PENSARE

LE VETRINE PER LA STORIA E LA FEDE

Il museo è luogo delle opere d’arte. E quando si dice “arte” di solito si intende pittura o scultura: quanto si gusta con lo sguardo, l’immagine che ci proviene da epoche remote e che tuttora apprezziamo, assaporandone origini ed espressioni, stili compositivi e  figurazioni simboliche, esaminandone lo stato di conservazione.
Sono opere che raccontano di contesti culturali in parte tramontati, ma che permangono proprio attraverso queste testimonianze trasmesseci da generazioni e generazioni. E nella patina del tempo che le accompagna, individuiamo anche la distanza che ci separa dal periodo in cui furono concepite.
Il museo conserva, protegge, sottrae alla cupidigia di chi vorrebbe far proprio il tesoro che le epoche passate ci lasciano. E allo stesso tempo lo rende disponibile a tutti.
Il museo compie un autentico miracolo della cultura: quello di elevare gli animi e di essere pienamente possesso del singolo che sa apprezzarla, mentre è anche di tutti.
La cultura è l’unica cosa che si può possedere senza sottrarla ad altri: che si può prendere, senza privarne alcuno. Tra gli strumenti culturali che la nostra epoca mette a disposizione del vasto pubblico, certo i musei sono luoghi eletti: e la loro diffusione è grande, anche in campo ecclesiale in questi ultimi due decenni.Perché la magia di proteggere, conservare e allo stesso tempo offrire al pubblico sia compiuta, cruciale è il mezzo grazie al quale l’oggetto è mostrato: gli espositori, appunto. Nel Museo del Duomo di Pavia, ospitato nella cripta della Cattedrale di Santa Maria del Popolo, tra i tanti oggetti conservati vi sono anche antichi, preziosi volumi: se ne apprezza la materialità corposa, le pagine ingiallite ma ancora piene di nerbo, la fattura manuale.
Certo, il tesoro del libro sta in quanto reca scritto, ma c’è un gusto particolare anche nel constatare che vi sono codici che possono essere consultati, anche se la loro consultazione è ristretta a specifiche ricerche, a persone specializzate.
Anche la presenza materiale del libro, in sé, costituisce testimonianza. E la si apprezza quando è esibito in una teca orizzontale, la cui fattura è tale da non sovrapporsi all’oggetto: ma da offrirlo alla vista così che questo risalti e quella scompaia.
Qui, nel Museo del Duomo di Pavia, le teche orizzontali sono in acciaio trattato con vernice antigraffio e antiriflesso ad effetto texturizzato color antracite: costituiscono uno sfondo, una cornice. Attraverso vetri di sicurezza, di tipo chiaro e temperato, grazie all’attenta dislocazione dei punti luce si osserva con chiarezza l’oggetto.
E questo, nel chiuso della teca, resta entro un microclima ideale per le proprie caratteristiche fisiche, controllato tramite la presenza di sali igroscopici. Anche il libro è arte.La zona espositiva è corredata di due vassoi asportabili dall’esterno, uno per sali igroscopici con funzione di controllo passivo del microclima interno e l’altro per granulare antitarme nel caso vengano esposti materiali in tessuto. L’anta superiore è dotata di chiusura ermetica di sicurezza non visibile al pubblico, ed è apribile.

Cerca nel nostro sito: musei ecclesiasticiGentile Direttore,
confido che abbia avuto modo di seguire nel tempo, sulla rivista CHIESA OGGI architettura e comunicazione, la nostra sezione speciale MUSEUM GENIUS LOCI: cerchiamo di dare conto di quanto avviene nei Musei ecclesiastici italiani, che ricade sotto
il capitolo dell’architettura e del progetto: ristrutturazioni, progetti, allestimenti, tutto quello che attiene alla museografia.

Come viene specificato nella Lettera Circolare sulla Funzione Pastorale dei Musei Ecclesiastici, diramata dalla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa (2001), queste istituzioni hanno il fine “di favorire un nuovo umanesimo in vista della nuova evangelizzazione”.

Il museo ecclesiastico infatti è “punto di riferimento principale attorno a cui si anima il progetto di rivisitazione del passato e di scoperta del presente negli aspetti migliori e talvolta sconosciuti.”
Ne consegue, tra l’altro, che “la vetrina, oltre a conservare in modo adeguato gli oggetti in essa contenuti, debba valorizzarli e renderli pienamente visibili. È pertanto auspicabile che sia adeguatamente illuminata… La stessa forma del contenitore diventa elemento di servizio non solo in senso stretto, la buona conservazione dei manufatti, ma anche in senso largo, la felice fruizione dell’oggetto stesso…”

Richiamiamo questi passi, poiché evidenziano il ruolo dell’architettura al servizio del museo, che a sua volta è custode e momento di trasmissione e diffusione della cultura locale. Queste nostre pagine permettono una circolazione più vasta di quanto avviene nei singoli musei: l’esempio di uno può ispirare l’azione di altri.
Per questo auspichiamo di ricevere informazioni su quanto si sta pensando, progettando, attuando per il Suo museo: ci permetterà di pubblicare queste opere e di farle parlare al di là del luogo di appartenenza. Anche questo fa parte della missione
dei musei, per valorizzare i beni che li arricchiscono.

La invitiamo a scriverci
per dare notizia delle opere e dei progetti
che si stanno discutendo per il museo da Lei diretto a
<chiesaoggi@dibaio.com>

Confidiamo nelle Sue idee e nel Suo contributo, con la più alta stima per il Suo impegno

Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, architetto

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