FARE

a proposito di Hugh Mac DiarmidUn elogio alla pietra

Un elogio della pietra

L’unico idolo da adorare è la pietra. Essa appartiene al mondo, ma al contempo se ne distacca, essendo del primo riassunto la porzione iniziale. La pietra è poggiata attorno a noi come un esempio da perseguire: essa è l’unica cosa ferma che sfugge alla regola di ciò che muta, almeno sotto il nostro breve sguardo di una manciata di lustri. E l’acqua non la morde, la lucida, la perfora facendone un anello per il suo lussuoso braccio, perché senza la schiena accatastata dalle pietre l’umido non saprebbe dove scorrere; e il vento non la sciupa, tutt’al più la smussa, la scalpella o la trascina affinché altri occhi (di fiere passanti, di arbusti che la soffocheranno sotto i colpi micidiali del loro abbraccio, di pastori) la vedano. Il desiderio di edificare non può compiersi senza il supporto della pietra (essa edifica l’uomo e la sua creazione; e l’uomo sbrindellato dopo il consueto diluvio non risorse forse attraverso quelle pietre gettate alle spalle dai giusti Deucalione e Pirra, che rammollendosi, erigendosi e mettendo arti s’alzarono fatte di carne?”

Davide Brullo da “Il Domenicale” del 29/5/2004

(foto del “Kongenshus Mindepark” in Danimarca, della Fondazione Benetton)

 
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