ARCHITETTURA FARE

Architettura per il fuoco

ANTOLOGICA DEDICATA AI CLASSICI D’AUTORE VILLA BUSK DI SVERRE FEHN
Località: Bamble (Oslo, Norvegia)
Recensione a cura di: Marco Borsotti
Bibliografia: Christian Norberg-Schulz, Gennaro Postiglione, Sverre Fehn. Opera completa, Electa, Milano. Il volume consente anche al pubblico italiano di avvicinarsi alle opere del maestro norvegese, del quale è presentata l’intera produzione corredata ad un ricco apparato iconografico. Il testo è impreziosito dai saggi critici di F. Dal Co, C. Norberg-Schulz e G. Postiglione.

Vista generale della villa Planimetria piano terra

Il focolare di villa Busk è, nel contempo, solida architettura e pure segno: appartiene all’involucro in cemento armato a vista del grande muro rettilineo che racchiude l’edificio ma ne ritaglia la massa, disegnando l’angolo, secondo una soluzione apparentemente semplice, eppure così netta da comporre addirittura un vero e proprio sistema architettonico che articola l’intera prospettiva offerta a chi si dovesse accomodare sull’ampio divano della zona conversazione. Il cemento intorno alla bocca del fuoco, un vero e proprio vano aperto, è lavorato per superfici grezze, ma lisce, lievemente incassate, le cui estremità risvoltano sulla parete contigua ad integrare nel disegno una grande lastra di marmo bianco dalle forti venature, mentre una terza superficie, delle medesime dimensioni, si stende a terra scura. Si crea, in tal modo, un insieme che, seppure bidimensionale, determina l’impressione di una profondità quasi autonoma dal resto dello spazio, sorta di luogo sacro dove si esalta lo stagliarsi delle fiamme, prolungate, nel loro dardeggiare, dalle venature del marmo. Due superfici vetrate collegano visivamente l’elemento naturale “contenuto”, il fuoco, all’elemento naturale “contenente”, la foresta nella quale la villa è immersa: una è subito accanto al fuoco, ampia, luminosa, l’altra, invece, è un piccolo quadrato come sottratto alla superficie del marmo, a prima vista priva di logica, ma forse lì a suggerire un secondo focolare, alimentato proprio dalla natura circostante. Il fuoco che riscalda l’abitare umano ed il legno che alimenta quel calore.

Vista del soggiorno Particolare del camino

Sverre Fehn, architetto. Laureatosi presso il Politecnico di Zurigo nel 1949, collabora a Parigi con J. Prouvé per poi svolgere la propria attività ad Oslo, dove insegna presso la locale facoltà. Fin dalle prime opere coniuga una grande attenzione al rapporto tra edificio e natura, attraverso una propria visione del linguaggio moderno, tesa a sviluppare la ricerca dello spazio interno, sensibile alle urgenze della dimensione umana dell’abitare, sviluppate con un intenso amore per il dettaglio. Firma progetti di alto prestigio tra i quali musei, il padiglione dei Paesi Nordici alla Biennale di Venezia, nonché residenze private. Nel 1997 riceve il massimo premio mondiale d’architettura: il Pritzker.

 

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