PENSARE

La luce dell’arte

Abbiamo incontrato il professore Flavio Caroli, grande storico d’arte. Siamo entrati nella sfera più privata e intima del noto storico e abbiamo scoperto che ad affiancarlo nei momenti di studio e meditazione c’è un suggestivo camino scultura da lui ideato secondo una sapiente ed affascinante ricostruzione filologica che caratterizza questa particolare residenza di campagna.

L’identificazione icongrafica della scultura che avvolge il camino deriva niente meno che da Cesare Ripa, grandissimo studioso del fine Cinquecento La scena mostra la pittura e la poesia che cacciano la mediocrità identificata nella figura magra che giace sul fianco del fuoco. La mediocrità ha tentato di rubare la sacra fiamma della creazione e la stringe ancora tra le mani mentre la pittura che è la figura bendata con la natura morta in testa e il paesaggio in mano e la poesia, definita con le sue caratteristiche simboliche come popputa e alata, la respingono spingendola tra le fiamme.
Questa scultura è ispirata ad uno scultore che si chiama Barberini e che ha lavorato nella chiesa di Sant’Agostino a Cremona nei pressi del luogo dove è localizzata la casa. Il camino è realizzato in due materiali: il gesso per il fondo e la terracotta dipinta per le figure. Il progetto iconografico è del Professore Flavio Caroli mentre la realizzazione è stata affidata allo scultore Mauro Mazzali.È stato storicamente accertato che il casale quattrocentesco – spiega il Professore Flavio Caroli – faceva parte di una tenuta passata in eredità alla pittrice Sofonisba Anguissola dal nonno materno appartenente alla famiglia Ponzone, e che nella vicina villa Medici del Vascello aveva vissuto Cecilia Gallerani (ritratta da Leonardo nel famoso dipinto La dama con l’ermellino) che aveva ospitato per un periodo l’illustre artista. Con un équipe di pittori, scultori e architetti abbiamo fatto rivivere come per magia opere d’arte che avrebbero potuto veder la luce in questo posto durante diversi momenti storici, opere che avrebbero potuto realmente esistere e forse sono esistite, o forse no”. Un esempio: la suggestiva opera scultorea del camino collocato nella biblioteca che ha una forte affinità con l’imponente ciclo di sculture eseguito nel Seicento inoltrato da Barberini per la Chiesa di Sant’Agostino a Cremona. Il camino di ispirazione barocca diventa per noi una preziosa occasione per formulare alcune domande sull’uso della luce artificiale nelle opere barocche. Ma allo stesso tempo, restringendo il discorso ai fenomeni artistici, non si può fare a meno di mettere in evidenza la difficoltà di raccogliere sotto il termine Barocco tutta l’arte del Seicento trovando un comune denominatore infatti di natura non omogenea, come ad esempio l’opera di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio a cui è stata dedicata una mostra a Roma. La luce di Caravaggio è una luce che vuole essere naturale come si vede per esempio nella Vocazione di San Matteo cioè una luce che fa convivere la materia delle cose, dei muri, dei vestiti, delle stoffe e la luce naturale. Un fascio luminoso irrompe dall’alto e accentua il taglio diagonale della scena sottolineato dall’irruente entrata di un lotto di luce. Questo accade anche quando Caravaggio inizia ad usare la luce artificiale, cioè il lume di candela. In Caravaggio emerge la volontà di rappresentare la luce come verità. La luce barocca è completamente diversa naturalmente dalla luce caravaggesca perché è una luce di spettacolo, di effetti speciali e di meraviglia, quindi è una luce che vuole stupefare il visitatore. Basta pensare alle chiese di Roma o ai Palazzi dei Barberini edificati a magniloquenza. È proprio questa la differenza di fondo tra luce caravaggesca e luce barocca sia in scultura che in pittura. Da un lato c’è la volontà appoggiando il pennello sulla tela di far convivere luce e materia delle cose al fine di ricercare la verità ottica, nell’altro caso c’è la volontà di creare una luce come gorgo spiralico, proprio a fini di stupefazione e meraviglia.critico d’arte, docente al Politecnico di Milano presso la Facoltà di Architettura. Ha dedicato la sua vita a studiare la linea introspettiva dell’arte occidentale e ha incontrato due volte la letteratura con “Mayerling amore mio!” (1983) e con “37. II mistero del genio adolescente” (1996).La luce barocca è completamente diversa naturalmente dalla luce caravaggesca perché è una luce di spettacolo, è una luce di effetti speciali, è una luce di meraviglia quindi è una luce che vuole stupefare il visitatore. Basta pensare alle chiese e ai palazzi dell’epoca. In Caravaggio quando appoggia il pennello sulla tela c’è la volontà di far convivere luce e materia delle cose al fine di ricercare la verità ottica. Nel Barocco c’è la volontà di creare una luce come gorgo spiralico, proprio a fini di stupefazione e meraviglia.

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