ARCHITETTURA FARE

Carattere in un interno

Tratto da:
99 Idee Casa N°66
Carattere in un interno

In un edificio anni ‘40 presso la Fiera di Milano

Serivizio di Gabriella Anedi, foto Athos Lecce

Siamo a Milano, nel quartiere progettato nella seconda metà degli anni ’40 intorno ai nuovi spazi fieristici, così quieto e silenzioso quando le manifestazioni chiudono. Una serenità che non lascia intravedere nè le tante bombe scoppiate durante la guerra davanti alla fontana del piazzale, nè quelle che semidistrussero questo edificio poi ricostruito “come era e dove era”. In uno degli appartamenti abita dal 1975 Lorenzo Forges Davanzati, un architetto che si è mosso a 360 gradi nel campo della progettazione, dalle sedute in midollino con Vittorio Bonacina ai piani urbanistici, dai restauri di edifici (palazzina Liberty, Torre del Parco a Milano) alla progettazione di interi quartieri. Ma tutta la sua ricerca è profondamente segnata dall’incontro con l’arte, quella degli amici Gabriele De Vecchi, Davide Boriani, Munari e Varisco protagonisti del “Gruppo T”, il movimento cinetico tra gli anni ‘62 e ‘64, ma anche da quella portata avanti in prima persona da lui e dai suoi figli Andrea e Valentina. Questa casa si potrebbe definire come una sorta di decantazione dei vissuti di tutta la famiglia. Gli oggetti infatti si dispongono con originalità, ma senza clamore ed eccessi, e vivono in perfetto equilibrio con gli spazi ridisegnati con logica diversa da quella originaria che aveva previsto solo stanze simmetricamente disposte ai lati del corridoio centrale.

Questa casa si potrebbe considerare come una sorta di decantazione dei vissuti di tutta la famiglia, dove i singoli oggetti si manifestano in spazi completamente rimodellati.

 

A fronte di tanto rigore si staglia, con allegro coraggio, la cassettiera totalmente disegnata dal grande architetto americano Robert Venturi.

La casa è dotata anche di una spazialità in verticale, lo si può notare osservando la disposizione delle scale. La prima, nell’ingresso, conduce al piacevolissimo giardino pensile di Valentina, ricavato soppalcando un muro divisorio: le piante grasse raccolte in vasche di lamiera zincata sono illuminate da lampade speciali Flora e si specchiano nel soffitto, perfettamente visibili anche per l’osservatore più pigro. Un’altra scala, sempre in muratura, conduce dal tavolo (disegnato da Ugo la Pietra) al soffitto. Alti gradoni con pedata in legno ospitano oggetti da collezione e intanto portano alla botola: in realtà si tratta di un’opera di Luca Pizzorno realizzata in lamiera ritagliata da un controsoffitto del primo novecento recuperato tra le macerie newyorkesi. Per chi vuole accedere alla soffitta soprastante non resta che aprire questa “immagine” munita di scaletta a pantografo. Nel soggiorno è ancora l’alto a dominare con il quadro appeso al soffitto di Hsiao Cin, un artista cinese che da anni opera a Milano esponendo alla galleria Marconi. Lungo le pareti, infine, scorrono luminose e inquietanti le sculture in acciaio inossidabile del figlio Andrea: quelle che si vedono sono l’esito finale di un’attenta osservazione del mondo naturale, in particolare del volo notturno dei rapaci. Un’insolita disposizione verticale è quella conquistata da Valentina con la piccola serra-vetrina inserita nella parete tra l’ingresso e lo studio. Il microclima che si crea è quello giusto per piante della famiglia delle cactacee, le stesse disposte sul “tavolo verde” davanti al camino.

 

Una particolare passione per i camini sembra essersi impossessata di Lorenzo Forges Davanzati, che ha iniziato cimentandosi con un finto camino dipinto insieme a Paola Sarraval (una scenografa che lavora a Venezia) interpretando un originale di Piranesi. Ma il suo trasferimento in cucina ha lasciato il posto a un camino vero, inglobato in una parete in gesso molto alta e giocata sul controllo sottile dei passaggi chiaroscurali nell’alternanza di pieni e vuoti e che, come in un gesso canoviano, dispiega tutta la raffinatezza dei bianchi. A fronte di questo rigore, si staglia con giocoso coraggio la cassettiera disegnata integralmente da Bob Venturi, il noto architetto americano, in occasione della mostra “Le affinità elettive” alla Triennale di Milano organizzata da Carlo Guenzi. La cucina col suo lungo tavolo ottimizza il taglio longitudinale della stanza.

Il sottotetto è firmato da Urano Palma che vi ha allestito vari ambienti impiegando piastrelle di truciolare fresate e forate col trapano. Totalmente monoblocco è qui il bagno, che utilizza gli esiti della ricerca per gli spazi minimi di Mario Schickenbauer.

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