FARE

Un casale pensato come villa

Il paesaggio non ne ha risentito, tranne l’apertura di una piscina ritenuta oggi un bene indispensabile.

In questa casa colonica umbra l’intervento di ristrutturazione non ha voluto prendere a modello il moderno “open space” che oggi va per la maggiore, ma ha scelto una disposizione degli spazi interni “a cannocchiale”  un tipo di simmetria che risale alle grandi ville rinascimentali. Essendo quest’area sottoposta a vincolo paesaggistico, l’intervento ha dovuto rispettare in modo rigoroso le caratteristiche storico – ambientali del luogo. Inoltre i nuovi proprietari, che abitualmente vivono in Canada, hanno chiesto di mantenere il più possibile il carattere originario del luogo, ad eccezione della piscina a cui non volevano per nessuna ragione rinunciare. Il casale consiste di un corpo principale di metri 25 x 6,50 e di un annesso di metri 18,65 x 7,90.

Questo antico casale umbro, vicino al castello di Antognolla e all’omonimo campo da golf disegnato da Robert Trent Jones, si trova a venti minuti in auto da Perugia in una zona paesaggisticamente molto bella e ancora integra. Grazie a quest’ultimo restauro il casale si presenta all’esterno con l’aspetto originario di fine ‘700, mentre all’interno gli spazi appaiono scanditi come in una vecchia villa ottocentesca. Nuova è la presenza della piscina, incorniciata da un pavimento in doghe di teak, della Salis, che ha lo stesso colore della pietra con cui il casale è stato costruito.I due edifici sono stati predisposti in modo da poter essere utilizzati come appartamenti autonomi che volendo si possono riunire, mantenendo nell’arredamento la stessa cifra stilistica. Le dimensioni relativamente contenute in larghezza di entrambi gli edifici hanno permesso una scelta assai particolare per gli interni: niente moderno “open space” e nello stesso tempo niente ricerca di atmosfere contadine, ma una rilassante dimensione da villa antica dove non vi sono corridoi ma solo stanze passanti una nell’altra.
Tale decisione ha regalato ad ogni vano una bellissima doppia illuminazione, sfruttando le opposte pareti finestrate, e ha reso possibile un utilizzo limitato dell’aria condizionata, potendo con le finestre aperte catturare sia la brezza di mare sia quella di collina. Ha inoltre permesso una disposizione dell’arredamento con belle simmetrie e molto spazio tra un mobile e l’altro.
Centralità del progetto: creare un ambiente altoborghese in un casale di architettura spontanea, utilizzando in misura ridotta elementi fortemente rustici (i muri di pietra) come controllati elementi decorativi.
Innovazione: rinunciare a un “open space” di concezione moderna per conservare gli spazi originari e i divisori in pietra, forandoli con ampi passaggi da stanza a stanza.
Uso dei materiali: molto raffinati con un’apparenza “rustico – chic” che li rende affini ai mobili di pregio.
Nuove tecnologie: una nuova coibentazione del tetto; riscaldamento a pavimento.GIOVANNA SIGNORINI, architetto
Si laurea con lode alla Facoltà di Architettura di Firenze nel 1980, poi si reca a Berlino dove fino al1983 svolge la libera professione presso la IBA Internationale Bauaustellung,
ente pubblico per la ricostruzione della città. Rientrata in Italia continua la sua attività con l’architetto Bruno Signorini. Nel 1987 con gli architetti Francesco e 
Filippo Signorini apre a Perugia lo studio di architettura “Signorini Associati”. Nel 1992 si trasferisce per un anno a Parigi dove lavora con colleghi francesi su incarico di privati.Così, su un pavimento in cotto decisamente tradizionale, questi mobili massicci come il letto a baldacchino, i lunghi tavoli e i moderni imbottiti) riescono a comunicare una dimensione monumentale. A creare tale atmosfera contribuisce non poco il grande camino originario con inciso l’anno di costruzione della casa, il 1783, che nelle forme e nelle proporzioni ricorda il modello tradizionale ispirato al Rinascimento. Nel contesto assume molto peso il colore deciso dell’intonaco di soffitti e pareti (giallo oro e rosso aranciato nel living e grigio perla in camera da letto), che si contrappongono con lo  stesso peso ai rusticissimi muri in pietra. La scelta dei colori più decisi, il giallo e il rosso, e la solida simmetria centrale con cui sono stati disposti i mobili, ricordano più la pienezza degli interni rinascimentali che la delicatezza del neoclassico umbro, che sarebbe stato lo stile in vigore all’epoca della costruzione del casale.I gusti dei clienti vanno sempre rispettati, anche quando pretendono di far convivere due stili antitetici e nel risultato finale si intravedono due mondi che convivono senza fondersi.
L’eclettismo è la filosofia dell’arredamento che lo permette, e che qui riesce a far convivere un’umile architettura rustica con una consuetudine anglosassone allo sfarzo neopalladiano. Sono due mondi che non hanno niente in comune e che tendono ad annullarsi tra loro. La durezza dei muri in pietra preesistenti testimonia un modo di vita molto faticoso, con una casa che cresce raccogliendo e trasportando centinaia di sassi diseguali per poi farli combaciare come in un puzzle.C’è il sudore di generazioni contadine in questo casale originariamente senza bagno né doccia, necessariamente cancellato dalla diffusione di un benessere dovuto a qualcosa prima impensabile: la rivoluzione industriale. E oggi sono proprio questi riutilizzi di architetture contadine povere che mettono in evidenza il trascorrere irrefrenabile della Storia. In questi riusi, che possono essere vissuti molto semplicemente come riappropriazione culturale, rimane sempre un sapore surreale di incontro tra mondi lontani che un arredatore attento può sfruttare a suo favore per creare atmosfere inedite.In questo casale, dopo che è stato modificato, emergono tre situazioni di “straniamento”: una piscina Hollywoodiana (anche se volutamente semplice) davanti a una casa di contadini poveri, un letto a baldacchino davanti alle finestre piccole di chi ha poca legna da ardere, una sala da pranzo di prestigio in un andito buio di recupero.
Questi grandi mobili sembrano apparizioni giunte da un altro mondo, troppo ricchi e belli per essere veri qui, in una provincia tradizionalmente povera che nella sua architettura  spontanea conserva dignità e spirito francescano.

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