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Casa
felice visita la Spagna |
Sulle colline intorno a Barcellona
Abbattere le convenzioni e i muri che ci separano
dal resto del mondo: questa la filosofia di vita che ha
portato al progetto di questa villa superpanoramica.
C’era una casa d’inizio secolo in una posizione
meravigliosa da cui si dominava sia la città che il mare. Era vecchiotta
e
non più in sintonia col giovane catalano che è andato ad
abitarla. Per ringiovanirla ha chiamato un noto architetto
di Bar- cellona, José Zazurca Codola, che ha pensato di aggiungere
una nuova facciata incastrandola sulla vecchia
per sfruttare questo effetto di straniamento e rendere l’insieme
ancora più choccante. E’ una metafora di quel che è
capitato alla Spagna dopo la morte del caudillo Francisco Franco quando,
dopo decenni di immobilismo, tutto si è di colpo liberalizzato
iniziando dal modo di sentire dei giovani. Da tale fervore è nata
la movida (che in spagnolo corrisponde al nostro “darsi una mossa”),
quando sono entrate di colpo in Spagna tutte le modernità possibili,
comprese quelle più estreme dell’architettura e del design.
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“Cospargetelo di tutti i beni del
mondo, sprofondatelo nella felicità finché non gli arrivi
fin sopra la testa, così che non se ne veda più se non
qualche bollicina sulla superficie della felicità, come fosse
la superficie dell'acqua; dategli una tale tranquillità economica,
che non gli rimanga proprio nient'altro da fare se non dormire, mangiare
pasticcini e adoperarsi perché la storia universale non finisca:
bene, anche così l'uomo, da quel bel tipo che è, e unicamente
per ingratitudine, unicamente per farvi una pasquinata vi combinerà
una qualche porcheria. Metterà a repentaglio perfino i suoi
pasticcini, e a bella posta desidererà le più rovinose
sciocchezze, la più antieconomica delle assurdità, all'unico
scopo di poter mescolare a tutta questa positiva ragionevolezza il
proprio rovinoso elemento fantastico.”
(F. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo) |
Un’aerea scala interna organizza intorno
a sè la distribuzione delle funzioni: il soggiorno, la sala da
pranzo e la cucina le si dispongono attorno in un grande spazio aperto.
La felicità e la virtù
compongono il sommo
bene, condizione non realizzabile
nel mondo naturale. La felicità si può raggiungere solo
come ideale.
In questa villa è evidente lo sforzo di rompere
le barriere murarie per vivere liberamente nel paesaggio grazie a grandi
vetrate continue. Il padrone di casa ha imposto all’architetto di
realizzare un interno dove non ci fosse bisogno di accendere la luce se
non in piena notte.
E così è stato, minimalizzando tutto, anche
le strutture interne come le scale e l’arredamento. Una delle esigenze
del proprietario era quella di avere una terrazza su cui stare guardando
Barcellona e il suo mare; l’effetto finale è ora simile a
quello che si prova sulla tolda di una nave quando si ammirano il mare
e il cielo che si congiungono all’infinito.
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