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CON L’ARTE E NELLA TRADIZIONE

La liturgia è maestra di fede e realtà viva. Per questo si è scelto di non evitare il confronto col sentire dei nostri giorni “con i suoi nuovi linguaggi, con le sue grammatiche espressive forse sorprendenti”: così scrive S.Em. il Card. Gianfranco Ravasi riguardo a questo intervento, lungamente ponderato.

Potremmo definirlo  un “laboratorio di sperimentazione” quello avvenuto nella Cattedrale di Reggio Emilia dall’anno 2000 al 2011; la nostra esperienza non vuole essere un “modello da esportazione”, ma  il tentativo di passare, alla luce delle esperienze maturate, dalla fase teorica a quella pratica, ovvero alla fase celebrativa, utilizzando anche i linguaggi dell’arte moderna. Ci siamo “sporcati le mani”, non senza un lavoro di approfondimento e di preghiera; ci sono state e ci sono critiche costruttive, qualche ostilità e, onestamente, anche resistenze.
Per quanto riguarda il rapporto con gli artisti e l’ideazione delle opere, si è tenuto quale punto cardinale ciò che Giovanni Paolo II ha scritto nella Lettera Apostolica Duodecimum Saeculum ove definisce, ritengo per la prima volta da parte della Chiesa Romana, che cos’è la vera arte cristiana: “ L’arte per l’arte, la quale non rimanda che al suo autore, senza stabilire un rapporto con il mondo divino, non trova posto nella concezione cristiana dell’icona. Quale che sia lo stile che adotta, ogni tipo di arte sacra deve esprimere la fede e la speranza della Chiesa. La tradizione dell’icona mostra che l’artista deve avere coscienza di compiere una missione al servizio della Chiesa. L’autentica arte cristiana è quella che, mediante la percezione sensibile, consente di intuire che il Signore è presente nella sua Chiesa, che gli avvenimenti della storia della salvezza danno senso e orientamento alla nostra vita, e che la gloria la quale ci è promessa, trasforma già la nostra esistenza. L’arte sacra deve tendere ad offrirci una sintesi visuale di tutte le dimensioni della nostra fede. L’arte della Chiesa deve mirare a parlare il linguaggio dell’Incarnazione ed esprimere con gli elementi della materia colui che “si è degnato di abitare nella materia e operare la nostra salvezza attraverso la materia”, secondo la bella formula di san Giovanni Damasceno (Sermo de imaginibus, I, 16: PG 94, 1246A)” ( n. 11). Gli artisti coinvolti hanno  evidenziato attenzione e sensibilità a questa lezione.
Va poi detto che l’orizzonte che ha preceduto la nostra esperienza è quello dell’ “ars celebrandi”, orizzonte senza il quale i poli liturgici ben poco possono significare, anche se eccellenti per collocazione e per realizzazione artistica. I manufatti e le opere nascono per essere vissuti all’interno dell’azione liturgica, costruita su relazioni significative e animata dall’amore verso Dio e i fratelli, altrimenti sono oggetti museali.
Infine, un richiamo va riservato alla Cripta: di questa è stato effettuato il pieno recupero, è destinata ad essere utilizzata quale cappella feriale, deputata all’adorazione eucaristica quotidiana e sede per gli ambiti propri del sacramento della Riconciliazione. Quivi, inoltre, è data la possibilità di inginocchiarsi.

1) La Cattedrale di Reggio Emilia, un edificio rinnovato per una nuova liturgia

La Cattedrale di Reggio Emilia è stata interessata da un intervento di restauro lungo  e complesso;  a partire dal dicembre del 2003, quando è stato installato il cantiere vero e proprio, con l’aiuto anche di gran parte delle forze economiche locali, l’edificio è stato interessato dal consolidamento delle strutture, dal rinnovamento – adeguamento degli impianti, dal recupero di manufatti (sculture, dipinti, ornati, paramenti murari, ecc.) e da un’approfondita indagine archeologica.
Tra gli obiettivi dell’intervento vi è stato particolarmente anche quello di dare un assetto “significante” alle emergenze liturgiche secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II; non tanto per un generico bisogno di ordine o di bellezza, ma per rispondere alla fondamentale istanza dei Padri conciliari che scrivevano: “la Liturgia, mentre ogni giorno edifica quelli che sono nella Chiesa in tempio santo nel Signore, in abitazione di Dio nello Spirito, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo, nello stesso tempo in modo mirabile irrobustisce le loro forze perché possano predicare il Cristo” (Sacrosanctum Concilium, 2). 
Proprio per questo, a partire dal Vescovo, vista la valenza esemplare che la Cattedrale riveste per l’intera Diocesi, l’intento era di seguire rigorosamente un metodo corretto che mettesse in successione ordinata i vari interventi, per evitare ciò che nella stragrande maggioranza di casi analoghi avviene: quando si mette mano al restauro dell’ edificio chiesa, si fa fronte alle esigenze più impellenti e, alla fine, anche per carenza di risorse economiche, ciò che dovrebbe essere prioritario in ogni aula liturgica, cioè l’adeguamento degno, corretto, stabile, viene trattato come “Cenerentola”.
Ci siamo così confrontati con diverse realtà, in Italia e fuori d’Italia, per apprendere da chi, prima di noi, si è misurato con questi temi; è stato un lavoro che ci ha messo in contatto con esiti diversi. La prima lezione appresa è stata la necessità di incontrare altre comunità.  E’ la comunità il referente, meglio: il soggetto attivo della Liturgia, la quale o è  viva o non è.
Anche chi vive la città è  uno dei referenti della Liturgia, pure quando non partecipa ai momenti liturgici propri; anzi è a quella parte della città indifferente, agnostica, contraria o semplicemente distratta, che la Liturgia vuole e dovrebbe parlare. In ogni caso, i volti di una città che si arricchisce e che cambia devono essere “visibili” alla Liturgia e comunque con essa dialogare  –  ecco perché alcune delle emergenze urbanistiche e artistiche sono state inserite in questa presentazione.
L’altra lezione appresa è stata ed è quella di sperimentare; l’obiettivo è stato pure quello di far crescere la comunità locale con tappe di avvicinamento ed attraverso occasioni di incontro in un percorso dentro il Mistero della Liturgia “ove Cristo continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo essa, l’opera della nostra redenzione” (Catechismo della Chiesa Cattolica, compendio, 219).
La nostra attenzione alla Cattedrale è stata diretta a ciò che dentro ad essa si “fa” e si è “fatto”, cioè alla Liturgia, “culmine” dell’azione della Chiesa (ibidem, 219). E una buona celebrazione liturgica è stato lo scopo del ragionare di spazi, di cose, di movimenti, di parole ……
L’essere monumento d’arte e di architettura, per una Cattedrale, viene dopo; meglio ancora se avviene insieme alla dinamica liturgica.


UN EDIFICIO RINNOVATO PER UNA NUOVA LITURGIA

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Diocesi di Reggio Emilia, Guastalla
http://pro.dibaio.com/adeguamento-liturgicoArredi sacri.
pro.dibaio.com/cbm
La Cattedrale è madre di tutte le chiese sparse nel territorio della Diocesi, ma è anche figlia del suo tempo. Il nostro tempo è caratterizzato dall’evento del Concilio Vaticano II, dalla riforma liturgica e dai principi che essa ha formulato. È stato detto che una cattedrale può e deve essere uno dei più bei commentari alla Costituzione dogmatica sulla Chiesa, la Lumen Gentium.
Mettere mano all’opera di restauro di una Cattedrale già dall’inizio chiedeva di partire da qui, dal Concilio e dal Movimento liturgico che ne ha preparato il terreno… «Un processo di incalcolabile portata è iniziato: il risveglio della Chiesa nelle anime». Così iniziava le sue lezioni sulla Realtà della Chiesa,Romano Guardini nel 1922. Ed è noto come lo scrittore italo-tedesco sia arrivato a vedere il risveglio della Chiesa nelle anime proprio a partire dalla riscoperta della preghiera stessa della Chiesa – della liturgia, dunque – quale luogo di concreta esperienza religiosa e forma di spiritualità cattolica… È noto che alle origini del Movimento liturgico – quando ancora parlare di “riforma liturgica” era sospetto – fosse la “formazione liturgica” del popolo di Dio: e cioè il programma di ritorno alla liturgia significava la riscoperta stessa della liturgia come luogo di formazione della fede nelle sue dimensioni essenziali, cristologiche, ecclesiali e antropologiche. (Dall’Introduzione a Cattedrale simbolo di vita. Le tappe di un cammino, Edizioni San Lorenzo, pubblicato a Reggio Emilia a “commento” dell’opera di restauro e adeguamento).Progetto restauro e d.l.: Arch. Mauro Severi d’intesa con l’Ufficio Liturgico Diocesano, il Comitato per il Restauro (presidente Comm. Fabio Storchi), le Soprintendenze competenti
Progetto adeguamento liturgico: Commissione di nomina vescovile (presidente S.E. Mons. Adriano Caprioli, coordinatore Mons. Tiziano Ghirelli)
Artisti: Claudio Parmiggiani, Jannis Kounellis, Hidetoshi Nagasawa, Ettore Spalletti
Foto: Studio Artioli, M. Moratti, C. VanniniGuarda il video della cerimonia
http://pro.dibaio.com/cerimonia-restauro
Il Vescovo di Reggio Emilia – Guastalla mons. Adriano Caprioli, già docente di liturgia nei seminari milanesi e presidente della Commissione episcopale per la liturgia della CEI, quando nel 2001 ha preso la decisione di dare avvio al restauro della sua cattedrale si è personalmente assunto il compito di committente. Perciò, fin dall’inizio del restauro, ha deciso di costituire un gruppo di progettazione composto da Mauro Severi, don Tiziano Girelli e mons. Giancarlo Santi affidandogli il compito di: seguire fino in fondo il restauro della cattedrale, cioè fino al suo adeguamento liturgico stabile e definitivo. Con questa scelta il Vescovo intendeva offrire alla sua diocesi, ai parroci in particolare, un insegnamento di metodo da seguire in casi analoghi.
La commissione ha proceduto per gradi riferendosi al Vescovo ogni qual volta era necessario prendere decisioni importanti e interessando regolarmente le Soprintendenze.
Sulla base della Nota pastorale dei vescovi italiani del 1996 la commissione si è data tre obiettivi fondamentali di carattere liturgico allo scopo di consentire una attiva partecipazione di tutti i fedeli alle celebrazioni che avvengono nella cattedrale: in primo luogo la commissione si è proposta di conferire all’assemblea celebrante un ruolo primario, rendendola per quanto possibile unitaria e bene ordinata attorno all’altare, all’ambone e sotto la guida del Vescovo. In secondo luogo ha inteso fare dell’altare e dell’ambone i punti di riferimento per la celebrazione della liturgia della Parola e della liturgia eucaristica. In terzo luogo si è proposta di rendere meglio visibile la figura del Vescovo mentre presiede la celebrazione e più significativa la sua cattedra.La commissione ha poi valutato con realismo le opportunità e i limiti che la cattedrale realisticamente offriva, immaginando in concreto quali fossero le soluzioni possibili. Ci si è resi subito conto che la conformazione della cattedrale – a tre navate con transetto e coro sopraelevati – era assi problematica e imponeva un grande sforzo di mediazione. In particolare i punti problematici erano due: a) la navata centrale lunga e molto stretta  con le navate laterali separate da quella centrale da una serie di robusti pilastri; b) il transetto e il coro soprelevati rispetto alla navata.
Per l’assemblea si è pensato a una disposizione che occupasse la navata, il transetto e, nei casi eccezionali, anche il coro, tentando così di superare la tradizionale contrapposizione tra presbiterio e navata.
Quanto alla collocazione dell’altare si è ritenuto di confermare sostanzialmente quella tradizionale. L’altare, perciò, è stato posto sull’asse longitudinale della cattedrale, sotto la cupola, in posizione lievemente arretrata all’imboccatura del coro. Una posizione eminente e assolutamente centrale rispetto a tutto il corpo della cattedrale.
Le dimensioni del transetto, tropo limitate in larghezza, rendevano praticamente impossibile collocarvi oltre all’altare anche la cattedra e l’ambone, conferendo loro la dovuta agibilità ed evidenza.
La presenza del pulpito cinquecentesco, in posizione elevata, al centro della navata, ben conservato anche se non più in uso, venne considerata una occasione da cogliere. Il pulpito perciò, con modeste integrazioni, venne ripensato come ambone.
Anche la cattedra non poteva essere collocata nel transetto in prossimità dell’altare. Si pensò, quindi, di collocarla ai piedi della gradinata, rivolta all’ambone. In questo modo il Vescovo sarebbe stato a più diretto contatto con l’assemblea raccolta nella navata e in posizione di ascolto, risultando come primo uditore della Parola.
Il terzo passo del percorso progettuale ha visto la commissione sottoporre le sue proposte all’esame del Vescovo che le approvò.
La progettazione, in vista della realizzazione, ha poi comportato una lunga fase di sperimentazione per la quale sono stati utilizzati, quando ciò era necessario, modelli in legno. Si voleva infatti che il progetto, una volta approvato dal Vescovo, venisse messa alla prova e vagliato direttamente dalla liturgia in atto.
La fase conclusiva dell’itinerario progettuale, durata circa tre anni, alla quale ha avuto parte attiva anche p. Andrea Dall’Asta sj, ha visto la ricerca degli artisti e il loro impegno diretto per dare forma all’altare, all’ambone, al candelabro pasquale e alla cattedra. (Ma su questo aspetto riferisce analiticamente p. Dall’Asta stesso).
Il risultato finale, frutto di un lavoro corale, meditato e prolungato nel tempo, non intende proporsi come un modello ma piuttosto come una concreta risposta a una situazione del tutto particolare, una soluzione rispettosa sia della liturgia sia della cattedrale.Leggi altri interventi di Mons. Giancarlo Santi per Chiesa Oggi architettura e comunicazione
http://pro.dibaio.com/g-santi
L’adeguamento della Cattedrale di Reggio Emilia ha previsto la realizzazione della cattedra, dell’altare, dell’ambone (supporto per l’evangeliario) con la duplice scala d’accesso dalla navata per la salita e la discesa – per il quale è stato riutilizzato il pulpito settecentesco – e del candelabro pasquale.
In un atteggiamento di apertura e di fiducia nei confronti della cultura contemporanea, particolare attenzione è stata posta nella scelta degli artisti – tutti di valore internazionale, ai quali è stato chiesto di dialogare con le diverse problematiche di carattere biblico, teologico e liturgico-celebrative che il lavoro comportava. Ne sono stati individuati quattro, il cui linguaggio contemporaneo è sembrato meglio adattarsi alle caratteristiche degli spazi: Ettore Spalletti, Hi
detoshi Nagasawa, Claudio Parmiggiani e Jannis Kounellis. Spesso si pensa che i grandi artisti siano persone che reclamano ogni libertà, rifuggendo ogni vincolo. Nel caso di Reggio Emilia, gli artisti hanno invece compiuto un vero e proprio percorso confrontandosi con i testi biblici, liturgici e teologici. Si sono recati ripetutamente sul posto per capire come la loro opera potesse inserirsi in uno spazio così complesso e al contempo offrire una visione organica. Da questo percorso è nato lo splendido candelabro pasquale dell’abruzzese Ettore Spalletti, un semplice ed essenziale volume di grande intensità poetica, che si pone nello spazio come segno indicatore di una forte presenza. È una grande colonna in marmo tagliata verticalmente a mezzo, le cui pareti interne sono ricoperte di foglia d’oro.L’artista di origine giapponese Hidetoshi Nagasawa, che lavora su forme simboliche di grande potenza espressiva, è intervenuto sull’ambone. Ha realizzato in bronzo dorato il supporto dell’evangeliario, esito di una reinterpretazione di due ali d’aquila, e la scala che conduce all’ambone, in marmo bianco di Carrara, con un ellisse dai contorni seghettati, in modo da suggerire la forma simbolica di una stella. Claudio Parmiggiani, artista che interpreta in modo personale aspetti dell’arte concettuale e dell’arte povera con opere di silenziosa contemplazione, ha poi realizzato l’altare. Con un intervento che unisce passato e presente, ha riutilizzato due blocchi di marmo semilavorati in epoca romana, da lui “riconosciuti” come densi di significato. Dal punto di vista simbolico, l’altare unisce le due valenze della “mensa” (Cenacolo) e del dono della vita (Calvario). A Jannis Kounellis, esponente di spicco dell’Arte povera, il cui lavoro è abitato da una forte urgenza comunicativa, è stata affidata la cattedra vescovile. L’intervento è costituito dalla seduta vera e propria collocata su un’ampia pedana. La cattedra, la cui forma essenziale e severa si rifà a modelli antichi, è realizzata in ferro, chiaro rimando alla stabilità, ed è collocata di fianco ad altre due sedute più piccole, una per il presidente non vescovo e l’altra per l’assistente. La pedana è costituita da un tavolato di legno “consunto”, in modo da sottolineare la tradizione “antica” di questa “autorità”. L’intervento di Reggio Emilia e il metodo seguito, finalmente attuativo delle indicazioni magisteriali, costituirà una pietra miliare per il dialogo tra arte e fede e una proposta anche per ripensare il ruolo della committenza della Chiesa di oggi. Generano perplessità invece le polemiche dai toni aspri e violenti che hanno accompagnato questo progetto. Esprimono forse paura di fronte a una Chiesa che dialoga con la modernità e che cerca di proporsi come nuova fonte ispiratrice dell’immaginario individuale e collettivo, come ha saputo fare per tanti secoli? La Chiesa ha sempre comunicato con i linguaggi a lei contemporanei. Occorre superare la tentazione di rifugiarsi nel passato, per vivere oggi il nostro essere missionari, in tutti gli ambiti della vita. L’arte sacra non può essere relegata in un ghetto per pochi ma deve proporsi come luogo di riflessione e di meditazione degli uomini e delle donne di oggi.Leggi altri interventi del P.Andrea Dall’Asta per Chiesa Oggi architettura e comunicazione

http://www.dibaio.com/dallasta

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