, crea 2 corpi affacciati l’uno di fronte all’altro,
come le sponde del Naviglio, che si dividono in 4 alloggi (2 per lato).
Non c’è uno specchio d’acqua, ma attraverso specchiature
in vetro dei prospetti si può ricreare quella superficie azzurra-trasparente
dentro la quale si specchiano gli edifici lungo le rive. Da qui la decisione
di prospetti totalmente in vetro con ampie specchiature opache e trasparenti
alternate dalle tende interne come in un gioco di vuoti e pieni, per conferire
luminosità e leggerezza, preservando comunque la privacy di ogni
alloggio. Quelle specchiature trasparenti sono come occhi curiosi che
si godono questo angolino incantevole di città. Angolino nascosto,
protetto dal traffico: dalla strada l’edificio è percepito
appena; solo una parte delle quinte in muratura, già esistenti
e che sono mantenute, fanno riconoscere a fatica il fabbricato dalla strada.
Questa quinta va impreziosita, è un contenimento ma allo
stesso tempo una porta: per accedere alle abitazioni bisogna varcare questa
simbolica soglia che dal cortile porta all’interno del corridoio
nel quale si aprono le abitazioni. È immediato il ricordo dei portoni
in legno della vicina Conca Fallata. Portoni che assecondavano o impedivano
il fluire delle acque del “mare di Milano”. Ecco che le quinte
sono
impreziosite di elementi lignei e metallici.
Il metallo, come nelle filande e nei cotonifici tardo ottocenteschi.
Questi prospetti sono caratterizzati dal pieno del legno che si appoggia
in listoni lungo tutta la superficie delle quinte. Sul prospetto rivolto
verso l’ingresso si aprono 2 finestre; sul prospetto verso l’esterno
se ne aprono 4. Le quinte “proteggono”, i portoni lignei si
aprono e si chiudono attraverso queste aperture.
L’elemento ligneo caratterizza il progetto: è proprio un
problema statico a suggerire la soluzione. Per dover sgravare la soletta
del piano terra da carichi permanenti ed accidentali eccessivi si è
costretti ad “appendere” la struttura dei soppalchi interni
e quella della facciata ad un elemento appena sotto la copertura. Nasce
qui l’idea dell’arco. Un arco in legno lamellare diviso a
metà in mezzaria ed unito con un giunto metallico. Solo il legno
lamellare permette di garantire ottime prestazioni strutturali su grandi
luci, con elementi a sezione, sottili e leggere, e solo il legno è
il materiale vivo per eccellenza con la sua capacità di adattamento,
incurante dell’alternarsi delle stagioni e dell’incuria degli
agenti atmosferici.
L’arco, anzi i 4 archi, per la precisione, saranno un ponte. Un
ponte tra la residenza e l’industria , quell’industria
che ormai è stretta tra le sponde del Naviglio e che lascia il
posto all’abitazione.
Gli archi poggiano su pilastri già esistenti nella struttura, trasferendo
qui i soli carichi di punta.
La struttura a travi e pilastri del capannone è mantenuta nella
parte perimetrale. La distribuzione interna prevede un unico grande locale
soggiorno cucina.
I due spazi sono divisi tra loro da una scala posta trasversalmente che,
oltre a delimitare i confini dello spazio, permette l’accesso ai
due livelli superiori dell’alloggio: il primo piano e il soppalco.
Accanto alla ampia cucina abbiamo un bagno e di fronte una lavanderia-ripostiglio.
Putrelle in ferro verniciato a vista nel sorreggere i soppalchi in legno
ricordano che questa era una fabbrica. Al primo piano la camera matrimoniale
con ampio bagno e cabina armadio;
al livello successivo, specchiato rispetto al primo, un ampio locale studio
o camera a piacimento.
|