| NELL’ECONOMIA
DELL’INTERO EDIFICIO, LE PARTIZIONI VETRATE SONO GLI ELEMENTI PIÙ
CRITICI PER QUANTO CONCERNE LA PROBLEMATICA DELL’ISOLAMENTO, SIA
TERMICO CHE ACUSTICO. IL PROBLEMA È OVVIAMENTE TANTO MAGGIORE QUANTO
PIÙ ESTESA È LA SUPERFICIE VETRATA RISPETTO ALLE PARTIZIONI
OPACHE DELL’INTERO EDIFICIO. FOCALIZZANDO L’ATTENZIONE SULLE
PRESTAZIONI ENERGETICHE, IL PROBLEMA DELL’ISOLAMENTO TERMICO NELLE
PARTIZIONI TRASPARENTI È UNA QUESTIONE DI SORPRENDENTE ATTUALITÀ
SE SI CONSIDERA DA UN LATO LA SEMPRE CRESCENTE NECESSITÀ DI OTTENERE
CONSUMI DI ENERGIA RIDOTTI, DALL’ALTRA L’ESIGENZA DELLA MODERNA
ARCHITETTURA CHE, SPOGLIANDO SÉ STESSA DALLA MASSA LAPIDEA DELLE
ANTICHE COSTRUZIONI, VEDE NEL VETRO UN’OPPORTUNITÀ PER
RICERCARE NUOVE PROSPETTIVE FORMALI E FUNZIONALI. SONO DUE ESIGENZE APPARENTEMENTE
IN ANTITESI, A CUI LA TECNOLOGIA MODERNA CERCA DI DARE UNA RISPOSTA COINVOLGENDO
DA UN LATO UNA CONTINUA EVOLUZIONE DI PRODOTTO, DALL’ALTRO LA SAPIENZA
E LA CREATIVITÀ DI PROGETTISTI E CONSULENTI NEL RIUSCIRE REALMENTE
A SFRUTTARE LE POTENZIALITÀ DI PRODOTTI TECNICAMENTE EVOLUTI
A cura di: Ing. Ph.D. Federico
Mattia Visconti
MECCANISMI DI TRASPORTO DEL CALORE
ATTRAVERSO LE SUPERFICI VETRATE
Come noto, i meccanismi con cui l’energia termica può essere
scambiata sono tre: conduzione, convezione e irraggiamento. Essi vengono
brevemente descritti di seguito. Si ha conduzione quando il trasporto
di calore avviene contestualmente all’interazione diretta tra le
molecole di un mezzo, che vengono eccitate in presenza di gradienti di
temperatura. Si verifica senza che vi sia movimento macroscopico di materia.
La convezione è una modalità di trasporto del calore in
un fluido (sia esso un liquido che un gas) e implica gli effetti combinati
di conduzione e trasporto di massa, ovvero di movimento macroscopico della
materia che enfatizza, anche enormemente, lo scambio termico che si avrebbe
per pura conduzione termica se il fluido fosse in perfetta quiete. L’irraggiamento,
infine, è la trasmissione di energia termica sotto forma di onde
elettromagnetiche emesse in conseguenza dell’agitazione atomica
alla superficie di un corpo. La radiazione termica si propaga alla velocità
della luce attraverso il vuoto o attraverso i gas. Dal punto di vista
fenomenologico, una partizione vetrata è interessata a tutti e
tre i meccanismi di scambio termico (conduzione, convezione ed irraggiamento),
che copartecipano a determinarne le prestazioni
di isolamento termico.
CONDUZIONE E CONVEZIONE TERMICA NELLE SUPERFICI VETRATE
Il meccanismo di pura conduzione interessa esclusivamente le parti solide
dell’intera struttura, dunque i vetri e i telai. Il meccanismo della
convezione interessa invece tutte le zone fluide limitrofe a ciascun supporto
solido, che comprendono sia gli ambienti separati dal vetro che le intercapedini.
In una finestra di antica concezione, caratterizzata da un solo vetro,
il maggior contributo resistivo è dato dall’aria limitrofa
al vetro stesso che, grazie alla sua viscosità (che ne inibisce
il moto a contatto con la superficie solida) e alla sua bassa conducibilità
(pari a circa 0,026 W/mK), fornisce una resistenza termica molto maggiore
della resistenza offerta dal sottile strato di vetro, materiale di per
sè molto conduttivo. Ad esempio, una finestra dotata di singolo
vetro di 2 mm di spessore, escludendo il contributo del telaio, possiede
una resistenza termica pari a circa 1,5 m2K/W, dove l’incremento
di resistenza
dovuto al vetro (ipotizzando una conducibilità pari a 1,4 W/mK)
è di soli 0.001 m2K/W, per cui tutto il contributo di resistenza
è dovuto alla sottile regione di aria in quiete limitrofa alle
due superfici del vetro. La conducibilità molto alta del vetro
fa sì che se anche utilizzassimo elementi molto spessi, l’incremento
di resistenza sarebbe esiguo. Con l’impiego di un vetro di 20
mm di spessore, la resistenza termica complessiva verrebbe aumentata solamente
del 10%. Il valore di resistenza termica di un vetro singolo risulta essere
molto basso anche solo in confronto a quello di una parete costituita
da mattone forato di 18 cm e intonaco, per la quale si ha una resistenza
termica pari a circa 23 m2K/W, ovvero circa 15 volte superiore il valore
della parete costituita da un singolo vetro.
Se l’elevata conducibilità del materiale rende sostanzialmente
inefficace aumentare lo spessore (ed essendo impossibile introdurre isolanti
solidi), al fine di aumentare la resistenza termica dell’intero
elemento è necessario fare utilizzo di intercapedini riempite di
aria o di altri gas. Il meccanismo di funzionamento delle intercapedini
sfrutta la bassissima conducibilità termica dei gas, per i quali
è inibito lo svilupparsi di moti convettivi significativi, che
enfatizzerebbero invece lo scambio termico all’interno dell’intercapedine.
Al fine di ridurre il più possibile lo scambio termico convettivo
è necessario intrappolare l’aria in cavità sufficientemente
piccole da inibirne il moto, che è instaurato naturalmente in presenza
di gradienti di temperatura.
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Più la cavità è piccola
più il meccanismo di scambio termico nel fluido tende ad essere
di natura puramente conduttiva.
Crescendo con le dimensioni della cavità, cresce la probabilità
di insorgenza di moto macroscopico, con conseguente enfatizzazione dello
scambio termico.
Tornando alla geometria dell’intercapedine, utilizzando uno spessore
molto piccolo, da un lato si inibisce di molto lo scambio di massa, dall’altro
la resistenza termica risulta essere comunque limitata a causa dell’esiguo
spessore. Dall’altro lato uno spessore molto grande, favorendo lo
scambio di massa, non apporta i benefici di resistenza desiderati.
Esiste dunque uno spessore di massima resistenza termica, che dipende
dal fluido e dai gradienti di temperatura in gioco. Per l’aria e
per gradienti di temperatura non estremi, questo valore si aggira attorno
ai 15 mm.
Una strategia di isolamento molto efficace per controllare la convezione
nelle intercapedini consiste nello riempire le cavità con gas diversi
dall’aria, dotati di proprietà fisiche tali da diminuire
(anche sensibilmente) lo scambio termico convettivo.
Questi gas possiedono innanzitutto una conducibilità termica sensibilmente
inferiore a quella dell’aria (ad esempio per Kripton il valore di
conducibilità è pari a quasi 1/3 quello dell’aria);
inoltre, possedendo una viscosità superiore, sfavoriscono lo scambio
di massa offrendo ulteriore contributo resistivo.
Un’ulteriore strategia di successo consiste nell’utilizzare
più intercapedini separate, in maniera da incrementare lo spessore
dello strato gassoso senza favorirne il moto, e dunque il trasporto di
energia.
Nelle tecnologie più prestanti è possibile avere anche tre
intercapedini indipendenti, separate sia da strati di vetro che da più
leggeri film plastici.
Infine è necessario accennare al discorso dei serramenti;
essi sono elementi critici perchè facilmente rappresentano una
zona preferenziale per il trasporto di energia termica tra un ambiente
interno e l’esterno. La moderna tecnologia propone attualmente serramenti
dotati di alte prestazioni isolanti (come i serramenti a taglio termico),
che fanno uso di elementi dotati di bassa conducibilità per spezzare
la continuità tra la superficie di telaio esposta all’interno
e quella esposta all’esterno.
SCAMBIO TERMICO PER IRRAGGIAMENTO
NELLE SUPERFICI VETRATE
La terza modalità di trasmissione del calore, l’irraggiamento,
è, per i vetri, di importanza enorme, la cui possibilità
di controllo determina le potenzialità di utilizzo e quelle creative
delle diverse tecnologie.
Considerando lo scambio termico per puro irraggiamento, l’energia
incidente su una partizione vetrata viene ripartita in una componente
riflessa, una componente assorbita e una componente trasmessa.
È importante tener presente che il fenomeno dell’irraggiamento
coinvolge sia la radiazione diretta del sole, sia la radiazione diffusa
dall’atmosfera e dall’ambiente, sia la radiazione infrarossa
emessa dai corpi scaldanti (e più in
generale da tutti i corpi aventi temperatura diversa rispetta a quella
della superficie vetrata).
Per ciascuna partizione è possibile individuare un coefficiente
di riflessione, un coefficiente di assorbimento ed un coefficiente di
trasmissione, che identificano rispettivamente in che percentuale l’energia
incidente viene ripartita, e la cui somma è identicamente eguale
ad uno. Il valore dei tre coefficienti è funzione delle caratteristiche
tecnologiche della struttura vetrata.
La corretta individuazione di una tecnologia deve dipendere innanzitutto
dall’esigenza prestazionale richiesta, per cui non è possibile
generalizzare conclusioni, le quali devono essere tratte dall’architetto
o dal consulente in relazione
alla circostanza architettonica e funzionale particolare.
Il primo discrimine tecnologico deve essere necessariamente il comfort
visivo del locale che si deve illuminare; per la scelta della tecnologia
più idonea, questo parametro deve essere bilanciato in funzione
della fonte di energia radiativa che si desidera controllare, richiedendo
soluzioni diverse a seconda che si voglia limitare la trasmissione della
radiazione solare o si desideri contenere la dissipazione dell’energia
dissipata per irraggiamento dai corpi scaldanti di un ambiente interno
(appartenente al dominio della radiazione infrarossa).
Tornando ad un livello più tecnico,
un vetro dotato di alto coefficiente di trasmissione è una superficie
molto trasparente, che consente la trasmissione nell’ambiente di
gran parte dell’energia incidente; essa favorisce dunque
un alto carico termico unitamente ad un’alta performance di illuminazione,
ma è ovviamente caratterizzata da una bassa resistenza all’energia
scambiata per irraggiamento.
È questo il caso dei vetri comunemente utilizzati nelle abitazioni
civili, il cui scopo è principalmente quello di consentire adeguati
livelli di illuminazione con porzioni relativamente limitate di finestrature
rispetto all’estensione dell’intera muratura.
Quando le esigenze dell’architettura sono invece tali da esigere
superfici vetrate di notevole estensione, che possono
anche occupare l’intera superficie di chiusura, è possibile
ridurre l’energia scambiata per irraggiamento utilizzando sia superfici
che riflettano un’alta percentuale dell’energia incidente,
che vetri dotati di alto coefficiente di assorbimento.
I primi sono vetri dotati di bassa emissività (e conseguentemente
di basso assorbimento) e alto coefficiente di
riflessione. Dal punto di vista della tecnologia, vengono trattate una
o più facce della struttura vetrata (in genere il trattamento consiste
in depositi di metalli e/o ossidi di metalli), al fine di limitare l’energia
assorbita e/o trasmessa
per irraggiamento. Il trattamento superficiale può essere applicato
a una o a entrambe le facce interne dell’intercapedine (per aumentare
la resistenza termica complessiva dell’intercapedine stessa), alla
superficie
interna (con lo scopo di limitare le dispersioni per irraggiamento dai
corpi scaldanti verso l’esterno) o alla superficie esterna (al fine
di riflettere nell’ambiente una buona percentuale della radiazione
solare incidente sul vetro).
Nei primi due casi il trattamento è progettato per avere la sua
massima efficienza nella regione della radiazione
infrarossa, preservando dunque una trasmissione relativamente alta della
radiazione visibile. Per quanto riguarda
il trattamento sulla superficie esterna, questo è solitamente progettato
per riflettere anche la radiazione visibile.
Ne risulta un vetro capace di ridurre fortemente la radiazione luminosa
trasmessa, ed è dunque adatto nei casi in cui si è in presenza
di superfici vetrate estese esposte alla radiazione solare diretta.
La seconda strategia consente di avere dei vetri dotati di elevato coefficiente
di assorbimento, che si presentano
alla vista come superfici scure, spesso caratterizzate da dominanti cromatiche
allo scopo di ottenere un effetto selettivo nell’assorbimento di
determinate frequenze dello spettro della radiazione elettromagnetica.
La radiazione elettromagnetica è dunque assorbita dal vetro e una
parte di essa viene riemessa nell’ambiente
esterno a causa della maggiore temperatura del vetro rispetto a quella
dell’aria esterna.
Una recente tecnologia consente inoltre di avere vetri che cambiano il
loro coefficiente di trasmissione in funzione
della radiazione incidente. Per azione degli alogenuri di argento in essi
contenuti, questi vetri assumono
colorazione grigia quando sono esposti alla luce solare.
Questi vetri sono comunemente menzionati come fotocromatici e cominciano
a fare la loro comparsa anche in campo edile. È facile comprendere
come una partizione vetrata evoluta possa utilizzare contemporaneamente
vetri dotati di caratteristiche diverse, allo scopo di ottimizzare le
prestazioni energetiche in riferimento ad un’esigenza funzionale
specifica.
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Nato a Monza nel 1979, si laurea in Ingegneria
Edile presso il Politecnico di Milano con una tesi sull’acustica
della chiesa di San Marco in Milano.
Consegue un dottorato di ricerca in Ingegneria Energetica, ottenendo
la lode, durante il quale ha modo di approfondire le tematiche
della termo-fluidodinamica e dell’acustica; il suo percorso
di ricerca culmina nello sviluppo di una tesi nel campo dell’aeroacustica
computazionale. Attualmente è “senior engineer”
presso la società Whirlpool, all’interno della quale
si occupa di ricerca e sviluppo nel campo della termo-fluidodinamica.
È contestualmente professore incaricato di Fisica Tecnica
per i corsi di laurea in Ingegneria Civile ed Ambientale presso
il Politecnico di Milano.
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CONCLUSIONI
Già da questa breve analisi è possibile farsi un’idea
della complessità dei fattori fisici in gioco, che interagendo
tra
loro determinano il comportamento di una chiusura trasparente.
Complessità che la moderna tecnologia è in grado di affrontare
ma che deve tenere in considerazione le esigenze specifiche di ciascuna
singola situazione progettuale. L’esigenza primaria deve essere
necessariamente la corretta illuminazione degli ambienti interni; in secondo
luogo è necessario valutare le condizioni climatiche del sito di
progetto e l’esposizione di ogni singola partizione vetrata. Solo
dopo l’attenta analisi di queste condizioni da parte dei progettisti
sarà possibile soddisfare le sempre più alte richieste prestazionali.
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