| Tratto da: Casa Felice n°1 |
Materiali naturali: Il cotto dell'impruneta |
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| Di Baio Editore | ||||||||||
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L’inimitabile colore rosso e la resistenza ai secoli e alle intemperie: queste le caratteristiche del “cotto” prodotto all’Impruneta e usato sia nelle produzioni artistico artigianali che industriali. La maestosità di quella
cupola rossa, il rincorrersi
geometrico di quei mille e
mille embrici suddivisi in otto
regolari spicchi da altrettanti
costoloni di marmo bianco, sono lì, dal lontano 1434,
a dare testimonianza di una delle più antiche e gloriose
tradizioni produttive della Toscana. Ma certo,
avete già capito tutti, è un indovinello fin troppo
Proprio da questa componente argillosa derivano quelle terre tanto adatte alla produzione di manufatti che hanno fatto dell'Impruneta la patria del "cotto". La presenza della materia prima accanto ad una superficie boschiva da cui era possibile trarre alimento per le fornaci e, non ultima, la vicinanza alla città di Firenze, produssero all'Impruneta un precoce sviluppo delle manifatture di laterizi e orci fin dal medioevo. Quanto fosse importante e specializzata questa produzione è testimoniato dall'esistenza di una fiorente "Corporazione degli Orciolai e Mezzinai" dell'Impruneta, documentata fin dal 1308. Questi artigiani fornivano al mercato cittadino, oltre che i laterizi, soprattutto gli orci: i contenitori in terracotta in cui si commerciava e si conservava l'olio di oliva. Anche il vino, come gran parte dei generi alimentari, veniva commerciato in contenitori di terracotta prodotti in gran parte all'Impruneta e nelle valli della Greve, dell'Ema e della Pesa. Nel periodo dello splendore della Firenze rinascimentale gli artigiani dell’Impruneta hanno fornito i manufatti per le maggiori architetture cittadine: valga per tutte l’esempio della Cupola del Duomo.
Dall’Impruneta vennero
i pavimenti dei palazzi granducali e nobiliari, ma
anche il cotto delle case coloniche e le conche da
agrumi, i grandi vasi e le statue in terracotta delle
centinaia di ville sparse nel Contado. Le fornaci
preindustriali erano soprattutto a conduzione familiare
e la produzione si concentrava nel periodo estivo
per godere delle migliori condizioni di essiccatura. Si
produceva esclusivamente terracotta, senza ulteriori
lavorazioni, e in due tipologie principali: il lavoro quadro
si trattava di mattoni, tegole ed embrici foggiati
con l’uso di stampi a telaio rettangolare; il lavoro
tondo che raggruppa gli orci, i grandi vasi e le conche,
foggiati con la tecnica del colombino, oppure
statue, stemmi o piccoli vasi realizzati con l’uso di
calchi in gesso.La produzione locale crebbe notevolmente
nella seconda metà del Settecento, contemporaneamente
a quella dell’olio di oliva e grazie
anche alla liberalizzazione del commercio dei manufatti
in terracotta decretata nel 1777.
Lo sviluppo edilizio di Firenze, capitale del Regno
d’Italia dal 1865 al 1870, dette un’ulteriore stimolo
alla produzione dei laterizi che vide, alla fine di quel
secolo, l’introduzione della meccanizzazione e la trasformazione
in vera e propria industria. Accanto a
questa è rimasta, a tutt’oggi, una produzione artigianale
di oggetti da ornamento per la casa e il giardino
che si basa ancora sul lavoro manuale nelle antiche
fornaci: Impruneta è ancora, e sempre più, la "terra
del cotto". |
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