PENSARE

COME IL TIEPOLO

Studioso di Tiepolo, l’artista russo Oleg Supereco fu caldeggiato dal compianto S.E.R. Mons. Carlo Chenis per gli affreschi della ricostruita Cattedrale di Noto, e accettato dalla Commissione (composta, oltre che dallo stesso Chenis, da F. Buranelli, F. Carapezza Guttuso, L. Marchetti, M. Muti, V. Sgarbi).
Com’è noto, nel 1996 la cupola e la copertura della navata crollarono a seguito del cedimento di alcuni pilastri, che sin dall’origine erano stati mal costruiti; la riedificazione, seguita dall’Arch. Salvatore Tringali, stabilì il principio del “restauro migliorativo”: non “dov’era e com’era”, ma “dov’era e migliore di com’era” pur seguendo le tecniche dell’epoca.La scelta cadde su Oleg Supereco, che aveva studiato a Roma e si era trasferito in Trentino, un artista capace di mettere in campo ancor oggi l’autentica tecnica antica della “pittura a fresco”, e di operare, in virtù degli studi su Giambattista Tiepolo, secondo uno stile coerente con l’architettura settecentesca. Ed ecco dunque i quattro Evangelisti nei pennacchi, mentre nell’intradosso della cupola si riconosce la Pentecoste: la discesa dello Spirito sulla Vergine e sugli Apostoli riuniti e disposti a corona.
Il 13 febbraio 2011 i nuovi decori parietali sono stati inaugurati dal Vescovo, Mons. Antonio Staglianò, insieme con l’altare e il pulpito, opera di Giuseppe Ducrot e con le vetrate firmate da Francesco Mori. Altre opere scultoree e pittoriche verranno inaugurate nel giugno 2011.La Cattedrale ricostruita (v. CHIESA OGGI architettura e comunicazione 78/2009).

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