PENSARE

Bioarchitettura. La presa di coscienzaBioarchitecture. The new awareness


LEOPOLDO FREYRIE
RELATORE GENERALE XXIII CONGRESSO MONDIALE UIA – MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE ARCHITETTI PPC

Qualche decennio fa parlare di bioarchitettura appariva un po’ eccentrico, qualcuno inarcava un sopracciglio, altri esprimevano una certa comprensione ma aggiungendo subito dopo una serie di considerazioni sulla marginalità di questa propensione (non certo una disciplina!), che …“forse era una buona idea ma occorreva ben altro”.
Sono passati anni, fortunatamente sono maturate molte esperienze e anche una nuova consapevolezza si è fatta strada. Non so se sia giusto, a Terzo Millennio avviato, parlare ancora di bioarchitettura tout court. Farlo vorrebbe dire che c’è ancora bisogno di aggiungere il prefisso “bio”, mentre oggi tutto fa supporre che la presa di coscienza si sia fatta largo permettendo una conoscenza approfondita di questa materia.
Tanta strada c’è ancora da fare, su questo non ci può essere dubbio, ma il muro della diffidenza e soprattutto della supponenza sembra essere crollato. La conoscenza dei materiali, delle procedure, le scelte operate alla base fin dalle prime fasi della progettazione, anche l’arrivo di nuove generazioni di progettisti più sensibili alle tematiche dell’ambiente e della sostenibilità: tutti questi sono stati e continuano a essere importanti fattori di crescita e maturazione, una “semina” che però forse non sarebbe stata efficace senza l’azione costante di associazioni, gruppi
di pressione, riviste, singoli professionisti che hanno contribuito a costruire una cultura e una coscienza della bioarchitettura che, anno dopo anno, sono riuscite a consolidarsi.
Il XXIII Congresso mondiale, organizzato dall’Unione Internazionale degli Architetti a Torino dal 29 giugno al 3 luglio, è un’ulteriore dimostrazione di quanto prima affermato. Una parte significativa delle sessioni che compongono l’intero approfondimento congressuale è dedicata a temi immediatamente riconducibili alla bioarchitettura.
Uno dei presupposti culturali del Congresso è, infatti, che gli architetti – assieme a tutti gli altri protagonisti dei processi di trasformazione del territorio – non possono sottrarsi al confronto sulle grandi sfide che coinvolgono l’intera umanità e, fra queste, un posto di assoluto rilievo va al grande tema della sostenibilità.
Declinata a 360 gradi, restituendole il suo intero significato, che implica un modo completamente nuovo di immaginare il nostro modo di vivere, e quindi di pianificare, decidere e progettare.

In questa pagina: la Zisa di Palermo (dall’arabo al-aziz che significa “la splendida”).

Up to a few decades ago speaking of bio-architecture was seen as eccentric, some would be sceptical, others would be sympathetic but immediately express a series of considerations on this tendency’s (it certainly wasn’t considered a discipline!) marginality, that “…perhaps was a good idea but something else was required”.
Years have gone by, many experiences have been developed and a new awareness has made its way.
I’m not sure if it’s correct, in the third millennium, to still speak of bio-architecture tout court.
To do so would mean that there’s the need to add the prefix “bio”, while instead everything, today, leads to presume that this awareness has taken the lead allowing a deep knowledge of this subject.
Much, undoubtedly, needs to still be done, but the wall of diffidence and, especially, of arrogance seems to have collapsed. The knowledge of materials, procedures, choices made starting from the first designing phases, the arrival of a new generation of designers, with a higher awareness of the environmental and sustainability issues: these have been and continue to be important growth and development factors, a “sowing” that perhaps wouldn’t have
been as effective without the constant work of associations, pressure groups, magazines, individual professionals that contributed in building a culture and consciousness of bio-architecture, that, year by year, have strengthened.
The XXIII World Congress, hosted in Torino by the International Architects Union from June 29th to July 3rd, is a further demonstration of what asserted above.
A significant part of the sessions that constitute the whole in-depth analysis of the congress is dedicated to issues which are strictly related to bio-architecture.
One of the cultural assumptions of the Congress is, in fact, that architects – and all the other participants in the territory’s transformation processes – cannot avoid confronting them selves with the great challenges that involve humanity; among these the issue of sustainability is the most relevant: it must be thoroughly developed, restoring it’s whole meaning and this implies a completely new manner of imagining our way of living and, consequently, of planning, making decisions and designing.

 

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