ARCHITETTURA

LUOGO DI PREGHIERA NEL CARCERE DOZZA

Lungo l’iter realizzativo, inframezzato da ostacoli derivanti dalle condizioni di sicurezza del sito; lunghi i corridoi che caratterizzano il carcere. La chiesa, progettata da Aldo Barbieri, è affiancata da un chiostro e si pone come mèta di un intreccio di cammini che attraversano i luoghi dell’espiazione e del ripensamento.La direzione del Penitenziario di Bologna, in accordo con il Ministero di Grazia e Giustizia e con l’Arcidiocesi di Bologna, ha deciso di realizzare nel carcere una nuova chiesa, in seguito al riscontro dell’opera svoltavi dai cappellani, e del costante appello a loro rivolto.
Il carcere di Bologna era privo di un luogo atto al ritrovo dei detenuti per la celebrazione della Messa e per la preghiera: le piccole stanze ai singoli piani, in cui potevano riunirsi al massimo 10-15 persone, risultavano del tutto insufficienti per i circa 900 detenuti, oltre alle guardie e al personale civile: si richiedeva una chiesa nuova, capace di soddisfare le esigenze di tutti, in questa comunità singolare e composita.II carcere si trova nella periferia di Bologna, ha l’aspetto grave e austero derivante da forme rigide e schematiche, e dalle pareti in cemento che lo vestono di un unico colore il grigio, sia all’esterno, sia all’interno.
Il complesso è costituito da blocchi di edifici a 3-4 piani con le celle; questi sono collegati da lunghi corridoi (più di 100 metri) e anche le aree di servizio, come quella pedagogica e l’infermeria, sono collegate da simili corridoi. Chi visita il carcere ha subito la consapevolezza che i corridoi ne sono l’elemento dominante e ordinatore.
E la loro conformazione rettilinea offre un’unica scenografia: la prospettiva centrale di un tunnel, entro cui si svolge tutta la vita.Per costruire la chiesa è stato individuato uno spazio confinato a sud da uno dei bracci  delle celle e, a est e nord, da due corridoi, dei quali  quest’ultimo è una delle direttrici principali che incardinano il carcere: vi affacciano l’infermeria, il teatro, l’area con gli studi degli assistenti sociali e le aule per l’insegnamento.
All’edificio, situato in questo spazio libero, si accede dalla zona antistante l’area pedagogica, della quale si pone quale prolungamento ideale, parte di quel disegno formativo che è alla base della possibilità di reinserimento sociale.
Il corpo della chiesa è costituito da due zone, una d’uso quotidiano (sagrato, giardino, cappella, studi) e una per le celebrazioni festive.La chiesa si distingue, ben visibile e staccata dai corridoi, soprattutto grazie a un ampio sagrato circolare. Ovviamente era impossibile che fosse a cielo aperto ma si presenta quale spazio di avvicinamento e preparazione all’azione liturgica; permette un passaggio graduale dall’ambiente detentivo al luogo sacro; si stacca dall’atmosfera severa che pervade il carcere: è tutto in vetro.
L’aula celebrativa ha un invaso leggermente in pendenza per facilitare la buona visione dell’ambone e dell’altare da ogni punto. Penitenzeria e battistero sono vicini e ben visibili.
Grande rilievo è stato dato alla sistemazione dell’area esterna tra la nuova costruzione e il corridoio: un piccolo spazio a verde in cui sacerdoti e detenuti possono dialogare.
In prossimità dell’ingresso, in controfacciata è posta laVia Crucis, simbolo del difficile cammino che richiede l’ingresso nello spazio della comunità orante: in questo spicca l’altare, ai cui lati sono collocate due grandi icone raffiguranti la Crocifissione e la Resurrezione. Curate da Don Luigi Busi, le icone fanno parte di un programma che ha coinvolto gli ospiti della casa circondariale in un laboratorio sulle tecniche pittoriche proprie dell’iconografia cristiana.Committente: Ministero di Grazia e Giustizia
Progetto architettonico e d.l.: Ing. Aldo Barbieri
Struttura: Ing. A. Barbieri, Ing. S. Simonazzi
Banchi: Caloi Industria, San Vendemiano (TV)
Arte: “Giovanni Battista che battezza il Cristo”, opera di Filip Moroder Doss;
le icone: La Crocifissionee La Resurrezione a cura di Don Luigi Busi e realizzate insieme ai detenuti.
Foto: Paolo ColaPer tutte le vostre esigenze
www.caloi.it

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