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Casa chiesa a Trambileno Pian del Levro (Trento)


ARCHITETTURA – CASA CHIESA A TRAMBILENO PIAN DEL LEVRO (TRENTO)

Un maso, in cui già si trovava una piccola cappella, diventa luogo dedicato esclusivamente alla spiritualità e all’accoglienza. La comunità monastica incarica l’architetto Paolo Bedogni di ampliare la struttura, progettando anche una nuova chiesa al suo interno. L’opera è realizzata secondo i criteri del risparmio energetico.

Architetture monumentali di pronunciato verticalismo additano il cielo suggerendo falsi orizzonti di ricerca da quando il Verbo si è fatto carne e si è attendato in mezzo a noi". La fisiologica vocazione a una visione onnicomprensiva del mondo, la conquista di un punto di vista universale sopra le cose onde comprenderle, abbracciarle e possederle è la manifestazione di uno sforzo conoscitivo umano a cui bastano le più alte cime dei monti. Oltre e dentro queste, nascosta e luminosa come immagino la grotta nativa del Cristo, o il sepolcro della sua Risurrezione, entrambi sprofondati nella terra, è la casa più intima della Piccola Fraternità di Gesù, la sua delicatissima chiesa.
Giunti a Pian del Levro lo sforzo della salita si è consumato e ci accompagna alla casa chiesa una dolce discesa che accarezza da est l’alpeggio.
Di fronte a noi il piccolo edificio ci commuove nella sua robusta modestia di pietra locale, dall’identità impressa in un solo segno di croce inciso nella massa del muro. Il profilo del tetto pare imitare l’esatta inclinazione del crinale che lo fronteggia. Se questa allitterazione di proporzioni sia il riflesso consapevole di una precisa volontà dell’autore, non emerge dalla composizione architettonica che non esaspera mai le proprie metafore nell’eccesso di imporle,
né intende tradire l’equilibrio del suo accordo con il paesaggio.

La casa chiesa della Piccola Fraternità di Gesù nel contesto: a sinistra in inverno, la facciata est con la croce; in questa pagina in estate. A destra: l’ingresso. In alto: la fenditura a croce verso est, durante i lavori, compiuti col contributo di volontari.

Anche l’innesto ideale con il terreno scosceso rifiuta la linea orizzontale.
Approssimandoci all’edificio, la falda del tetto non copre muri paralleli, ma quello radente al passante segue la strada nel suo orientamento, incontrando la pendenza della falda a due altezze diverse, in una linea di gronda obliqua
che approssima ancora quella della terra e introduce in una pianta semplice il principio della variazione, nel punto singolare in cui si apre l’ingresso. Il primo varco è una porzione di muro che è stata rimossa.
L’asola di tetto tra l’entrata e la chiesa disegna un accenno di portico, reminescenza di pronao e nartece, spazio di preparazione dal quale già si intravede, qui forse in modo un po’ troppo palese, l’aula assembleare.
Il percorso del corpo è però diverso da quello della visione.
La conversione dello sguardo trova la maniglia d’ingresso solo dopo una rotazione di 90° a riconquistare il panorama sulla valle da una ampia finestra che si dischiude sopra un nuovo simbolo la cui eleganza è misurata dal suo decoro, che lo esibisce nascondendolo nella compiuta coerenza dello spazio architettonico. L’abbeveratoio-acquasantiera è
riproposizione di un elemento comunissimo in queste valli, a raccogliere acqua nello scavo longitudinale di un tronco.

Allineamento altare-ambone nella chiesa, e asse solare.
Nelle foto: altare e ambone (entrambi in pietra) imperniano la chiesa.

La casa chiesa non nasce da sola, ma aderente e in continuità a un edificio esistente, un tempo stalla.
Questo piccolo abbeveratoio lo ricorda, è simile a una greppia che sta all’ingresso della Chiesa come a quello di Cristo nel mondo. Un medesimo segno innerva così lo spazio abitato presente tanto nelle tradizioni del luogo, quanto nella storia della Salvezza.
L’aula liturgica ha il fascino intimo dell’interiorità, in un ritornare di forme, materiali e colori che nella dialettica tra altare e ambone fronteggiantisi esaltano l’unità dell’azione liturgica.
La luce entra di primo mattino dall’apertura a croce sulla parete orientale, lambendo i suoi lati sghembi e dorati incontra l’altare, pietra naturale del torrente Levro, raggiunge l’ambone e viene riflessa da quell’unghia dorata sospesa sulla parola, specchio acustico ma anche porzione della volta celeste, riproposizione parcellizzata di antiche architetture emisferiche absidali cui basta questo semplice accento per essere rievocate a completare circolarmente lo spazio con lineamenti femminei, sotto i travi maschi che, in penombra, reggono zoppicando la pendenza del tetto.
Il carattere domestico dell’insieme non è solo riuscita suggestione, ma elemento intrinseco all’architettura, esito costruttivo del lavoro dei fedeli e degli abitanti del luogo.
La parete grigia orientale è composizione di tecniche di artigiani locali, la foglia d’oro su bolo il lavoro di una sorella della comunità.

La struttura dell’edificio è prefabbricata
in legno. In senso orario: schema impianto
geotermico; sezione della parete e
della copertura (rivestimento esterno
in pietra, interno in fibra di gesso); schema
dell’impianto fotovoltaico; sistemazione
del terreno compattato e rinforzato alla base.
Nella fascia centrale: foto delle fasi
del montaggio delle strutture.

È una casa chiesa dunque, in modo tradizionale, non solo nell’esito, ma già nel cantiere, senza nulla togliere, per altro, agli apporti della moderna tecnologia, nell’impianto geotermico inserito nello sbancamento della scarpata occidentale,
o nel fotovoltaico applicato sulla falda meridionale.
In un tempo in cui l’Architetto pare prevalere sull’Architettura della chiesa di pietra quanto su quella della Chiesa degli uomini con l’originalità esasperata di metafore e paradigmi compositivi, la casa chiesa di Pian del Levro è il segno di una dinamica opposta.

Casa chiesa Piccola Fraternità di Gesù a Trambileno Pian del Levro (Trento)

Progetto architettonico: Arch. Paolo Bedogni
Impianto termosolare: SOGI, Suzzara (Mantova)
Strutture prefabbricate: Holz&ko, Nova Ponente (Bolzano)
Corpi illuminanti: Targetti Sankey, Firenze

In essa l’architettura non è strumento all’esibizione dell’architetto, ma al contrario esito di un lavoro di ascolto, ricerca e contemplazione che tende piuttosto a nascondere l’autore nell’equilibrio finale con il quale l’edificio si innesta
compiutamente nel paesaggio e nel tempo della storia locale ed universale.

Luigi Bartolomei, ingegnere

 

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