ARCHITETTURA

ORDINATA ATMOSFERA DI SPERANZA

Un ambiente che sa comunicare speranza, pur con pochi gesti essenziali, progettato dall’architetto Edrisio Bruletti, seguendo l’ispirazione di Mons. Giuseppe Arosio che in questa cappella ha trasfuso l’esperienza di committente attento e appassionato, che gli deriva dalla sua lunga reggenza all’Ufficio Nuove Chiese della Diocesi di Milano.

Ci sono fiori e stelle, e un’atmosfera di impalpabile biancore. Il tutto parla il linguaggio della soavità e della serenità. La cappella dell’Ospedale San Gerardo di Monza è un luogo dove, pur nella sofferenza, ci si può riconciliare con se stessi e con le sventure di questo mondo, attraverso il sorriso pieno di grazia che deriva da un ordine che è espressione di una sublime cosmicità forse in parte tangente anche a una giocosa semplicità infantile. Una semplice modulazione a cerchio appena convesso al soffitto dà il senso dell’esistenza di un centro che riconduce a unità ciò che è disperso.
Lo spazio in cui è stata collocata la cappella, all’origine, negli anni ‘70, era pensato come aula magna dell’ospedale, con configurazione a cavea sovrastata da una cupola. Per renderlo adeguato alla funzione di cappella, l’incavo centrale è stato riempito ed è stata realizzata una nuova pavimentazione in piano, priva di barriere architettoniche. Mentre la cupola superiore, onde evitare gli inevitabili riverberi acustici, è stata occultata dalla controcupola, che con la sua estroflessione diventa anche momento espressivo, dotato di una personalità propria, capace di evidenziare il luogo della celebrazione tra altare e ambone. Lo spazio della cappella non è grande, ma il chiarore diffuso lo rende epitome d’infinito. La vetrata che lo abbraccia sul lato meridiano diffonde la luminosità pacata di tonalità chiare che riassumono il trascorrrere del giorno e dei giorni.

Sul fondo, la cappella eucaristica in cui il tabernacolo si staglia sul bianco, dove il cero e i fiori diventano ornamento. I banchi, disposti sui tre lati attorno all’altare. In queste pagine e nella pagina successiva, i poli liturgici (l’altare, l’ambone, la sede del presidente). La leggera struttura del leggio è studiata per consentire un buon rapporto visivo tra il presidente e l’assemblea.

APPROFONDIMENTO
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L’azienda Spinelli, che ha realizzato i banchi della Cappella dell’Ospedale San Gerardo a Monza, è un marchio storico nell’arredo ecclesiale. Nei suoi conduttori vi è sempre stata la consapevolezza di avere a che fare con la storia: chiese, cattedrali, basiliche antiche di secoli che hanno visto transitare falegnami, ebanisti, pittori di fama internazionale.
A ogni richiesta della Committenza e a ogni progetto d’arredo, per Spinelli la consapevolezza del peso storico si fa sentire. La collaborazione con chi progetta diventa viscerale perché si fondono le idee ispiratrici con l’esperienza e il desiderio di migliorarsi. Il messaggio che Spinelli divulga al progettista è aiutiamoci vicendevolmente, per necessità di crescita professionale e per consapevole importanza storica.Sono tessere disposte in senso orizzontale e verticale: elemento dopo elemento segnano un flusso continuo di colore che grado a grado subisce una serie di variazioni tonali e cromatiche. Segnano scarti e continuità; nel loro assieme conformano figure più suggerite che definite. Emergono una croce da un lato, un sole dall’altro: due polarità dalle quali emergono energie che si proiettano all’intorno e si raccolgono nella tensione che si genera nella dinamica aperta. La vetrata, lunga nel suo ampio giro che abbraccia tutto il lato sinistro della cappella, parla con il linguaggio della luce e racconta di una fede viva e pulsante. Estesa per 12 metri e alta 2, divisa in 5 riquadri, l’opera è stata creata e composta dal M° Sante Pizzol con vetri pregiati soffiati cotti a gran fuoco e legati a piombo e ottone: una tecnica antica interpretata con sensibilità nuova.E mettono sullo stesso piano la speranza del mattino e la dolcezza del tramonto. Come un messaggio che riprende l’incalzare del tempo e, nell’atmosfera della meditazione orante, diventa metafora del succedersi delle generazioni nel grande concerto della vita, nella prospettiva della salvezza. I segni sono pochi, ma nello scenario chiaro si stagliano ben delineati e vigili. Il crocifisso nella sua purezza essenziale si armonizza in modo sommesso con lo spazio liturgico dilatato su un pedana quadrata, sollevata di due gradini, ove i poli liturgici appaiono con presenza granitica, disegnati dalle superfici di beola attraversate da una serie reiterata di inserti lignei. Lo spazio del tabernacolo è invaso dalla luce talché sulla parete bianca ne risalta la presenza, individuata da un disegno a plurima modulazione iperbolica che riecheggia gli inserti lignei degli altri poli. E la cappella della Vergine, che apre una nicchia luminosa accanto alla porta d’ingresso segnata da una vetrata a croce, è abbracciata da un manto di stelle: azzurre, come le parole di invocazione ripetendo le quali ognuno si riconosce figlio, accolto da una Madre amorosa.

Il leggio e, sullo sfondo, l’aula ecclesiale. La sede del presidente e il leggio, appositamente studiato leggero così da rendere immediato il rapporto visivo tra presidente e assemblea.Progetto architettonico: Arch. Edrisio Bruletti
Consulenza liturgica, artistica, di design: Mons. Giuseppe Arosio
Banchi: Spinelli, Carate Brianza (Monza Brianza)
Vetrata artistica: Sante Pizzol, Missaglia (Lecco)
Foto: Photo Eurofotocine, courtesy Mons. Giuseppe Arosiodivisione arredi sacri
http://pro.dibaio.com/spinelli-arredamenti

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