ARCHITETTURA FARE PENSARE

Artisti e nuova committenza

Si sente una profonda esigenza di confronto con gli artisti: la nostra Diocesi ha iniziato a contattarli in sordina e a partire dal 2000, con committenze mirate, è stata capace di realizzare interventi concreti che hanno attirato l’interesse di tutta la Chiesa italiana, del mondo culturale, accademico e di quello dell’arte contemporanea, soprattutto dopo la pubblicazione degli atti del convegno ”Arte Sacra: verso una nuova committenza”. Quanto realizzato assume particolare rilevanza, sia per la qualità degli artisti scelti sia per la consistenza dei lavori compiuti: le tre porte della Cattedrale di
Bruno Ceccobelli; i luoghi liturgici, sempre nella Cattedrale, di Paolo Borghi; il ciclo francescano della chiesa di Santa Maria della Pace di Stefano Di Stasio e i luoghi liturgici nella stessa chiesa di Paolo Portoghesi realizzati da Oliviero Rainaldi; per non parlare dell’altare, ambone, portacero pasquale, sede e porta d’ingresso nella chiesa di San Giovannino realizzati da Rainaldi insieme alle tre opere pittoriche della Chiesa di Santa Maria degli Spiazzi che confluiranno nel Museo Diocesano di Terni; così pure per le tre opere realizzate da Francesco Zefferino nella stessa chiesa, che confluiranno anch’esse nel Museo. Attualmente sono in cantiere la decorazione in affresco ad encausto della Cappella dedicata alla Madonna della Misericordia in Cattedrale, da parte degli ar tisti Anna Sokolova e suo marito Valerij Chernoritzky di Mosca; e la realizzazione dei luoghi liturgici della chiesa di Santa Maria del Rivo da parte
di Padre Tito.

Tre delle recenti opere d’arte realizzate per la Diocesi di Terni-Narni-Amelia.
Dall’alto: la Via Crucis di Salvo Russo, IV stazione – Gesù incontra sua madre (cm 50 x 40); Solitudine di Emmaus di Stefano Di Stasio (cm 80 x 150); Come sei bella amica mia di Ricardo Cinalli (cm 94 x 100).

Altre committenze saranno presto attivate per due nuove chiese in via di costruzione e un adattamento di un ambone e di un battistero presso l’antica Chiesa di San Francesco in Terni, della quale è già stata riadattata la nuova cappella feriale con opere di Borghi, gli scranni corali e l’altare reliquiario con un’ottica contemporanea.
Ma non solo per le nuove committenze è attiva la nostra Diocesi: è in via di realizzazione un settore del Museo diocesano dedicato all’arte contemporanea, mentre una parte della Chiesa di Sant’Agostino in Narni sarà adibita per mostre di arte contemporanea, secondo una convenzione già firmata dal Sindaco e dal Vescovo. Dunque stiamo operando con molto impegno per un rapporto nuovo con gli artisti. Il Vescovo ha manifestato la volontà di destinare fondi per la realizzazione di opere d’arte, nella consapevolezza di sollecitare la nascita di un nuovo umanesimo anche
in questo campo, oltre che, come tutti sanno, nella primaria opera di soccorso verso gli uomini di oggi, a partire dai più deboli e sofferenti. Per quel che mi concerne, quale responsabile per i beni culturali della Diocesi, mi sento impegnato nel rapporto con gli artisti sulla base dell’esperienza avuta a partire dal 1975, quando aprii a L’Aquila la “Centrale di arte contemporanea”, primo centro culturale multimediale d’avanguardia in Italia, con un progetto propositivo delle correnti più spinte del concettualismo europeo e delle arti in genere, compresa la letteratura underground e le correnti
del nuovo cinema pop americano. E’ nostra consapevolezza che gli artisti di ogni tempo hanno offerto alla contemplazione e allo stupore dei fedeli, i fatti salienti del mistero della salvezza, presentandoli nello splendore del colore e nella perfezione della bellezza. Oggi più che mai, nella civiltà dell’immagine, l’immagine sacra può esprimere più della stessa parola, dal momento che risulta essere molto efficace il suo dinamismo di comunicazione e di trasmissione del messaggio evangelico. La Diocesi di Terni-Narni-Amelia è attiva anche per la certezza che singolarmente gli artisti
contemporanei “uomini e donne di buona volontà” sono di per sé “luoghi teologici”, per la loro capacità di creare forme e colori che dicono molto più di ciò che si vede, e a tutti rivelano una parte della Verità; infine, nella logica della povertà, propria degli uomini di Chiesa, siamo consapevoli che di tutto possiamo fare a meno delle cose esterne a noi, tranne che del mangiare, del vestire e dell’arte. La Chiesa e l’arte non possono più camminare per strade parallele che non si incontrano mai, infatti ascoltare quello che gli artisti hanno da dire nel loro rapportarsi alle committenze ecclesiastiche è fondamentale per un rapporto autenticamente inserito nel ricercare e nell’incontrare la Verità. Come diceva Picasso: “Io non ricerco, io trovo”; e questo è valido anche per Raffaello: ha incontrato la bellezza e ha dipinto la Madonna della Seggiola. Ma ogni artista ha la sua storia; nel passato, mentre Leonardo prometteva il Paradiso, Raffaello lo esprimeva; oggi alcuni artisti affermano le verità di fede con figure e rimandi molto chiari o metafisici, a volte anacronistici, a volte molto umani; altri si liberano dalle immagini per offrire simboli che dicano il tutto senza parole dipinte… Se questi due percorsi contengono una loro spiritualità, si può dire che sono dentro la tipologia degli uomini e delle donne “di buona volontà”, destinatari della buona novella della quale, ripensata e comparata con la contemporaneità, vedono l’intrinseca bellezza.

A destra, alcuni dei partecipanti al convegno:
da sinistra, Carlo Malaspina, Carlo Chenis e Fabio
Leonardis davanti alla chiesa della Madonna della
Pace, costruita recentemente a Terni su progetto di
Paolo Portoghesi.

Si tratta infatti di due vie della spiritualità cristiana, ambedue valide: quella “catafatica” e quella “apofatica”; quella che afferma la grande dignità dell’uomo di fronte a Dio, quella che nega ogni possibilità di definizione di Dio stesso. Oggi, l’“horror vacui” di Lord Chandos, divenuto incapace di comunicare, riflette la volontà di far ritorno a una esistenza che sappia riscoprire la via interiore e porre fine al caos, alla confusione dei sentimenti,“ rifoggiando la parola così da trasformarla in epifania e schermo”. L’arte priva di spiritualità, infatti, reca in sé stessa la sua propria tragedia. Persino la constatazione della mancanza di spiritualità del tempo in cui vive, richiede all’artista la più alta e determinata elevatezza spirituale. L’artista autentico, a mio avviso, è sempre al servizio dell’immor talità, si sforza di rendere immortale il mondo e l’uomo in questo mondo redento dal sangue dell’amore di Gesù per tutti. Per questo desideriamo ascoltare gli artisti che seguono ambedue le vie che, seguendo queste, si aprono al Vangelo. Infatti non esiste un “voi” generico riferito agli artisti, perché è effettivamente impossibile oggi affermare che in tutta l’arte c’è spiritualità e che dunque la Chiesa può avere una infinita possibilità di scelta: bisogna avere il coraggio di fare delle scelte, quel coraggio che gli storici dell’arte di oggi non hanno, perché sono spiazzati dalla velocità con cui nascono forme espressive nuove, dovute a tantissimi fattori, da quelli economici a quelli politici e, in ultimo, dalla globalizzazione di cui fa parte anche la colonizzazione dell’estetica occidentale, notoriamente accattivante e consumistica. C’è tanta paccottiglia in giro, anche in Gallerie d’arte e in collezioni importanti, e francamente non basta la quotazione economica per dire che un artista è grande né il fatto che risponde al gusto dei nuovi ricchi che ne acquista le opere per collezionarle. Per la committenza ecclesiastica, l’arte è un elemento indispensabile per la “statio” contemplativa dei fedeli, con eventi e parole storicamente presenti nella fede vissuta e collocati in un luogo di culto. La sfida è il “come” della collocazione. Qualche buon esempio cominciamo ad averlo: dalla Chiesa di Renzo Piano, a quella di Paolo Portoghesi, qui a Terni, a quella ultima di Piero Sartogo a Roma, dedicata al Santo Volto, dove il coraggio dell’architetto è riuscito a mettere insieme una serie di artisti la cui spiritualità traspare nelle opere. Se riusciremo a mettere insieme una serie di valide piste di riflessione, avremo reso un buon servizio alla comunità cristiana. Per questo abbiamo voluto ascoltare le voci di Alberto Abate, sul neofigurativismo, di Padre Tito, nel suo singolare ruolo di artista e consulente CEI per i progetti di arte contemporanea nelle nuove chiese; di Bruno Ceccobelli, da poco Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Perugia; di Marco Tirelli, che ha collaborato con l’architetto Piero Sartogo per la chiesa del Santo Volto alla Magliana; di Carlo Chenis che offre il terreno di coltura sul quale inserire gli altri interventi degli artisti a partire da Rainaldi, Di Stasio, Cascella, Nunzio, Paola Gandolfi, Francesca Tulli, Francesco Zefferino, Andrea Abbatangelo, Carlo Bertocci e altri.
Sono questi i messaggi che mi piacerebbe far emergere:
– che nella progettazione di nuove chiese, consapevoli di essere artefici di un nuovo umanesimo, si sollecitino gli architetti a tener conto di pittori, scultori, vetratisti;
– che la committenza scelga artisti di valore alto, capaci di fissare “il tempo” contemporaneo nel tempo eterno di Dio;
– che la committenza ecclesiastica per arredi liturgici o per manufatti importanti non si rivolga alla serialità che di per sé è di cattivo gusto;
– che da parte del legislatore venga data la possibilità di detrarre dalle tasse le donazioni erogate a favore di committenze d’arte contemporanea, non solo ecclesiastica;
– che da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Conferenza Episcopale Italiana venga erogata una più cospicua quantità di fondi per l’arte contemporanea.

Don Fabio Leonardis
Direttore, Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici
della Diocesi di Terni-Narni-Amelia

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