|
Iris, il giglio dei re
In botanica, il genere Iris raccoglie circa 200
specie di piante della famiglia delle Iridacee, il cui fiore è
comunemente conosciuto anche con il nome di Giaggiolo.
Il nome del genere deriva dalla parola greca Iris che significa arcobaleno.
L’iris, comunemente chiamato giaggiolo a causa della
forma allungata del suo bocciolo che dava l’impressione di un ghiacciolo,
prende il nome dalla dea Iride, la messaggera degli dei trasformata da
Giunone nell’arcobaleno dai
molteplici colori. E’ un fiore vistoso, dal portamento nobile, apprezzato
da molte civiltà e in particolare dalle case regnanti, che lo prescelsero
come rappresentante ufficiale della regalità.
Grazie alla sua forma - tre petali rivolti verso l’alto e tre verso
il basso - facile da stilizzare, lo si trova citato e raffigurato nei
testi religiosi e nei dipinti come simbolo della Trinità e del
potere. Anche i gigli della Bibbia, il giglio di
Francia, il giglio del gonfalone di Firenze, sono in realtà iris
chiamati impropriamente gigli, un errore forse dovuto al fatto che entrambi
appartengono allo stesso gruppo botanico.
Il capoluogo toscano ha acquisito la definizione di città gigliata
proprio per la crescita spontanea di questo fiore nella valle dell’Arno,
detto appunto Iris florentina, dal colore bianco venato d’azzurro.
Oggi questo fiore è praticamente
scomparso, sostituito dall’Iris Pallida (proveniente dalla Dalmazia
e dal tipico azzurro violaceo) e dalla Iris Germanica, viola scuro, che
tappezzano a maggio le colline toscane.
A questo proposito una curiosità storica.
Il giglio fiorentino del gonfalone era originariamente bianco su sfondo
rosso; fu mutato in rosso su campo bianco dai guelfi nel 1266, come segno
di vittoria sui ghibellini.
L'acqua della regina
Dall'iris un profumo dolce ed esclusivo, dal rizoma dell’iris si
ricava un profumo pregiato, dalle note delicate e persistenti, che viene
prodotto attraverso un processo assai laborioso e di conseguenza molto
costoso. Si dice che questo profumo dall’aroma di mammola fosse
il preferito di Caterina dei Medici, che portò con sé in
Francia i segreti di quella essenza odorosa che da lei prese il nome di
'Acqua della regina'. Oggi l’antica ricetta viene realizzata solo
dall'Officina profumo farmaceutica di Santa Maria Novella a Firenze, l’antica
farmacia conventuale che risale al 1200 e che è l’unica al
mondo a realizzare i prodotti seguendo ancora le indicazioni dei frati
domenicani, restando fedele a una tradizione secolare. Per ottenere il
profumo in genere vengono usate l’Iris Pallida e l’Iris Germanica.
Dai rizomi essiccati (la stagionatura dura tre anni) si estrae una polvere,
l’ireos, che viene distillata. Da 100 kg di polvere si ricavano
appena 100 g di essenza. Il prezioso estratto, che ha un odore dolce e
simile alla violetta, fu molto apprezzato nell’Ottocento anche da
Giacomo Leopardi, uno dei tanti personaggi illustri che visitarono l’antica
farmacia che anche oggi, per la sua esclusività, è molto
alla moda fra i vip italiani e stranieri.
|