ARCHITETTURA FARE PENSARE

Alessandro Mazzuccottelli- Dum vulnerat format

“Mentre ferisce forma” è il motto che ricorda i faticosi processi cui è sottoposto il ferro battuto per assumere la sua forma definitiva. Inciso sul cancello d’ingresso di una casa in Val Imagna ci rammenta che questa dimora fu abitata ai primi del ‘900 da Alessandro Mazzucotelli, il celeberrimo artista del ferro Liberty. Foto Athos Lecce

Nella vasta perdita di testimonianze storiche di cui hanno sofferto le vallate prealpine, soprattutto nell’area bergamasca dove nuovissime costruzioni hanno smantellato poco per volta i caratteri delle preesistenze storiche, desta particolare stupore imbattersi a Rota Imagna in una di quelle dimore dove ininterrotte generazioni sembrano avere conservato intatte le ricche memorie di famiglia. Ma in questo caso ad aver conservato con scrupolosa cura i segni di una vita famigliare sono stati il caso e il diligente affetto dei nuovi proprietari che, subentrati nel 1978, hanno pienamente inteso il valore storico di questa dimora. Infatti la casa venne abitata ai primi del ‘900 da Alessandro Mazzucotelli, proprio lui, il celebberrimo artista del ferro liberty. Inizialmente si limitò a rilevare un locale adibito a stalla sul poggio in località Carosso con integrazioni successive che Serena Zonca ha ricostruito sulla rivista locale Vallimagna del 1994: lì accanto, successivamente, si aggiunse la nuova costruzione; una confortevole casa di campagna con un panoramico giardino a terrazze e un parco dove far giocare figli e nipoti. Di grande effetto è poi il viale di cipressi attraverso il quale si accede dal paese alla sommità del colle. La specie era inusuale in questi luoghi, ma Alessandro Mazzucotelli, ai tempi podestà di Rota, ne intese la bellezza oltre le destinazioni abituali tanto da diffonderne la moda nei giardini delle ville sorte successivamente. Ovviamente il ferro è protagonista degli arredi sia interni che esterni: balaustre, archi, cancelli sembrano ricami usciti senza sforzo anche se il motto dell’ingresso, DUM VULNERAT FORMAT (mentre ferisce forma) ne ricorda i faticosi processi. Un esempio pregevole di architettura di campagna dove i caratteri locali si sposano con le raffinatezze di un’epoca che Mazzucotelli affrontò da protagonista sodale con committenti e artisti come il pittore Amisani, lo scrittore Ojetti, il gioielliere Ravasco e il poeta Gabriele D’Annunzio che in queste stanze venne ospitato per una breve vacanza.

A sinistra la scala con l’elegante balaustra e, a destra, una sala passante dalle ampie vetrate. Sotto, un dettaglio del lampadario costituito da un disco circolare finemente decorato con motivi geometrici, anticipazioni di quel gusto decò che caratterizza anche il motivo delle mensoline in corrispondenza delle travi. Ancora la luce è protagonista nel bowindow dove, sul biancore dei gessi, ricadono i rflessi colorati della grande farfalla al centro della finestra. Altri dettagli impreziscono questa casa che si può considerare come un museo dell’abitare dei primi del ‘900: i fili elettrici a vista si dipartono dai bracci dei lampadri e i pavimenti disegnano centri e perimetri con eleganti geometrie. In una delle camere da letto, disposte tutte al piano superiore, si apprezza la nota cromatica costituita dal pannello in ceramica e rifinita a lustro come nella migliore tradizione orientale. Eccezionale è poi la vista sul giardino che ingentilisce il paesaggio imponente dei monti . In questa dimensione il ferro battuto, anziché presentarsi come recinzione, limite o indicatore coercitivo dei percorsi, si pone come libero commento della natura: si noti ad esempio, nella pagina precedente, il dettaglio della balaustra dove, con l’immediatezza di un tratto quasi gestuale, la funzione pratica si eleva alla dimensione di segno nel paesaggio.

Bastano questi nomi a ricostruire l’intensa stagione che, con il nome di Liberty, indica un radicale rinnovamento linguistico delle arti. Demolita già dagli Scapigliati l’autorità dei modelli storici, la fonte di ispirazione è ora principalmente la natura: un modo per alleggerire il proliferare di citazioni ed eclettismi? Una forma di bilanciamento alla crescita industriale delle metropoli? Anche se apparentemente il processo imitativo sembra più semplice di quello storicistico, non è facile costruire un linguaggio sulla base dell’imitazione. Occorre sempre una grande capacità compositiva per stilizzare le forme, comporle in ritmi ed equilibri, lasciare impresso il segno del proprio stile in un gambo, in un racemo, nei petali di un fiore. Questa grande stagione è stata indagata da Rossana Bossaglia e Daniele Riva con la pubblicazione intitolata ‘Archivi del Liberty’ in cui grande attenzione è riservata all’interazione tra architettura e decorazione. In questo caso, dove la maggior parte dei ferri è collocata all’esterno, si assiste a una specie di gara tra arte e natura: l’invenzione è continua con metamorfosi sorprendenti e trapassi impercettibili tra parti strutturali e momenti decorativi, anzi, in alcuni casi la distinzione si annulla grazie al fluire libero delle forme. Sorprende poi la grande forza impressa nel ferro da questo artista che, benché nato a Lodi, è considerato un valdimagnino di Rota. La sua famiglia era infatti originaria proprio di questa valle e lui stesso si definiva fieramente un montanaro tra le alte vette che circondano queste vallate. Simpaticamente, rivolgendosi a Ugo Ojetti, diceva che il Padreterno, per parlare con lui, “g’ha minga de scomodass come parlà a on romano o a on milanes” , un modo per dire della tensione “religiosa” del suo lavoro che assumerà anche una valenza sociale negli anni in cui, alla SocietàUmanitaria di Milano, presterà la sua opera per l’istruzione gratuita ai ceti meno abbienti. Tutto questo nell’ambito di una carriera professionale in continua ascesa impegnato come fu nella progettazione di cancellate per terme, teatri e palazzi: a Milano intere vie sono segnate dalla sua opera, come Corso Venezia, via Mozart e via Cappuccini.

Gabriella Anedi Bibliografia: G.M.Jonghi L.avarini Sette secoli di ferro – Di Baio editore, Milano1991

 

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