PENSARE

Nella villa dell’Immaginifico

Il più grande poeta italiano del Decadentismo, Gabriele d’Annunzio, fu aiutato a ritirarsi in un fastoso eremo con vista sul Lago di Garda

I giovani che visitano la villa di D’Annunzio “Il Vittoriale” a Gardone Riviera, sul lago di Garda, rimangono stupiti di fronte all’accumulo di oggetti che il poeta più famoso d’inizio ‘900 è riuscito a mettere insieme nella sua personalissima “torre d’avorio”. Per chi ci capita senza un adeguato bagaglio culturale, ha la sensazione di trovarsi nel negozio di un antiquario, non in quelli col vecchio grammofono e oggetti facili da riutilizzare, ma in uno dove il tempo si è fermato lasciando un segno indelebile di lontananza ed estraneità.
Per avvicinare il visitatore ingenuo a questi straordinari oggetti decorativi, basterebbe fargli leggere uno dei suoi romanzi più decadenti, ad esempio “Il trionfo della morte”, dove il protagonista vive il rapporto con Ippolita, una grande seduttrice, come un lento soccombere di fronte a una forza della natura che lo rende schiavo e infelice: per sottrarsi a lei non trova di meglio che buttarsi da uno scoglio durante una tempesta tenendola stretta in un doppio suicidio.
Dopo averlo letto, sarà più chiaro il senso di questi interni: gli oggetti qui presenti sono i testimoni muti di un destino eroico, quello di Gabriele d’Annunzio, un eroe della prima guerra mondiale che tanto ha osato nelle sue imprese navali, nei suoi voli sul nemico, nella sua occupazione di città irredente.
Con un simile pedigree un altro superuomo di vent’anni più giovane ma altrettanto ambizioso, Mussolini, non poteva non stimarlo, e proprio per questo temeva in lui un possibile avversario politico. La sua reazione fu di colmarlo di onori mettendolo nello stesso tempo ai margini con discrezione e generosità. Fu lui a farlo nominare principe da re Vittorio Emanuele, fu lui a finanziargli il costoso capriccio del Vittoriale, una villa principesca. Nell’ultimo decennio della sua vita D’Annunzio, che soffriva di essere tenuto in questo esilio dorato, passò il tempo arredando la villa e il giardino secondo la sua fantasia, che non era quella di un grande architetto, ma di un inguaribile collezionista che tende ad affastellare gli oggetti senza una precisa regia.
E anche questo fatto ha concorso a dare al Vittoriale un sapore molto privato.PICCOLO DI STATURA MA MOLTO VOLITIVO, D’ANNUNZIO COL VITTORIALE HA CERCATO DI LASCIARE, DOPO TANTE OPERE LETTERARIE, ANCHE UN’OPERA VISIVA CHE PARLASSE DI LUI. SEGUACE DEL PENSIERO DI NIETZSCHE, RIFIUTAVA LO STILE DI VITA BORGHESE E LA MORALE CATTOLICA PERCHÉ DI FRENO ALLA SUA ESUBERANZA DIONISIACA. ERA CONTRO I PRINCÌPI EGUALITARI DELLA DEMOCRAZIA E A FAVORE DI UNA CASTA PRIVILEGIATA DI ELETTI CHE AGIVA AL DI SOPRA DEL BENE E DEL MALE, UNA CASTA DI SUPERUOMINI APPUNTO. LA SUA VILLA DOVEVA RICORDARE AGLI ITALIANI PRIMA DI TUTTO L’EROE DI GUERRA CHE ERA STATO, E QUI HA FATTO VENIRE IL MAS DELLA BEFFA DI BUCCARI, L’AEREO ANSALDO DEL VOLO SULLA VIENNA NEMICA, FINO ALLA PRUA DELLA NAVE PUGLIA REDUCE VITTORIOSA DA TANTI SCONTRI NAVALI, RIMONTATA SU UNO SPERONE ROCCIOSO AL CENTRO DEL PARCO DI ULIVI. NEL PUNTO PIÙ ALTO E PANORAMICO DEL VITTORIALE HA POI TRASLATO LE OSSA DI ALCUNI FRA I LEGIONARI CHE PARTECIPARONO ALL’IMPRESA DI FIUME, E AL DI SOPRA DI ESSI HA POSTO IL SUO MAUSOLEO SORRETTO DA QUATTRO COLONNE NELLO STILE DI ALBERT SPEER, L’ARCHITETTO CHE INVENTÒ LO STILE NAZISTA. È UN ANGOLO DEL VITTORIALE TRASFIGURATO IN UN’APOTEOSI WAGNERIANA. L’EDICOLA COL SUO STEMMA E IL SUO MOTTO VANNO PERÒ INTERPRETATI. IL MOTTO “IO HO QUEL CHE HO DONATO” NON VUOLE ESSERE UN CONCETTO CRISTIANO COME “SE FAI DEL BENE, IL BENE TI SARÀ RIDATO” (LUI INORRIDIREBBE DAVANTI A TALE INTERPRETAZIONE BUONISTA), MA SIGNIFICA “IO HO DONATO AGLI ITALIANI LIBRI IMMORTALI E ATTI STORICI DI EROISMO, NESSUNO POTRÀ MAI PERMETTERSI DI DIMENTICARLI”. E CHE DIRE DELL’ARREDAMENTO, IN PARTICOLARE DEI SUOI CAMINI? I CAMINI QUI SIMBOLEGGIANO IL FUOCO SACRO CHE HA SPINTO D’ANNUNZIO VERSO LE VETTE DELL’ARTE E VERSO UNA VITA CHE ERA IN SE STESSA ARTE, UNA VITA INIMITABILE. MA DI TANTE PRINCIPESSE SEDOTTE, DI TANTI SALOTTI ARISTOCRATICI ANIMATI CON LA SUA BRILLANTE INTELLIGENZA, QUI RIMANE SOLO QUALCHE FOTOGRAFIA E TANTI OGGETTI ANNI ‘20, UN RIFLESSO E L’ECO DI UN PASSATO CHE NON RITORNA.CHI È OGGI IL CONSERVATORE DEL VITTORIALE? È UN ESTIMATORE DEL PERIODO FASCISTA, COME È GIUSTO, MA UN ESTIMATORE CHE HA FATTO IL ‘68 COME CANE SCIOLTO. NATO IN UNAFAMIGLI RELIGIOSA, SI È ISCRITTO ALLA FACOLTÀ DI STORIA CONTEMPORANEA “PERCHÉ VOLEVA CONOSCERE LA VITA DURANTE IL PERIODO FASCISTA DESCRITTO TROPPO SUPERFICIALMENTE”.
SI É POI LAUREATO CON UNATESI SU BOTTAI: UNO SQUADRISTA “DI SINISTRA” CHE DIVENTÒ MINISTRO DELL’EDUCAZIONE NAZIONALE. NOMINATO DIRETTORE DEL MENSILE “LA STORIA ILLUSTRATA”, NE RADDOPPIÒ LE VENDITE. ASSESSORE ALLA CULTURA DI UN COMUNE CALABRESE, MUTÒ ILSUO INCARICO IN “ASSESSORE AL DISSOLVIMENTO DELL’OVVIO” MA SI DIMISE PER ECCESSO DI CENE UFFICIALI.
TIENE CORSI DI STORIA CONTEMPORANEA NELLE UNIVERSITÀ DI SALERNO, MADRID, GINEVRA, NEW YORK, RIO DE JANEIRO. È PRESIDENTE DEL “FORUM TAL” CHE CERCA COME INSEGNARE ALLE MACCHINE A PARLARE E A SCRIVERE. OLTRE A LIBRI DI STORIA HA SCRITTO “POVERA SANTA, POVERO ASSASSINO: LA VERA STORIA DI MARIA GORETTI” E “IO L’INFAME” BIOGRAFIA SCRITTA A QUATTRO MANI CON UN BRIGATISTA ROSSO. LO SI VEDE SPESSO IN TELEVISIONE COME OSPITE O COME CONDUTTORE. MENTRE È AL VITTORIALE SCRIVE LIBRI DI STORIA.Camini e pietre d’arredamento
www.leardiniluperio.com

condividi :
Il SUN alla fiera di Rimini
03/07/2006
Le sacrestie
31/07/2005