PENSARE

Artista, teologo e comunicatore

Nelle parole del Card. Carlo Maria Martini

"Gli artisti continuano ad accostarsi al mistero cristiano. Ma non pochi sono privi della necessaria formazione di fede, e utilizzano con qualche disagio i loro linguaggi. In ogni caso, la dimensione religiosa affascina ancora gli artisti e molti
sentono il desiderio di darvi espressione. Ritengo dunque che il problema fondamentale sia quello della comunicazione. Un tempo erano accompagnati, soprattutto in occasione di committenze ecclesiastiche, dai teologi che li aiutavano nell’ideazione delle opere garantendo alcuni elementi di comprensione. Oggi, invece potrebbe essere utile la presenza dei critici e dei teologi accanto ai lavori artistici esposti nelle gallerie d’arte e nelle apposite manifestazioni, per decifrarne i linguaggi e mettere in luce i complessi contenuti religiosi. Il teologo e il critico d’arte sembrano davvero necessari mediatori tra l’arte, la catechesi, la liturgia. Non vi è infatti dubbio che i luoghi tradizionalmente frequentati dagli artisti che intendono porsi in dialogo diretto con la fede cristiana siano la catechesi e la liturgia.
Purtroppo oggi tali luoghi sono frequentati in forme immature e lo spazio riservato agli artisti è assai ridotto per
diversi motivi: una scarsa preparazione del clero e delle comunità in materia di arte, una certa preferenza per i linguaggi astratti e freddi, il bisogno di silenzio visivo indotto da una società inquinata da un diluvio di immagini.
Le condizioni per consentire la ripresa di una diffusa relazione tra arte e mistero cristiano sono quindi troppo limitate, direi allo stato nascente. Eppure non dobbiamo rinunciare alla bellezza e alla validità dell’immagine: in proposito
penso a come sarebbero ascoltate, per esempio, le catechesi se si riscoprisse l’importanza dell’immagine per comprendere meglio le parole. E’ vero che l’incontro tra artisti e uomini di Chiesa si sviluppa con lentezza e probabilmente richiede più tempo di quanto auspicava fortemente il papa Paolo VI, fin da quando era Arcivescovo di
Milano. Tuttavia dobbiamo impegnarci a fondo, facendo leva, più che sui programmi specifici di formazione, sui numerosi strumenti e sulle tante occasioni che la vita della Chiesa oggi offre.”

(Dall’intervento per la Biennale di Arte sacra di Pinerolo)

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