| L’APPROFONDIMENTO:
PRESTAZIONI TERMICHE DEI MATERIALI
A cura di: Ing. Ph.D. Federico Mattia
Visconti Il problema dell’isolamento termico
riveste nella società contemporanea un ruolo sempre più
consistente,
principalmente a fronte della necessità di dissipare meno energia
e risparmiare conseguentemente risorse e denaro.
È un tema talmente fondamentale che molteplici settori industriali
investono consistenti sforzi allo scopo di dissipare il meno possibile,
anche al fine di proporre ad un pubblico di vasta scala soluzioni a basso
impatto energetico. È il caso dell’industria della refrigerazione
dove, proprio come in un edificio, l’ottimizzazione dell’isolamento
termico porta a benefici sensibili per l’utenza.
L’attualità di questo tema è ben evidente sia perché
considerato dalle vigenti leggi nazionali ed europee in tema di risparmio
energetico, sia perché di interesse da parte di un’utenza
sempre più sensibile. Un’utenza che in molti settori può
avere prima dell’acquisto un preciso riscontro sulla qualità
energetica di un prodotto grazie alla dichiarazione di una “classe
energetica”, già obbligatoria in diversi settori industriali
(quali ad esempio quello degli elettrodomestici), e di imminente attualità
anche per l’industria delle costruzioni.
Partendo dall’analisi delle principali modalità di trasmissione
dell’energia termica, si intende investigare quali siano le principali
strategie di isolamento termico, enfatizzando il ruolo delle diverse tecnologie
utilizzate odiernamente in edilizia.
CENNO SULLE MODALITÀ DI TRASMISSIONE DELL’ENERGIA TERMICA
Ai fini di una maggiore chiarezza espositiva, si ricorda che dal punto
di vista fisico lo scambio di calore può avvenire secondo tre modalità:
- per conduzione attraverso la materia solida;
- per convezione in un mezzo fluido;
- per irraggiamento.
Tutte e tre le modalità di propagazione dell’energia sono
concomitanti nella determinazione della trasmittanza di una partizione
ed il peso di ciascuna modalità dipende dalla specifica tecnologia
costruttiva.
Si parla di trasmissione del calore per conduzione quando l’energia
termica viene trasmessa in un mezzo esclusivamente a causa del trasferimento
di energia fornito dall’agitazione delle molecole costituenti il
materiale. È il caso di ciò che avviene in un materiale
solido, quale l’argilla costituente un mattone pieno.
Si parla invece di convezione (in un fluido) quando lo scambio termico
per conduzione (relativo al moto a livello molecolare) è agevolato
dal movimento macroscopico della massa fluida; il fenomeno di scambio
termico per convezione è dunque funzione sia dello scambio per
conduzione che dei fenomeni di trasporto di massa. È quanto avviene
per esempio in un’intercapedine d’aria, dove il moto del fluido
all’interno (promosso dal gradiente di temperatura insistente nell’aria
stessa) determina la prestazione di isolamento.
L’irraggiamento, infine, contempla la trasmissione di energia per
mezzo di onde elettromagnetiche e non richiede la presenza di alcun mezzo
materiale tra i due corpi radianti. È questo un fenomeno che interessa,
ad esempio, le due facce di un’intercapedine, dove la superficie
più calda trasmette calore per irraggiamento alla superficie più
fredda.
PROPRIETÀ DI ISOLAMENTO TERMICO DEI MATERIALI DA COSTRUZIONE
Dal punto di vista dell’isolamento termico, in edilizia è
possibile affermare con una certa esattezza che la strategia delle moderne
tecnologie di coibentazione si basa fondamentalmente sul controllo dei
fenomeni di trasporto del calore per convezione nel fluido aria.
Il problema dell’isolamento è a tutti gli effetti un problema
di fluidodinamica.
La ragione sta nel fatto che l’aria è potenzialmente uno
dei migliori isolanti termici disponibile in natura, e sicuramente
il più semplice ed economico da reperire.
Essa possiede un coefficiente conduttivo pari a circa 0,025 W/mK (considerando
la temperatura dell’aria pari a 20°C), molto inferiore rispetto
a quello di un materiale tradizionale da costruzione, quale il mattone
pieno, per il quale è ragionevole assumere a riferimento un valore
di 0,85 W/mK.
Il grande problema nell’utilizzare l’aria come elemento coibente
consiste nel fatto che il suo moto ne riduce drasticamente le proprietà
isolanti.
La bassa viscosità di questo fluido ne favorisce il movimento,
dunque il trasporto di massa, in misura tale che la trasmissione dell’energia
termica può risultare notevolmente enfatizzata. Inoltre i meccanismi
di scambio termico per irraggiamento tra superfici possono favorire anche
significativamente la trasmissione dell’energia riducendo la resistenza
termica dell’aria confinata. Per meglio investigare i fenomeni di
scambio termico nel fluido aria è utile fare riferimento per semplicità
alle intercapedini (riempite di sola aria), interessate dai fenomeni di
scambio termico per convezione dell’aria e per irraggiamento tra
le superfici interne.
L’intercapedine che si prende a riferimento è costituita
da un volume d’aria confinato in una cavità (delimitata da
un contorno solido) a forma di parallelepipedo, avente una dimensione
molto inferiore alle altre due. Sulla faccia sinistra e su quella destra
si hanno due temperature differenti.
Questa differenza di temperatura si traduce in una differenza di densità
dell’aria, essendo l’aria più rarefatta in corrispondenza
della maggiore temperatura e più densa in corrispondenza della
temperatura inferiore. Il gradiente di densità così stabilitosi
porta l’aria a muoversi di moto rotatorio all’interno dell’intercapedine.
Le forze cosiddette di galleggiamento sono quindi parzialmente contrastate
dalle forze indotte dalla viscosità del fluido. La resistenza termica
fornita dall’intercapedine per sola convezione è dunque inversamente
proporzionale alla differenza di temperatura tra le facce dell’intercapedine
ed alla loro distanza mentre è direttamente proporzionale
alla viscosità del fluido.
Nelle immagini: L’ACCUMULO DI ENERGIA TERMICA IN
UN EDIFICIO PUÒ ESSERE RIDOTTO GRAZIE ALL’IMPIEGO DI INTERCAPEDINI
VENTILATE.
IN ALTO: RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DEI CAPPOTTI. ERACLIT. I CAPPOTTI ESTERNI,
INSIEME ALLE FACCIATE VENTILATE, SONO LA SOLUZIONE MIGLIORE PER L’ISOLAMENTO
TERMICO DEGLI EDIFICI POICHÈ EVITANO IL PROBLEMA DEI PONTI TERMICI
E CONSENTONO IL MIGLIOR SFRUTTAMENTO DELL’INERZIA TERMICA DELLE
MURATURE.
Lo scambio termico per irraggiamento tra le superfici interne, come già
esposto, tende a diminuire ulteriormente
la resistenza termica offerta dall’intercapedine, ma questo è
un punto sul quale si decide di non soffermarsi ulteriormente in questa
sede.
Se si vuole dunque isolare una parete utilizzando una sola intercapedine
d’aria (è il caso di molteplici tecnologie murarie tradizionali
o delle intercapedini utilizzate nei serramenti a doppio vetro), è
bene che la distanza tra le pareti più estese sia sufficientemente
elevata da favorire un adeguato spessore resistente, ma sufficientemente
piccola da contenere i fenomeni di trasporto di massa. Per un’intercapedine
riempita di sola aria, confinata da superfici opache, uno spessore di
3÷4 cm è tale da fornire la massima resistenza termica.
Una distanza tra le pareti inferiore ridurrebbe lo scambio termico per
convezione, ma nel contempo la resistenza termica complessiva risulterebbe
essere esigua a causa del piccolo spessore; una distanza superiore fornirebbe
all’aria eccessiva libertà di movimento, in tal modo favorendo
lo scambio termico per conduzione e diminuendo conseguentemente la resistenza.
Prendendo a riferimento quanto sopra esposto e tornando ai materiali da
costruzione opachi, una buona tecnologia di isolamento deve essere in
grado di intrappolare l’aria in maniera da ridurre al minimo i fenomeni
di trasporto di massa, massimizzandone così la resistenza termica.
Un modo per inibire il trasporto di massa è quello di confinare
l’aria in piccole cavità tra di loro indipendenti.
È questa la strategia utilizzata negli isolanti in polistirene
espanso. La conduttività complessiva in questo caso si discosta
dal valore teorico di conduttività minima (quello dell’aria
di 0,025 W/mK) a causa dello scheletro polimerico, il quale da solo possiede
una conduttività superiore a quella dell’aria, che insieme
ai fenomeni di irraggiamento porta complessivamente il pannello a possedere
una conduttività media più alta (ad esempio pari a 0,040
W/mK per un polistirene a bassa densità). Una seconda strategia,
anch’essa largamente utilizzata, consiste nell’inibire il
moto dell’aria sfruttando la sua (pur bassa) viscosità, riempiendo
il volume interessato con materiale fibroso.
Le forze di attrito generate a contatto con le numerosissime fibre contrastano
il moto dell’aria, che risulta in tal modo ferma, pur non essendo
confinata in piccole celle. Numerose tecnologie, dalle più moderne
alle più antiche, sfruttano questo semplice ma efficacissimo principio
fisico.
È il caso delle lane di vetro e delle lane minerali, comunemente
utilizzate nelle intercapedini di molte realizzazioni moderne.
È il caso di tecniche antiche di isolamento, basate sull’utilizzo
di materiali fibrosi vegetali, o ancora di materiali tradizionali rivisitati
alla luce delle più moderne esigenze progettuali, quali ad esempio
la lana di pecora. Le prestazioni di isolamento di questi materiali sono
molto vicine a quelle di un polistirene espanso. Oltre alle tecnologie
di coibentazione sopra citate esistono serie molteplici di prodotti, nati
per finalità differenti, che beneficiano della caratteristica di
alta porosità per ridurre gli scambi termici.
È il caso dei laterizi a bassa densità, come i laterizi
porizzati (es. Poroton) o del calcestruzzo cellulare.
La finalità prima di questi materiali è quella statica;
tuttavia la caratteristica porosità della materia di costituzione
consente di ottenere migliori prestazioni a livello di isolamento termico.
Un tipico laterizio porizzato ha conduttività media che si aggira
attorno a 0,20 W/mK (circa la metà rispetto a quella tipica di
un mattone forato tradizionale, e circa 1/4 rispetto al mattone pieno),
mentre quella del calcestruzzo alveolato può scendere a 0,15 W/mK.
CONCLUSIONI
Anche solo da questa breve analisi, condotta su alcuni diffusi materiali
di coibentazione, risulta evidente come la tecnologia moderna sia in grado
di fornire una varietà notevole di prodotti, spesso caratterizzati
da costi contenuti, in grado di soddisfare utenze anche molto esigenti.
La sfida che per ciascun progetto ci si dovrebbe porre consiste nel saper
valutare adeguatamente le potenzialità e le criticità dei
vari materiali isolanti, che se non utilizzati coscientemente risulterebbero
inutili se non dannosi per l’insorgenza di fenomeni indesiderati,
quale la formazione
di umidità nella muratura a causa dell’elevato gradiente
termico all’interno dello strato isolante. Inoltre gli isolanti
termici sono generalmente in grado di assorbire facilmente una buona percentuale
dell’energia acustica incidente. Per questi motivi è necessario
che l’utilizzo di una determinata tecnologia, per risultare realmente
vincente, sia studiata in sinergia con l’intero pacchetto murario.
In questa ottica le moderne tecnologie della prefabbricazione possono
spingere le potenzialità dei materiali isolanti ad un livello tale
da permettere, anche grazie ad essi, l’ottimizzazione
delle varie prestazioni dell’involucro.
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Conduttività
termica di alcuni materiali comunemente utilizzati in edilizia -
Parzialmente tratto da F.M. Butera, Architettura e Ambiente, Etas
Libri, 1995 |
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