PENSARE

ARIA DI PROVENZA IN MONFERRATO


Nuova vita per una struttura settecentesca dèlabré.

La pertinenza di un antico convento quattrocentesco rivive nella freschezza della luce e dei colori.

Servizio di Gabriella Anedi
Testi di Gabriella Anedi
Foto di Athos Lecce

La terrazza è un buon biglietto da visita. Come in un preludio, anticipa i temi e lo stile di questa bella antica dimora di Casale Monferrato, sviluppati coerentemente in tutta l’abitazione con un progetto seguito direttamente dalla proprietaria. Catturano le luci e il vento i leggeri drappi che racchiudono, come in un’alcova, vecchi mobili di famiglia. I lettini dei nonni, ripassati con lacca color avorio, diventano dei comodi sofà, i tavolini di legno si rinnovano con una mano di bianco. Belli i richiami ai colori, gli oggetti della memoria e quelli etnici come le lampade, i tappeti provenienti dal Marocco, e i variegati cuscini posti anche sul divano angolare in muratura. Verdeggiante in primavera ed estate, con viti che salgono lungo le pareti esterne rifinite a calce, a partire dall’androne sottostante l’ambiente si presenta contiguo all’antica corte così come al resto dell’edificio, conservando i caratteri dell’edilizia locale ma con un tocco di gusto franco-provenzale, estremamente sofisticato.

Non è l’alcova di uno sceicco medio orientale, ma
la terrazza di una signora dal fascino leggero e avvolgente.

Godibile è la terrazza per gran parte dell’anno attrezzata per l’ospitalità con comode sedute, lavello in pietra e velari per proteggere dal sole.

QUALITÀ DELL’INTERVENTO

Centralità del progetto:
togliere all’antica casa di paese qualsiasi “effetto baita” che ricordasse il dilagante stile rustico delle seconde case, facendo ricorso alla tecnica anglosassone di rendere délabré quello che non si
vuole ostentare.
Innovazione: trasformare con un arredamento molto personale l’atmosfera prevedibile di un’architettura più rustica che nobile.
Uso dei materiali: un trattamento generalizzato di sbiancamento con vernici poco coprenti o parzialmente staccate.
Nuove tecnologie: accuratamente non esibite.

Il rapporto con il territorio

La proprietaria della casa è amministratore delegato di MON.DO, un progetto di Casale, Valenza e altri comuni monferrini (oltre a un pool di privati), per qualificare turisticamente il Monferrato, diffondendone l’immagine attraverso un programma di marketing territoriale.

Basta ricordare che un marchesato come quello di Casale è stato conteso in tempi antichi dai Francesi e occupato dagli stessi dopo la Rivoluzione del 1789. Singolare questa zona living che appare come una veranda, compresa com’è tra le ampie finestrature che danno sulla terrazza e la parete vetrata che la divide impercettibilmente dalla cucina. L’arredo è molto informale ma estremamente curato nei dettagli, coerente con quello che si potrebbe definire uno stile “shabby” declinato alla provenzale. Nella cucina si mescolano soluzioni tecnologiche e memorie antiche. Ascensore e microonde si scaldano a contatto di madie decapate ed etagéres in ferro, la televisione sta al posto di un catino sulla vecchia toilette, sedie da giardino trovate nei colorati mercatini di Casale si ritrovano insieme ai vecchi
lampadari dei salotti anni ’60.

Fantasia e cultura guidano
con leggerezza il gioco degli accostamenti tra antico e moderno.

Dal soggiorno, posto al piano intermedio, si accede alla cucina, allo studio e alla camera da letto del secondo piano.
Si impone il bellissimo camino bergognone in pietra, mentre si intonano ai mieli e agli avori gli oggetti in pietra leccese e le sedie habillées. Alla parete un quadro di Marco Porta.

Tutto qui assume un’aria vissuta e leggera volutamente sotto le righe,
il contrario esatto delle esibizioni dei parvenus.

In Edicola

 Il tavolo fratino di famiglia è stato parzialmente verniciato di bianco per alleggerirne il peso, lasciando al naturale solo il ripiano superiore. Lo separa dalla cucina una parete vetrata in funzione di quinta trasparente in grado di
assicurare una diffusa e naturale illuminazione.
 Sul tavolo è stato messo un lampadarietto.a gocce buffamente rococò degli anni ‘50: un ripescaggio tra l’affettuoso e l’ironico.

Qui decine di bicchieri moltiplicano il piacevole effetto di leggerezza e trasparenza rischiarando così il punto più oscuro della casa. Poggiano su solide travi i listoni in legno trattati, come il resto della mansarda, con una uniforme stesura bianco latte. Questa scelta acromatica ha il pregio non solo di dilatare lo spazio ma anche di evitare un “effetto baita” intrinseco in questa tipologia. Qui la rarefazione è massima, con una sensazione di “svuotamento” capace di
creare un ambiente estremamente silenzioso e rilassante.
Ha una declinazione totalmente femminile questo bagno giocato sulle morbide forme di antichi sanitari. La vasca da bagno infatti proviene da un’antica cascina della campagna casalese, mentre sono parte dell’originaria struttura i due pali decapati che separano in due l’ambiente. Il lavabo in travertino poggia su un mobile disegnato dalla stessa proprietaria.
Un solo piccolo mobile a due ante conclude l’essenziale arredo di questo bagno luminoso e sensuale.

Tutto qui assume un’aria vissuta e leggera volutamente sotto le righe,
il contrario esatto delle esibizioni dei parvenus.

I mobili del bagno risultano molto sofisticati: o sono un’eredità di famiglia o cercati da rigattieri e antiquari specializzati nel rustico.

 

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