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Ambient: la cascina dell’ingegnere


Tratto da:
99 Idee Ambient 02
La cascina dell’ingegnere

“completamente restaurata in uno spirito contadino”

UNA GIOVANE COPPIA, LUI COMMERCIALISTA E LEI INGEGNERE, DECIDE DI ABITARE IN UNA VECCHIA CASCINA DI PAESE, DOVE TUTTO RICORDA UN MODO DI VIVERE ANCORA ARTIGIANALE. ANCHE LE DUE CUCINE, UNA PER L’ESTATE E L’ALTRA PER L’INVERNO, SONO IN MURATURA NELLO STILE TRADIZIONALE.

Era in origine una cascina a corte chiusa all’interno di un paese agricolo del Cremonese. Era ancora abitata dal contadino, per cui risultava ancora molto genuina, e i nuovi proprietari, una giovane coppia di professionisti, ha deciso di conservare il più possibile il suo sapore originario. Quindi hanno mantenuto tutta la struttura, facendo dei rinforzi dove sevivano e integrando la vecchia travatura con elementi nuovi, molto simili, là dove si era deteriorata a causa delle infiltrazioni dal tetto. Tra le travi vi è una copertura in tavelle di cotto che è stata anch’essa ripulita e risanata. Al di sopra di essa è stato messo un materiale isolante, coperto a sua volta dal tetto a spiovente in coppi tradizionali della zona. In origine la parte sottotetto era un granaio, mentre adesso è diventato l’appartamento estivo dei nuovi proprietari, che d’inverno abitano al piano terra. Per i pavimenti è stato scelto per il soggiorno un abete piuttosto chiaro per dare luminosità, mentre per la zona notte si è preferito un larice più scuro. In quanto all’arredamento, si è cercato di adeguarlo allo spirito contadino molto presente nella costruzione, mettendo pochi mobili scelti tra quelli tradizionali della zona. Naturalmente per la zona cottura, quella estiva al primo piano e quella invernale a piano terra, la preferenza è andata alle grandi cucine economiche tradizionali in ghisa (anche se alimentate a gas per praticità): gialla in alto (la francese La Cornue) e blu in basso (l’inglese Aga), tra le migliori sul mercato. Il resto della cucina è in muratura e sotto il piano di lavoro vi sono collocati, in entrambi i casi, il frigorifero, la lavastoviglie e vari contenitori coperti da gra-ziose tendine a quadretti, di sapore rustico, che s’inseriscono assai bene nel contesto cromatico del legno e del cotto. Le sedie e i tavoli sono dell’800, tranne il tavolo da pranzo grande per quando ci sono ospiti che è un fratino del ‘700. All’esterno vi è un’altro tavolo lungo sotto il portico per le cene estive con amici. Per due persone è una casa grande, che diventa perfettamente adeguata quando è invasa dai frequenti e numerosi ospiti.

Qui sopra, la tradizionale scala contadina con semplici montanti in ferro battuto. A destra, la cucina al piano superiore utilizzata nei mesi estivi.

La cucina in muratura può star bene in qualsiasi ambiente, ma è quasi una necessità in un ambiente rustico, dove la cucina moderna e razionale (come si è delineata negli anni trenta con l’industrializzazione del mobile in serie) risulta essere fuori posto e a non legare con una capriata in legno, con un cotto o con le pietre sulle pareti. Il manufatto costruito su misura all’interno di una cucina tradizionale, ha sempre il pregio di far parte del complesso murario e di poter avere un trattamento in superficie che lo inserisce perfettamente nell’ambiente, essendo in fondo una parete tra le pareti. L’utilizzo di tessuti per coprire a tendina il di sotto del piano di lavoro secondo una consuetudine tipicamente contadina, ammorbidisce in modo sostanziale una cucina che viene così umanizzata e tolta da una qualificazione di “macchina per cucinare”.
Più artigianato e meno industria sembra essere la parola d’ordine della fascia alta di chi deve farsi una casa: professionisti molto acculturati e perfettamente inseriti nella macchina produttiva oggi sembrano non chiedere altro.

A sinistra, l’angolo della cucina in muratura di una sala da pranzo di prestigio. Sotto i piani di lavoro vi sono due tendine di tessuto stampato a fiori. Tra di essi la bella cucina economica inglese in ghisa Aga che per comodità funziona a metano.
Cascina cremonese ristrutturata con l’intervento di “Ludis Legnami” per la parte lignea.
Testo di Walter Pagliero. Foto di Athos Lecce.

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